Art. 6. Fino a tanto che un altro corpo dell'Esercito non s'illustri con un fatto d'arme simile a questo, la Legione Italiana sarà in ogni parata alla diritta della nostra fanteria.

Art. 7. Il presente decreto si consegnerà in copia autentica alla Legione Italiana, e si ripeterà nell'ordine generale tutti gli anniversari di questo combattimento.

Art. 8. Il Ministro della Guerra resta incaricato della esecuzione e della parte regolamentare di questo decreto che sarà presentato alla Assemblea de' Notabili: si pubblicherà e inserirà nel R. U.

"Suarez—Jose de Beia—Santiago—Vasquez Francisco-J. Mugnoz".

Garibaldi restò ancora alcuni mesi al Salto di Sant'Antonio, continuando a battagliare colla flottiglia e colla Legione, fino a che il Governo stesso lo chiamò a Montevideo. Sul cominciare di settembre il Generale Pacheco che aveva immensa affezione e stima di Garibaldi gli offrì il comando della Piazza.

Per ubbidienza Garibaldi accettò l'arduo incarico—ma ben presto grandi e piccole gelosie, pregiudizi locali, permalosità spagnole, scoppiarono contro di lui e lo fecero accorto che era meglio deporre l'ufficio.


Saputosi a Montevideo la notizia dell'assunzione al trono pontificale di Pio IX e delle sue idee riformatrici, nonchè delle apparenti sue intenzioni di promuovere guerra contro l'Austria, a Garibaldi ed ai suoi legionari sembrò giunta l'ora di combattere per la redenzione della loro terra natale, e senza indugio, in nome suo e dei suoi compagni d'arme, scrisse al Nunzio papale a Montevideo, offrendo i suoi servigi nella guerra contro lo straniero.

Contemporaneamente scriveva al suo amico Paolo Antonini di Genova, concludendo così:

"Io pure, con gli amici penso venire in Italia ad offrire i deboli servigi nostri, o al Pontefice o al Granduca di Toscana. Indi avrò il bene di abbracciarvi. Qui si aspettano notizie d'Europa. Amate il vostro"