Garibaldi, commosso per l'eroica morte di Enrico Cairoli e dei suoi prodi, scriveva il seguente ordine del giorno.

"Volontari italiani!

"La Grecia ebbe i suoi Leonida, Roma antica i suoi Fabi, e l'Italia moderna i suoi Cairoli, colla differenza che con Leonida e Fabio gli eroi furono trecento: con Enrico Cairoli essi furono settanta, decisi di vincere o morire per la libertà italiana.

"Nella notte del 22 al 23 del passato mese, 70 prodi comandati da Enrico e Giovanni fratelli Cairoli, ardirono, pel Tevere, gettarsi fin sotto le mura di Roma, col magnanimo pensiero di portare soccorso d'armi e di braccia al popolo romano combattente.

"A ponte Molle non vedendo i segnali convenuti, sostarono. Giovanni Cairoli spedito in ricognizione riferiva cessata la pugna in Roma. "Ritirarsi o morire". Quei generosi preferirono la morte.

"Si asseragliarono in S. Giuliano, e quivi, uno contro quattro, armati di soli revolvers, questi prodi, operando miracoli di valore, di gloria imperitura coprirono un'altra volta il nome italiano.

"Attaccati da due compagnie di zuavi e antiboini, intrepidamente ne sostennero l'urto. La pugna fu accanita e sanguinosa; ma davanti a quel pugno di valorosi i mercenari del papa ripiegarono. Molti i caduti dei nostri, fra i quali i Cairoli e l'Enrico morto.

"Volontari".

"Tutte le volte che vi troverete a fronte dei mercenari pontifici ricordatevi degli eroi di San Giuliano.

Monterotondo 2 novembre.