[539]. Il terzo segno nel Libro imperiale così si descrive (cod. II, IV, 281 della Nazion. di Firenze, f. 16 r. e v.): «Il quarto giorno stette Cesare in gran solazzo, quasi dimenticando ogni segno a lui apparito. Et aveva Cesare la donna; di chui gente fosse non troviamo. La notte si choricò con lei in gran solazzo, et il tempo era pulito et chiaro. Et eccho nella mezzanotte si levò uno terribile vento; ma non fu solo, che tutti insieme chombatterono li venti, et la mattina segguente doveva essere la morte di Cesare. Udendo Cesare tale tempesta si fu svegliato, et ascoltando el tempo aperse tutte le finestre del palazzo, et parevagli che moltitudine di gente fosse per la sala; onde si levò, et come ardito et francho vighorosamente s'armò et andando per la sala fino alle finestre non trovò persona. Et udiva voci per l'arie dicenti: Domani a morte sarà chi non si ghuarda. Cesare aveva più volte uditi spiriti parlare, perchè era grande negromante, et però non li parve cosa nuova quelle voci. Onde riserrò le finestre, e tornossi a riposare nel letto». Altro segno della imminente sciagura è la morte del cavallo col corno in fronte.

[540]. L. IV, c. 2.

[541]. Ciò che qui si dice del bue e dell'agricoltore ricorda un prodigio consimile che si pone tra i segni annunziatori della venuta di Cristo.

[542]. Ciò che Eginardo racconta dei segni che annunziarono la morte di Carlo Magno somiglia troppo alle favole che, circa la morte di alcuni imperatori, si trovano negli storici latini. Ricorda in più particolar modo uno dei segni precursori della morte di Augusto quanto egli narra di una parola di certo epigramma cancellata nella cattedrale di Aquisgrana. «Erat in eadem basilica in margine coronae, quae inter superiores et inferiores arcus interiorem aedis partem ambiebat, epigramma Sinopide scriptum, continens, qui auctor esset eiusdem templi; cuius in extremo versu legebatur: Karolus princeps. Notatum est a quibusdam, eodem quo decessit anno paucis ante mortem mensibus eas quae princeps exprimebant, litteras ita esse deletas, ut penitus non apparerent» (Vita Caroli, c. 32, ap. Jaffè, Monumenta Carolina, p. 537). È noto del resto che, nello scrivere la vita di Carlo Magno, Eginardo si tenne innanzi come modello le Vite di Svetonio.

[543]. Cod. Laurenz. pl. XLIII, 21, f. 10 r.

[544]. L. II, c. 26, cod. della Nazion. di Torino L, II, 15, f. 120, v., col. 2ª a f. 122 r., col. 1ª.

[545]. Le cinquiesme volume des anciennes Croniques Dangleterre, ecc., Parigi, 1532, c. IV.

[546]. V. Sinner, Catalogus codicum mss. bibliothecae Bernensis, v. II, p. 149-50.

[547]. I Fatti di Cesare, p. 305.

[548]. Polychronicon, l. III, c. 42.