Oltre a questi morirono in prigione in seguito alle riportate ferite Salvatore Raffaeli e Serafino Marconi.

Furono condannati alla pena di morte Giulio Aiani e Pietro Luzzi; ad altre pene Cesare Sterbini, Romano Mariotti, Gaetano Goretti, Giuseppe Leonardi, Pio Crescenzi, Giuseppe Sabatucci, Giovanni Sabatucci, Luigi Domenicali, Ulisse Martinoli, Oreste Martinoli, Costantino Mazza, Luigi Pallocchini, Mariano Magnani, Pietro Calcina, Giacomo Marconi, Paolo Carpanetti, Germano Ceccarelli, Oreste Tedeschi, Lodovico Talucci, Perzio Giuseppe, Del Cassio.

Riuscirono a fuggire alle ricerche della polizia Cesare Benvenuti e Paolo Barabella.


La presa di Monterotondo produsse grande sgomento in tutto il territorio pontificio ed ebbe per conseguenza la ritirata di tutte le truppe papaline al di dei ponti di Tevere e del Teverone.

Garibaldi non aveva pace se non faceva un colpo di mano su Roma sperando che gli amici nella piazza gli avrebbero facilitata la riuscita e non volle perdere tempo.

Lasciato un battaglione a Monterotondo sotto gli ordini del colonnello Carbonelli, e speditone un altro col colonnello Pianciani a Tivoli, il generale, ordinato ad Acerbi ed a Nicotera di raggiungerlo, muoveva diffilato con tutte le sue forze su Roma.

Il giorno 29 Garibaldi portava il suo quartiere generale a Castel Giubileo spingendo i suoi avamposti oltre a Villa Spada e al Casino dei Pazzi. I pontifici si erano ben premuniti; la porta del Popolo, la Salaria, la Pia e tutte le ville attigue, Torlonia, Patrizi, Lodovisi e Monte Mario erano guernite da pezzi coperti ed occupate da numerose truppe. Garibaldi vide l'impossibilità di un attacco venturoso; passò tutta la giornata a studiare la posizione, e sperando sempre in una insurrezione entro Roma, ordinò che nella notte si accendessero fuochi in tutta la linea del campo.

Ma a Roma l'insurrezione non appena tentata era stata repressa e spenta. Garibaldi con alcuni Carabinieri genovesi sotto gli ordini di Stallo e di Burlando e con alcune guide aveva voluto tentare una ricognizione su ponte Nomentano; incontrata una pattuglia di papalini questa aveva presa la fuga. Dopo una permanenza di un'ora in quel posto, due colonne di zuavi e di antiboini sbucarono, una dal ponte Nomentano, l'altra dal ponte Mamolo tirando contro i nostri. Ma il Generale non volle, che si rispondesse, e siccome egli non aveva voluto fare, che una ricognizione, e lo scopo era raggiunto, nel mezzo della notte ordinò la ritirata su Monterotondo. Egli aveva avuto un messaggio, col quale lo si informava che i francesi sbarcati a Civitavecchia erano in marcia forzata per Roma, e perciò si voleva preparare a riceverli.

Arrivati a Monterotondo mandava il seguente contrordine: