Il primo gennaio 1878, Vittorio Emanuele ricevette, senza dare il benchè minimo sospetto di sofferenza, le deputazioni del Parlamento, i grandi dignitari dello Stato e molte altre rappresentanze, ed a tutti ricambiò con volto lieto gli auguri pel nuovo anno.
Alla sera si recò al teatro Apollo; nel tornare a casa si lagnò d'un gran caldo e fece abbassare i cristalli della carrozza. Giunto nelle sue stanze volle che il primo cameriere aprisse le finestre; si fece portare dell'acqua ghiacciata ed accese un sigaro, si mise a fumare sul davanzale della finestra.
Il giorno 2 andò a Castel Porziano per iscuotersi "come egli disse" e ne ritornò verso il mezzogiorno, chè il malessere andava crescendo.
Il giorno 3 ricevette al Quirinale il presidente del Consiglio dei Ministri per la firma dei decreti.
—"Vede, Depretis", gli disse: "contrariamente alle mie abitudini ho fatto accendere il fuoco, perchè sento un grande freddo—. La scorsa notte l'ho passata male".
—"Bisogna curarsi, Maestà!
—"Mi curo; mi astengo dall'andare a caccia; del resto se di notte non mi sento bene, di giorno la va meglio".
Ciò detto si diede a firmare.
Aveva letto un decreto che collocava in aspettativa per motivi di salute un impiegato. Rivolto a Depretis, gli disse sorridente:
—"Anche io avrei bisogno di un po' d'aspettativa per l'eguale ragione.