[584]. Cod. L, IV, 18 della Nazion. di Torino, f. 40 v.

[585]. Cod. E, V, 8 della Nazion. di Torino, f. 2 r., col. Iª.

[586]. Come di Enrico III lo riferisce Guglielmo di Malmesbury, De Gestis Regum Anglorum, l. II (ap. Pertz, Script., t. X, p. 468-9). Cf. l'Anthologia del Burmann, v, II, p. 153.

[587]. Ap. Pertz, Script., t. XI, p. 668.

[588]. CCXXV.

[589]. Veggansi a tale proposito le considerazioni che tre, o più filosofi fanno sopra la tomba di Alessandro Magno, in parecchie storie dell'eroe, nei Gesta Romanorum (n. 31, p. 329, ed. Oesterley), nella Summa praedicantium di Giovanni Bromyard (Lett. M, cap. XI, 140), nel Libro de los buenos proverbios que dieron los philosophos (Knust, Mittheilungen aus dem Eskurial, Biblioth. d. Litter. Ver., CXLI, 1879) ecc. Cf. Liebrecht, Des Gervasius von Tilbury Otia imperialia, n. 20, p. 87-8. Il codice Mediceo Palatino della Laurenziana contrassegnato col n. 119, contiene dal f. 140 r. al 141 r. nove sonetti che si pongono in bocca di Salomone, Ettore, Achille, Enea, Sansone, Paride, Ercole, Cesare. Quest'ultimo dice:

Io fui l'ardito Ciesere inperiere,

D'ogni paese volli esser signore;

L'animo mio fu di tanto valore

Ch'a ogni afanno volli essere primiere.