"Dimentichiamo intanto per carità di patria le umiliazioni sofferte sugli insanguinati campi di battaglia e nelle ingemmate aule della diplomazia, e che ci perdonino questo supremo sacrifizio i martiri invendicati di Custoza, di Tiarno e di Lissa!

"E noi pure confinati da tre mesi in questa riva, dove l'Eroe del popolo ci destinava a gloriosi avvenimenti, dimentichiamo l'ingrata inazione a cui ci si volle costretti, sfruttando tanta parte di entusiasmo e di generosi propositi.

"Colonnello! Se il sangue delle battaglie non ha battezzato la nostra camicia, voi ed i vostri bravi compagni, sul cui petto brilla la medaglia dei Mille, potrete francamente attestare, come inferiori di numero, di forze e nel difetto di tutto, sapemmo cimentare più volte un nemico, che pur troppo insegnava a chi ci governa come si appresta una guerra, mai a noi come si combatte, e si va incontro alla morte.

"Gli avvenimenti del 1866, non saranno però d'inutile peso nella bilancia dei nostri destini, perchè la democrazia rifulse di una luce più bella sulle alture di Custoza, fra le moschetterie del Tirolo, e in mezzo alle vampe della eroica Palestro!

"Questo è il nostro conforto, Colonnello, e quando tornati alle nostre case deporremo l'incruenta camicia rossa, giuriamo di vestirla quel giorno, in cui il popolo armato insanguinerà nuovamente le vette del Tirolo, e le coste di Istria, perchè qualunque straniero sappia, che quel tremendo confine è il confine dell'Italia, indipendente e libera!

Salò, 21 settembre 1866.

Mario Alberto, Burattini Carlo, Gagliardi Guglielmo, Bandini Temistocle, Bradicich Giuseppe, Viggiani Pompeo, Pegoraro Giuseppe, Martini Narciso, Pedani Tito, Stramazzoni Cesare, Brenno Bandini, Pacetti Luigi, Silvestrini Pasquale, Schiaffino Prospero, Bandini Costantino, Baracchini Andrea, Venzi Cesare, Barbieri Alessandro, Ghiglioni Lorenzo, Bocci Marino, Berardi Colombo, Camin Gaetano, Romani Giovanni, Negrini Mariano.


Intanto che questi fatti si svolgevano in terra un avvenimento dei più dolorosi avveniva nel mare Adriatico.

I migliori ufficiali della marina da guerra invocavano come loro Duce supremo il Galli della Mantica, uomo di grande capacità, e di straordinaria energia, ritenuto una vera tempra d'acciaio, capace di ogni eroismo. Fu invece preferito il conte Carlo Pellion di Persano, che già poteva dirsi vecchio, perchè aveva oltrepassata l'età di 60 anni.