Pensa oramai per te, s'hai fior d'ingegno,

Qual io divenni d'uno e d'altro privo[190].

Non è forse da tacere, a tale proposito, che la vista del diavolo si credeva potesse essere perniciosa e letale. Cesario di Heisterbach narra di due giovani che languirono gran tempo per aver veduto il diavolo in forma di donna[191]; Tommaso Cantipratense dice che la vista del diavolo fa ammutolire[192].

Dante non dice nulla delle forme varie che i demonii possono assumere a lor piacimento. Egli fa ricordo di cagne bramose e correnti che lacerano i violenti contro a se stessi[193]; di serpenti che tormentano i ladri[194]; di un drago, che stando sulle spalle di Caco, affoca qualunque s'intoppa[195]; ma non dice che sieno demonii, e noi non possiamo indovinare con sicurezza il pensier suo a tale riguardo. Animali diabolici s'incontrano nelle Visioni: in quella di Alberico si fa espressa menzione di due demonii che hanno forma, l'uno di cane, l'altro di leone[196]; ma, da altra banda è da ricordare che serpenti e scorpioni smisurati e lupi e leoni sono nell'Inferno di Maometto, e che molte fiere selvagge e voraci sono nell'Inferno indiano[197].

IV.

Circa la natura morale dei demonii Dante non ha, e non poteva avere cose nuove da dire: conosciuti erano gli atti e portamenti loro; la loro riputazione era fatta.

Lucifero fu creato più nobile d'ogni altra creatura[198]; ma il peccato, il superbo strupo[199], cancellò in lui, come ne' seguaci suoi, ogni natia nobiltà. La superbia fu il suo primo peccato[200]; fu il secondo l'invidia, e questa trasse a perdizione i primi parenti, e con essi tutto il genere umano[201]. Egli è il nemico antico ed implacabile dell'umana prosperità[202], l'antico avversaro[203] di tutti gli uomini, ma più di quelli che non vanno per le sue vie, e cui egli tenta trarre a peccato e a ruina; il vermo reo che il mondo fora[204]. Perciò egli con amo invescato attira le anime[205], e tenta insidiarle persino in Purgatorio, donde lo cacciano gli angeli[206]. Egli, il perverso[207] κατ’ ἐξοχήν, è bugiardo e padre di menzogna[208]. Il mal voler, che pur mal chiede[209], è fatto natura sua e degli angeli suoi: Dante, con tutti i teologi del suo tempo, rifiuta e condanna la opinion di Origene e di alcuni seguaci di lui, che i demonii possano ravvedersi e trovar grazia. L'ira e la rabbia sono passioni principali dei maledetti[210]. Caronte parla iracondo, si cruccia, batte col remo qualunque anima si adagia[211]; Minosse si morde per gran rabbia la coda[212]; Plutone consuma dentro sè con la sua rabbia[213]; Flegias, conosciuto il proprio inganno, se ne rammarca nell'ira accolta[214]; i demonii che stanno a custodia della città di Dite parlan tra loro stizzosamente[215], il Minotauro morde se stesso,

Sì come quei cui l'ira dentro fiacca[216];

e non parliam delle Furie e d'altri demonii che con atti o con parole fan manifesta la rabbia che li divora. Quelli della quinta bolgia dell'ottavo cerchio digrignano i denti e con le ciglia minaccian duoli[217]. Opportuna perciò la comparazione che più di una volta Dante fa de' suoi demonii con mastini sciolti, con cani furibondi e crudeli[218]. Se Rubicante è pazzo, come Malacoda lo chiama[219], la sua è certo pazzia furiosa.

I demonii sono gelosi del loro regno, e malvolentieri vedono altri penetrarvi e aggirarvisi, se non è condotto da loro e in lor servitù. Come già si opposero alla discesa di Cristo[220], così si oppongono al viaggio di Dante. Caronte, Minosse, Cerbero, Plutone, i demonii della città di Dite, le Furie, forse anche Nembrot, cercano in varii modi e con varii argomenti di farlo retrocedere[221]. Allo stesso modo, nella leggenda del Pozzo di S. Patrizio, i demonii tentano ripetutamente di far tornare addietro il cavaliere Owen. La tracotanza e l'insolenza sono proprie qualità dei superbi caduti, a umiliare le quali è talvolta necessario l'intervento divino[222]. E anche quando sanno non essere senza l'espresso volere di Dio l'andata dei due poeti, i demonii più protervi si studiano di nuocer loro, minaccian Dante coi raffii[223], ingannano Virgilio con false informazioni[224], inseguono l'uno e l'altro per prenderli, dopo averli lasciati andare[225]. Nella Visione di Carlo il Grosso appaiono nigerrimi demones advolantes cum uncis igneis, i quali tentano di uncinare Carlo, e ne sono impediti dall'angelo che lo guida[226]; nella Visione di un uomo di Nortumbria, narrata da Beda, demonii minacciano di afferrare con ignee tenaglie l'intruso[227]; anche Alberico è minacciato da un diavolo e difeso da S. Pietro[228]. Giunto in prossimità dell'Inferno, il Mandeville si vide contrastare il passo da un nugolo d'avversarii, ed ebbe da uno di loro una mala percossa, di cui portò il segno per ben diciott'anni. Che con un naturale sì fatto i diavoli non possano amarsi tra loro s'intende facilmente. Come Alichino e Calcabrina fanno, là, nella bolgia dei barattieri[229], così debbono gli altri azzuffarsi quando l'occasione se ne porga. Vero è che Barbariccia, co' suoi, tiran poi fuori del bollente stagno, in cui eran caduti, i due combattenti.