ma nel nono Dante forte percote il piè nel viso ad una delle anime triste dell'Antenora[158]. Virgilio non isparge ombra in terra[159]; ma è in grado di sollevare e portar Dante[160].
Quanto alla forma e all'aspetto de' suoi demonii Dante non dice gran che, fatta eccezion per Lucifero. Caronte è da lui dipinto[161] quale già il dipinse Virgilio. Minosse ha più del bestiale e del diabolico: sta orribilmente, ringhia, agita una lunga coda, con cui può cingersi ben nove volte il corpo, quanti sono i cerchi dell'Inferno[162]. Plutone, che Virgilio chiama maladetto lupo, mostra altrui un volto gonfio d'ira (enfiata labbia), una sembianza di fiera crudele, ha la voce chioccia[163]. Gerione, mutato l'aspetto che già ebbe nel mito, ha faccia d'uom giusto, il resto di serpe, due branche pelose, coda aguzza, il dorso, il petto, le coste simbolicamente dipinti di nodi e di rotelle[164]. Cerbero[165], le Furie[166], il Minotauro[167], i Centauri[168], le Arpie[169], serbano invariate le forme tradizionali; e così dicasi dei Giganti, dei quali non si descrive se non la smisurata statura[170].
Ma non mancano nell'Inferno dantesco diavoli in cui più propriamente si scorge l'aspetto che ai nemici dell'uman genere attribuì la turbata fantasia dei credenti, specie nel medio evo. Questi diavoli sono neri (angeli neri[171], neri cherubini)[172], quali già s'immaginavano nel IV secolo[173], e con forma umana, la forma che in quel medesimo tempo si attribuì loro[174]. I demonii che sferzano i mezzani nella prima bolgia dell'ottavo cerchio, sono cornuti[175]; Ciriatto è sannuto[176]; Cagnazzo mostra, non un volto, ma un muso[177]; ed essi e i compagni loro sono armati di artigli[178]. Il demonio che butta giù nella pegola spessa dei barattieri uno degli anziani di Santa Zita è dipinto quale infinite opere d'arte del medio evo appunto cel mostrano:
Ahi, quanto egli era nell'aspetto fiero!
E quanto mi parea nell'atto acerbo,
Con l'ale aperte e sovra i piè leggiero!
L'omero suo, ch'era acuto e superbo,
Carcava un peccator con ambo l'anche,
E quei tenea de' piè ghermito il nerbo[179].
Se non che bisogna dire che Dante, trattenuto forse da un delicato sentimento d'arte, non diede a nessuno dei demonii suoi, nemmeno a Lucifero, la deformità abbominevole che spesso hanno i demonii descritti nelle leggende, o ritratti da pittori e scultori nel medio evo[180].