Era tempo di pensare seriamente ai casi della patriottica città, ridotta agli estremi, e minacciata di distruzione.
Alle 10 antimeridiane il Municipio riceveva le dimissioni del Comitato di difesa. Bisognava senza perdita di tempo mandare all'Haynau una deputazione per trattare la resa. Fu incaricato il padre Maurizio da Brescia, che fu accompagnato dal padre Ilario da Milano e dal cittadino Pietro Marchesini.
I patti della resa furono con molto stento convenuti.
La mattina del 2 aprile entrate le soldatesche austriache in città, il Maresciallo Haynau emanava due bandi. Col primo imponeva alla città una taglia di 300,000 lire, destinate a compenso e a premio degli ufficiali—più imponeva alla città e provincia una multa di sei milioni di lire.
Così ebbe fine la lotta gloriosa di Brescia sostenuta per 10 giorni con subblime eroismo.
I tempi intanto incalzavano e la reazione divampava.
Il 6 aprile Catania dopo eroica difesa cadeva nelle mani sanguinarie del borbonico Filangeri; il 12 la reazione lorenese restaurava in Toscana il granduca; il 20 Filangeri era minaccioso alle porte di Palermo; finalmente il 21 aprile salpava da Tolone la spedizione francese per Roma.
L'ultima di queste notizie sorprese Garibaldi ad Anagni dove era arrivato il giorno precedente.
Il 24 aprile l'avanguardia, il dì appresso tutto il corpo di spedizione comandato dal generale Oudinot, portato da dieci navi, forte di ben dodicimila uomini, di sedici pezzi da campagna e di sei di assedio, gettava l'ancora nelle acque di Civitavecchia.