"Tutti sanno come fui accolto dalla maggioranza dei deputati, all'assemblea; certo quindi di non potere far più nulla per quel grande e sventurato paese che ero venuto a servire nella sciagura, mi decisi di recarmi a Marsiglia e di là a Caprera, ove giunsi il 16 febbraio 1871."
La caduta dell'impero francese ci apriva la via di Roma; gli animi ritornavano all'antica speranza di dare la sua capitale alla nazione: Ma il governo titubava; ecco alcune lettere che danno luce a quel fatto storico della più grande importanza per l'Italia:
Carissimo amico Elia
Ancona
"È urgente per l'esistenza e l'avvenire d'Italia che si trasporti la capitale a Roma, senza dilazione.
"Riunite meeting ed agitate per questo l'opinione pubblica colla parola e colla penna.
"Il governo è ben disposto, ma indeciso.
"Siano nostri amici personali, o nò, fate capire ai democratici di costà ed ai semplici nazionali, che oggi non c'è un minuto da perdere in faccia alla situazione europea. Bisogna spingere il governo a Roma e subito. Si gridi Roma capitale d'Italia immediata, dalle Alpi ai due mari.
Vostro