Quod sibi fit regnum quod diadema datur

Intulit illa: Dei Deus est de flamine natus,

Virginis ex utero sine seminis arte creatus,

Perdita colligere rex sine fine datus.

Desine, cesar ait, deus ammodo nolo vocari,

Iste puer deus est, hunc mundum habet venerari

Cui favet angelicus cetus et unda maris.

[628]. Qui cade in acconcio un passo delle già citate Maravigliose virtù che furo nelli Romani, (cod. Marciano it, cl. XI, LVII, p. 10, col. 1ª) «... Ciecilio, amico di Cesare Augusto, riprendendolo che si lassava ingannare a' lusinghieri, li quali consegliavano che si faciesse adorare come iddio disse: O egregio imperadore, poca prudenzia è in te, però che credendo a' lusinghieri ti fai tenere da pocho senno, però che quando lusinghano, non solamente a te, ma alli dii et al popolo fanno ingiuria; ma non anno la riverentia diciendo che tu se' loro pare, imperò che la tua natura non dà d'essere Iddio, et disonore al popolo fanno, volendo aduciare ad adorare te huomo mortale, invecie delli iddii immortali. Ma sai quando tu mostrami d'avere in te qualche cosa divina? quando tu questi malvagi lusinghieri farai prendere e uccidare, et faciendo ciò potrai mitigare l'ingiuria facta ali dii, li quali malagevolmente perdonano».

[629]. L. II.

Augustus ze den zitten waz