Mazzini credette sempre essere indispensabile all'Italia l'unione di tutti i suoi figli per diventare e conservarsi libera, gloriosa e potente; e quando nel 59 fu intimata dal Re Vittorio Emanuele la guerra contro l'Austria, egli dichiarava che si univa al concetto di Garibaldi, perchè anteponeva ad ogni cosa, l'unità della patria; il che era la base dei suoi principi.

Nel campo liberale Mazzini era considerato lo spirito della rivoluzione, Garibaldi la forza. Senza Garibaldi l'unità d'Italia forse non si sarebbe fatta; ma senza Mazzini, che fece iniziare i moti di Sicilia, Garibaldi non avrebbe accettata l'impresa dei Mille e non sarebbe sbarcato a Marsala.

La morte di Mazzini lasciò un vuoto profondo nel cuore degl'Italiani; poichè molti riconobbero troppo tardi qual'uomo egli era; quale l'opera spesa disinteressatamente per la patria redenzione; le lotte alteramente sostenute fra la santa ribellione e la ancor più santa abnegazione—l'impulso dato in ogni tempo alla causa nazionale. Con Mazzini si spense il cuore animante alla rivoluzione, il grande mezzo che portò l'Italia da Torino a Roma—e alla sua memoria la venerazione che gli si tributò è inferiore a quanto egli meritasse, a quanto, senza pompa e senza lenocini, gli tributa dal cuore il risorto popolo italiano.


CAPITOLO XXVIII.

Morte di Vittorio Emanuele II.

Il Re Vittorio Emanuele II nel 31 dicembre del 1870 entrava per la prima volta in Roma per recarvi generoso soccorso; il Tevere uscito dal suo letto, apportava desolazione e ruina.

Nel 2 luglio del 1871, accolto prima in Campidoglio dal plauso, dalle benedizioni e dall'esultanza di 30 milioni d'Italiani, prendeva gloriosamente possesso del Quirinale, nuova sua Reggia, pronunciando le memorabili parole "ci siamo e ci resteremo".

Roma italiana, dopo la sua proclamazione a capitale del risorto paese, accolse nel Quirinale parecchi sovrani e principi esteri venuti a visitare il Re Vittorio Emanuele, riconoscendo con tale atto il nuovo regime costituzionale: l'imperatore Don Pedro del Brasile, il re ed il principe di Danimarca, il principe Federico Carlo di Prussia, l'arciduca Nepomuceno d'Austria, il re e la regina di Grecia, il principe di Galles, il duca di Edimburgo ed altri. Tutti ebbero a lodarsi delle festose accoglienze, e l'ammirazione d'ognuno fu grande e completa per le particolari doti di pensiero e di cuore del nuovo Re d'Italia.

Nel 1873 Re Vittorio visitò Vienna e Berlino, accolto con entusiasmo che sembrò delirio—egli ovunque personificava il popolo italiano risorto a vita novella, ed il Re galantuomo sapeva rappresentare un popolo che aveva diviso e divideva le sue aspirazioni.