Questo Michele Scoto fu grande nigromante, et fu maestro dello imperadore Federigo secondo. Dicesi di lui molte cose maravigliose in quell'arte; et fra l'altre che, essendo giunto in Bologna, invitò una mattina a mangiare seco quasi tutti i maggiori della terra, et la mattina fuoco non era acceso in sua casa. Il fante suo si maravigliava, et gli altri che 'l sapeano diceano: Come farà costui? uccella egli tanta buona gente? Ultimamente, venuta la brigata in sua casa, essendo a tavola, disse Michele: Venga della vivanda del re di Francia; incontanente apparirono sergenti co' taglieri in mano, et pongono innanzi a costoro, et costoro mangiono. Venga della vivanda del re d'Inghilterra; et così d'uno signore et d'altro, egli tenne costoro la mattina meglio che niuno signore — Delle magiche frode seppe. Però che questa arte magica si può in due modi usare: o egli fanno con inganno apparire certi corpi d'aria che pajono veri; o elli fanno apparire cose che hanno apparenza di vere et non sono vere, et nell'uno modo et nell'altro fue Michele gran maestro. Fue questo Michele della Provincia di Scozia; et dicesi per novella che, essendo adunata molta gente a desinare, che essendo richiesto Michele che mostrasse alcuna cosa mirabile, fece apparire sopra le tavole, essendo di gennajo, viti piene di pampani et con molte uve mature; et dicendo loro che ciascheduno ne prendesse un grappolo, ma ch'eglino non tagliassono, s'egli nol dicesse; et dicendo tagliate, sparvono l'uve, e ciascheduno si trova col coltellino et col suo manico in mano. Predisse Michele molte cose delle città d'Italia, cominciando da Roma; et molte cose avvennono di quelle ch'egli predisse: et fra l'altre dice della città di Firenze: Non diu solida stabit Florentia, florem Decidet in foetidum, dissimulando ruet etc.
10.
Teofilo Folengo, Baldus, maccheronea XVIII (Le opere maccheroniche di Merlin Cocai, ediz. di A. Portioli, Mantova, 1883 sgg.).
Ecce Michaelis de incantu gegula Scoti,
Qua post sex formas cereae fabricatur imago
Daemonii Sathan, Saturni facta piombo.
Cui suffimigio per sirica rubra cremato,
Hac, licet obsistant, coguntur amare puellae.
Ecce idem Scotus, qui stando sub arboris umbra,
Ante characteribus designat millibus orbem,