"Ad un miglio circa dal luogo del combattimento eravi il bosco che costeggia l'Uraguay, porto di salvezza, che l'ignoranza del nemico aveva lasciato aperto.
"In gran silenzio si formò una piccola colonna—così dice Garibaldi—i feriti atti a camminare, furono posti nel mezzo, caricati sulle spalle!... Ad un dato segnale si partì compatti, a passo accelerato, decisi a tutto; si prese la direzione del bosco passando silenziosi avanti al nemico, che stupefatto, del nostro ardire ci lasciò libero il varco, e prima che si fosse riavuto o fosse stato in grado di seguirci noi avevamo raggiunto il bosco—porto tanto necessario e desiderato.
"Nessuno si sbandò—ubbidienti all'ordine, tutti si gettarono a terra, distesi in una lunga catena, in attesa del nemico che non si fece attendere molto. Il suono delle sue trombe ci avvisò del suo avvicinarsi, e poco stante comparvero i suoi squadroni, che noi, silenziosi e nascosti, attendemmo fino alla distanza di venti passi per salutarli con una salva che li colpì nel più fitto, e riuscì micidiale, tanto da metterli in scompiglio e deciderli a dar volta a briglia sciolta!
"Soddisfatto il bisogno il più sentito, quello della sete, riprendemmo la ritirata verso il Salto. A poca distanza dal paese incontrammo il bravo Anzani, tenente colonnello Comandante la legione italiana, che ci era venuto incontro per abbracciarci.
"Gli abitanti del paese presero amorevole cura dei nostri feriti. La nostra perdita ammontò a quarantatre morti—gli altri quasi tutti feriti; ma le perdite del nemico furono assai gravi, più di cinquecento fra morti e feriti, e fra i morti diversi ufficiali superiori. Appena si seppe che la Campagna era libera dal nemico, sortimmo per raccogliere i corpi dei nostri fratelli per dar loro onorata sepoltura sul terreno ove caddero valorosamente, pugnando per tenere alto ed onorato il nome italiano. Una alta Croce colla modesta iscrizione:—trentasette italiani morti combattendo l'8 febbraio 1846—indica il luogo ove quei valorosi riposano per sempre"!
A questa narrazione fatta da Garibaldi non manca di aggiungere che l'ordine del giorno col quale egli ringraziò i suoi legionari della vittoria riportata, e il decreto, con cui la Repubblica Orientale deliberava ai vincitori di Sant'Antonio imperitura onoranza.
Ecco i due documenti:
Salto 10 febbraio 1846.
Fratelli,
"Avanti ieri ebbe luogo nei Campi di Santo Antonio, a una lega e mezzo da questa città, il più terribile ed il più glorioso combattimento. Le quattro compagnie della nostra Legione, e circa cinquanta uomini di cavalleria rifugiatisi sotto la nostra protezione, non solo si sono sostenuti contro mille e duecento uomini di Servando Gomez, ma hanno sbaragliato interamente la fanteria nemica che li assaltò in numero assai superiore. Il fuoco cominciò a mezzogiorno e durò fino a mezzanotte; non valsero al nemico le ripetute cariche delle sue masse di cavalleria, nè gli attacchi dei suoi fucilieri a piedi; senz'altro riparo che una casupola in rovina coperta di paglia, i legionari hanno respinto i ripetuti assalti del più accanito dei nemici; io e tutti gli ufficiali abbiamo fatto da soldati in quel giorno. Anzani che era rimasto al Salto, ed a cui il nemico aveva intimato la resa della piazza, rispose colla miccia alle mani e il piè sulla Santa Barbara della batteria, quantunque lo avessero assicurato che noi tutti eravamo caduti morti o prigionieri.
"Abbiamo avuto trentasette morti e cinquantatre feriti; tutti gli ufficiali sono feriti. Io non darei il mio nome di legionario italiano per tutto il globo in oro". Il vostro