In tutti i corpi Romani che presero parte ai combattimenti del 3 giugno grande fu il numero degli ufficiali che morirono o rimasero feriti, perchè negli attacchi alla bajonetta primi col loro esempio incitavano i giovani soldati della Repubblica al sacrifizio della propria persona. Ma nessun corpo, in proporzione del numero, ebbe perdite così rilevanti di Ufficiali come la Legione Italiana e lo Stato Maggiore di Garibaldi; Garibaldi stesso calcolava a ventitrè ufficiali della sola legione messi fuori combattimento; otto gli ufficiali dello stato maggiore di Garibaldi; cinquecento e più dei nostri soldati tra feriti e morti; circa sessanta ufficiali tra morti e feriti.
È doloroso che ancora non si conoscano tutti i nomi dei caduti in difesa di Roma nel 1849; quelli che si conoscono e sono raccomandati alla storia eccoli: Oltre ai già nominati: morirono il Colonnello Pulini, d'Ancona, dello stato Maggiore di Garibaldi, l'aiutante Maggiore Feralta, il Capitano Ramorino, Emanuele Cavallaro, Canepa, Sivori, Pedevilla, Anceo, Caroni, Minuto, Gnecco, Pegorini, Gruppi, Costa, Rodi, Coglioli, de Maestri, Cavalleri, Bonnet, Grossi, Savoia, Bonduri, Meloni, Conti, Loreta, Gazzaniga, Bucci, Marzari, Cavizzi, Battelloni, Rambaldi.
Feriti gravemente: Nino Bixio, Goffredo Mameli morto in seguito alla ferita, Strambio, Duzelisiana, Binda, Ricci, Marocchetti, Bassini, Frattini, Grattigna, Sartorio, Boldrini, Bignami, Mambrini, Zanetti, Magni, Zanucchi, Tassoni, Gnoli, Zuccalà, Vigoni, Sampieri, Righi, Tresoldi, Silva, Colombo, Mancini, Signoroni, Scorani, Vinaselti, Luzzi, Mazza, Costaldini, de Pasqualis, del Pozzo, Lucci, Giorgieri; e fra questi i due valorosissimi giovanetti Domenico Cariolato delle provincie Venete, e Raffale Tosi di Rimini che il generale Garibaldi ebbe carissimi per tutta la vita.
Fu pure ferito combattendo valorosamente Baccigaluppi Paolo che fu poi fucilato sul Po assieme a Ciceruacchio e ad altri patriotti.
Padroni di Villa Panfili e delle alture, i francesi, quasi fosse una piazza forte, intrapresero l'assedio di Roma; tracciarono parallele, piantarono batterie sotto la direzione del generale Vaillant, s'avanzarono senza posa verso la piazza.
I nostri, condotti da un genio militare arditamente infaticabile, privo di cannoni e di ogni sorta di materiale, contrapposero intrepidi offesa ad offesa, trincera a trincera, scavarono vie coperte, alzarono cortine, restaurarono senza sosta le cannoniere smontate, e tentarono anche delle sortite; alla debolezza dei mezzi supplirono con la forza dei petti, per prolungare quanto potevano l'agonia della Repubblica.
Ma ogni giorno che passava la cinta d'assedio veniva sempre più serrandosi.
Dopo ripetuti attacchi di forze sempre in aumento e soverchianti, malgrado l'eroica resistenza sostenuta dalla Legione Romana reduce dal Veneto della quale faceva parte il tenente Giacinto Bruzzesi che pel suo valore si meritava la medaglia d'oro al valore, malgrado il valore spiegato dal battaglione universitario e da altri valorosi. Anche ai Monti Parioli i nostri venivano sopraffatti.
Tra questi fu ferito il colonnello Romano Silvestri mentre combatteva eroicamente con al fianco tre figli, uno dei quali rimase pure ferito. Questo patriota che Roma ricorda con onore, fu uno dei più perseguitati dal governo pontificio; esiliato nel 1821 e nel 31, doveva subire la stessa sorte nel 1849.