"Per questi motivi dopo aver chiesti gli ordini di S. Maestà il Re mio Augusto Sovrano, ho l'onore di significare a Vostra Eminenza che truppe del Re hanno incarico d'impedire, in nome dell'umanità, che i corpi mercenari pontificii reprimano colla violenza l'espressione dei sentimenti delle popolazioni delle Marche e dell'Umbria.
"Ho inoltre l'onore d'invitare Vostra Eminenza, per i motivi sopra espressi, a dare l'ordine di disarmare e di sciogliere quei corpi, la cui esistenza è una minaccia continua alla tranquillità dell'Italia.
"Nella fiducia che V. Eminenza vorrà comunicarmi tosto le disposizioni date dal governo di S. Santità in proposito, ho l'onore di rinnovarle gli atti dell'alta mia considerazione.
Firmato: C. Cavour"
Sciogliere l'esercito sarebbe stato lo stesso che aprire le porte alla rivoluzione; il governo pontificio dovette scegliere la guerra.
Dopo la giornata del 1859 nella quale le truppe pontificie comandate dal generale Schmidt espugnarono Perugia commettendovi fatti atroci, Cortona era divenuta il centro dei nuovi preparativi insurrezionali nel limitrofo Stato romano. Emigrati perugini, come il Danzetta, il conte Ansidei, il Pompili ed il Massarucci vi avevano preso stanza e vi tenevano adunanze di patrioti; v'interveniva anche il Gualterio che aveva preso parte al movimento del 27 aprile in Toscana. Questi, assieme al Diligenti, si recava a Torino dal conte di Cavour per stabilire accordi per una prossima sollevazione dell'Umbria.
Gli accordi furono questi: il Danzetta ed il Massarucci con altri patrioti ed amici dovevano preparare una sollevazione nel punto che essi avessero creduto il migliore per l'8 o 9 di settembre. Il Diligenti venne incaricato di intendersi coi patrioti Toscani vicini alla frontiera perchè si riunissero in armi a Chiusi il giorno 7 e di là corressero a prestare man forte ai sollevati dell'Umbria; il Diligenti per questo s'intese anche coi liberali livornesi e tutto era stabilito.
Cento patrioti dell'eroica città di Perugia, dei quali erano capi Ugolini conte Galeazzo e Manni Gaetano, uscirono dalla città, si diressero all'osteria dell'Ellera, poco distante, ove trovarono ordine di recarsi a Chiusi per concretare le operazioni da farsi; durante il cammino incontrarono una squadra di gendarmi, impegnarono la lotta, ne uccisero alcuni e fecero gli altri prigionieri.
A Todi ed a Terni altri patrioti dei quali era alla testa il conte Alceo Massarucci erano pronti pel movimento; e l'8 di settembre i patrioti che il Massarucci aveva radunati si mettevano in marcia; erano circa 400 mandati dal Massarucci, dal Theodoli Mario, da Baldoni Giuseppe, e da Colacicchi di Todi; luogo di convegno era l'altura di Allerona; vi arrivarono alle 11 della notte del 9 ove trovarono i volontari condotti dal Danzetti e dal Bruschi. A Chiusi aveva preso il comando di altri 300 volontari, il colonnello Masi e ne aveva formata la legione alla quale aveva dato il nome dei Cacciatori del Tevere. Partito il Masi da Chiusi si diresse su Città della Pieve, ove nominava un governo provvisorio. Giungevano da Chiusi altri 150 volontari condotti dal capitano Giuseppe Baldini. Il giorno 10 il colonnello Masi, arrivava al convento di S. Lorenzo ove erano adunati i volontari dell'Umbria e prendeva il comando del corpo di circa mille uomini.