Dopo il combattimento di S. Lucia, tanto glorioso per le armi Piemontesi, essendo giunto il parco da Alessandria, il Re ordinava che si cingesse d'assedio Peschiera. La direzione dell'assedio fu affidata al Duca di Genova, il quale aveva sotto i suoi ordini il generale Chiodo del Genio e il generale Rossi dell'artiglieria; ai lavori d'assedio e a cingere la piazza furono destinate le brigate Piemonte e Pinerolo con Federici generale di divisione, Bes e Manno brigadieri.

Il giorno 19 aprile le truppe Romane di linea e volontari, alle quali eransi uniti il battaglione volontari di Ancona ed altri delle Marche, la Legione Romagnola di Ferrara, passavano il Po, e si mettevano in marcia verso Montebelluno. Il generale Durando Comandante in capo di queste truppe colla prima divisione trovavasi già ad Ostiglia.

Il 25 d'aprile nei dintorni di Schio ebbe luogo un combattimento fra le nostre truppe e un corpo di Austriaci che durò per quattro ore; l'attacco fu vivo, ma i bravi nostri giovani volontari seppero così bene resistere alle prime prove del fuoco da costringere il nemico a ritirarsi con perdite non lievi.

Anche nei giorni seguenti ebbero luogo vari scontri sempre favorevoli alle nostre armi.

Il giorno 8 maggio il generale Ferrari, che aveva concentrato le sue forze di volontari e regolari a Montebelluno, ebbe avviso dai suoi posti avanzati dell'avvicinarsi del nemico.

Il generale, lasciata una parte delle truppe a guardare il paese, mosse col resto delle sue forze per la via di Cornuda, ove giunto alle ore 5 pom. fece prendere ai suoi posizione sulle colline circostanti, mentre mandava grosse pattuglie a perlustrare sulla strada dalla quale si attendeva il nemico. Poco prima del tramonto la compagnia dei bersaglieri del Po, che stava appostata sulla collina di destra, incominciava il fuoco contro l'avanguardia nemica che di poco precedeva il grosso delle truppe, per cui ben presto il fuoco fu acceso su tutta la linea; questo durava da un'ora circa e cessava da parte del nemico che suonò a raccolta. Era certo che questo aveva voluto limitare la sua azione ad una ricognizione, e sicuro che l'indomani sarebbe stato attaccato da forze superiori il generale Ferrari dispose di ritirarsi dalle posizioni avanzate che occupava colle sue giovani truppe e di disporre una nuova linea di avamposti al di là di Cornuda. Mandava subito avviso al Durando, che si trovava colla sua divisione nella vicina Bassano, della presenza del nemico, affinchè come generale in capo avesse prese le sue disposizioni.

Alle 5 di mattino del 9 maggio il nemico si mosse all'assalto delle posizioni occupate dai nostri i quali sostennero l'urto senza cedere un palmo di terreno, mantenendo un fuoco assai ben nutrito fino alle 4 pomeridiane in attesa dell'arrivo del Durando.

Intanto il nemico ingrossava sempre più tanto che a sera la truppa del Ferrari si trovava ad avere di fronte l'intera divisione del Nugent che occupava con nuovi battaglioni tutte le posizioni di fronte con spiegamento di altri battaglioni a destra e a sinistra tendenti all'avviluppamento dei nostri; intendimento che non sfuggì al Ferrari, il quale ordinava alle sue truppe un movimento di ritirata e di concentramento più indietro di Cornuda per proseguire poi per Montebelluno onde congiungersi colle truppe che vi aveva lasciato di presidio. Giunto a Montebelluno ordinava la partenza per Treviso dandone avviso al generale Durando.

Nel combattimento del 9 si distinsero il marchese Patrizi comandante la 2a Sezione composta di perugini e di marchigiani che si comportarono da eroi; combatterono da prodi veterani i bersaglieri romani comandati dal Tittoni ed il 1o battaglione della 3a sezione composta di romagnoli; ebbe il cavallo ucciso e riportò ferita il maggiore Diamilla-Muller aiutante di campo del generale Ferrari mentre conduceva al fuoco due compagnie.

Il mancato appoggio del Durando fu inesplicabile.