Ove il nobile oratore Sallusto,
Ove il facondo Cicero primero,
E il Massimo Valero,
E Tito Livio, e gli altri signor grandi?
Dove son l'ali tue che non le spandi?
Nella più bella forse delle sue canzoni[70] Fazio degli Uberti introduce Roma, come fa anche nel Dittamondo, a ricordare le glorie antiche e a dolersi della bassezza in cui è caduta.
Ne' suoi sospiri dicea lacrimando
Con voce assai modesta e temperata:
— O lassa isventurata,
Come caduta son di tant'altezza,