[374]. Se ne può vedere un saggio nella Cronica di Matteo Villani, l. I, c. III, in fine. In molti luoghi fu data colpa del contagio agli Ebrei, che pagarono a caro prezzo, secondo il solito, l'ignoranza e il fanatismo dei loro persecutori. Cf. Hecker, Die grossen Volkskrankheiten des Mittelalters, Berlino, 1865, p. 57 sgg.
[375]. Vol. II, p. 19.
[376]. Historia Neminis, mitgetheilt von W. Wattenbach, Anzeiger für Kunde der deutschen Vorzeit, 1866, col. 381 sgg.
[377]. La novella di Ser Ciappelletto è storica probabilmente; narra cioè un fatto realmente avvenuto, o che si credette avvenuto. Fonti non se ne conoscono: per qualche riscontro vedi Landau, Die Quellen des Dekameron, 2ª ediz., Stoccarda, 1884, p. 250. L'esistenza del buon notajo fu provata da Cesare Paoli, Documenti di Ser Ciappelletto, in Giornale storico della letteratura italiana, vol. V (1885), pp. 329 sgg. Cf. Manni, Istoria del Decamerone, Firenze, 1742, p. 147.
[378]. Più di un santo ebbe a moltiplicarsi, in tutto o in parte, per far contenti coloro che pretendevano essere in possesso dei preziosi avanzi. San Giorgio e San Pancrazio ebbero trenta corpi ciascuno; Santa Giuliana giunse ad averne venti, con ventisei teste. San Gerolamo ebbe due soli corpi, con quattro teste, ma raccolse in compenso sessantatrè dita, ecc., ecc., ecc. Un gesuita savojardo, per nome Giovanni Ferrand, in un suo libraccione sulle reliquie, spiega la cosa dicendo che Dio può bene avere moltiplicato que' capi e quei corpi a dimostrazione della propria potenza e a maggiore edificazion dei credenti. Vedi Lalanne, Curiosités des traditions, des mœurs et des légendes, Parigi, 1847, pp. 117 sgg.
[379]. Di falsi santi, di falsi miracoli e di false reliquie, parla a più riprese Salimbene nella sua Chronica, Parma, 1857, pp. 38-9, 274-6. Egli ricorda, tra l'altro, un Alberto, che ha non poca somiglianza con l'Arrigo del Boccaccio. Stefano di Borbone parla di un ladro venerato per santo, e di un santo il quale fu, in origine, un cane (Anedoctes historiques, légendes et apologues tirés du recueil inédit d'Etienne de Bourbon dominicain du XIIIe siècle, publiés par A. Lecoy de la Marche, Parigi, 1877, pp. 328, 325). Intorno a certe particolarità della credenza religiosa e del culto vedi alcune belle considerazioni di M. Guyau, L'irréligion de l'avenir, Parigi, 1887, pp. 90 sgg.
[380]. Dialogus miraculorum, ediz. Strange, 1851, dist. X, c. 67.
[381]. Vedi in questo volume lo scritto intitolato La leggenda di un filosofo.
SAN GIULIANO NEL «DECAMERONE» E ALTROVE
Tutti conoscono la storia poco edificante narrata nella novella 2ª della seconda giornata del Decamerone: Rinaldo d'Asti rubato, capita a Castel Guglielmo, et è albergato da una donna vedova, e, de' suoi danni ristorato, sano e salvo si torna a casa sua. Di che maniera fosse l'albergare della buona vedova l'argomento non dice, ma dice, anzi fa vedere, la novella, dove, per giunta, la buona ventura toccata al mercante astigiano è messa in istretta relazione col così detto Paternostro di San Giuliano l'Ospitaliere, e con la devozione grandissima che si ebbe, durante tutto il medio evo, a questo santo famoso.