"La difesa oltre Tevere impossibile; possibile ancora al di qua del fiume la guerra di barricate; ma a patto che tutta la popolazione s'internasse nella città, e che tutto ciò si effettuasse entro due ore. Dover suo di aggiungere che anche siffatta difesa non avrebbe potuto durare che pochi giorni. Quanto a lui null'altro restavagli che uscir di Roma col resto dei suoi prodi e tenere alta la bandiera della patria fino all'estremo; consigliava perciò l'Assemblea di accettare la terza proposta del Mazzini: uscire da Roma coll'esercito, col Governo e coi rappresentanti del popolo; concludendo: "dovunque saremo, colà sarà Roma".
Ciò detto tornò al suo campo, e l'Assemblea, respinta ogni idea di resistenza votò il Decreto omai celebre:
"In nome di Dio e del popolo.
"L'Assemblea costituente romana cessa una difesa divenuta impossibile, e sta al suo posto".
Per effetto di questo Decreto, il Triumvirato rassegnava l'ufficio al Municipio Romano unica autorità legittima cui spettasse di negoziare col vincitore i patti della resa. Senonchè avendo il generale francese per colmo, rifiutate le più oneste condizioni, e tra le altre quella del rispetto delle persone e delle cose, Roma sdegnosamente ruppe ogni negoziato, preferendo lo estremo arbitrio del vincitore al disonore di sottoscrivere con lui una resa che avrebbe soffocato in lei il grido di estrema protesta al mondo, contro quella bugiarda sorella latina, che dopo averla assalita colla perfidia di un tradimento, vinta colla sola virtù del numero, veniva a negarle il supremo diritto dell'incolumità della vita e degli averi dei cittadini.
Il Municipio annunziava ai romani la prossima entrata dei francesi.
"Romani!
"Il coraggio da voi dimostrato nella difesa di Roma, i sacrifici che incontraste, vi hanno assicurata la gloria e la stima degli stessi stranieri—Una difesa ulteriore, come fu annunziato dal Decreto dell'Assemblea, sarebbe stato impossibile, senza volere la distruzione d'una città che conserva memorie le quali non debbono perire. La vostra rappresentanza municipale non ha accettato patti per non compromettere menomamente la dignità di un popolo così generoso, ed ha dichiarato di cedere alla forza.
"Le leggi di umanità e di incivilimento, la disciplina di un'armata regolare, le assicurazioni dei comandanti ci ripromettono il rispetto delle persone e delle cose.
"La vostra rappresentanza municipale vi promette che non mancherà di fare quanto è in suo potere onde non si rechi ingiuria ad alcuno. Abbisogna però del vostro concorso ed è certa di ottenerlo. Fida nel vostro contegno dignitoso e nell'esperienza costante che ha dimostrato al mondo come i romani in circostanze prospere o avverse, hanno saputo egualmente mantenere l'ordine, e costringere anche i nemici e salutare con riverenza la città dei monumenti, e rispettarne gli abitanti che con le loro virtù rendono impossibile l'oblio della Romana Grandezza.