Mentre questo avveniva in Sabina, Canzio e Vigiani pensavano di trarre Garibaldi dalla prigionia di Caprera. Noleggiata una paranzella salparono da Livorno il 14 ottobre, cautamente accostarono alla Maddalena ed a mezzo della Signora Collin, fatto pervenire un biglietto al Generale, proseguivano pel porticello di Brandinchi per aspettarvelo. La notte del 16 ottobre il Generale avventuratosi sopra un guscio di noce, faceva il tragitto da Caprera al punto di ritrovo, e deludendo la vigilanza dei R. Equipaggi, prendeva imbarco nella paranzella, sbarcava a Livorno, ed in sul mezzogiorno del 20 arrivava a Firenze con grande sorpresa del Governo e gioia degli amici.

Il 21 ottobre 1867 veniva diramato il seguente manifesto:

Romani all'armi!

"Per la nostra libertà, per il nostro diritto, per l'unità della patria Italiana, per l'onore del Nome Romano.

All'armi!

"Il nostro grido di guerra sia:

"Morte al papato temporale! Viva Roma Capitale d'Italia. Rispettiamo tutte le credenze religiose, ma liberiamoci una volta e per sempre da una tirannia, che ci separa violentemente dalla famiglia italiana e tenta perpetuare l'inganno, che Roma sia esclusa dal diritto di nazionalità ed appartenga a tutto il mondo, fuorchè all'Italia.

"Da molti giorni i nostri fratelli hanno levato il vessillo della santa rivolta e bagnata del loro sangue la via sacra di Roma.

"Non tolleriamo più che siano soli e rispondiamo al loro eroico appello con la campana del Campidoglio.

"Il nostro dovere, la solidarietà della causa comune, le tradizioni di Roma ce lo impongono.