Genova, 4 maggio 1860

Sire,

"Il grido d'affanno, che dalla Sicilia arrivò alle mie orecchie ha commosso il mio cuore e quello di alcune centinaia dei miei vecchi compagni d'armi. Io non ho consigliato il movimento insurrezionale dei miei fratelli di Sicilia, ma dal momento che essi si sono sollevati a nome dell'unità italiana, di cui Vostra Maestà è la personificazione, contro la più infame tirannia dell'epoca nostra, non ho esitato di mettermi alla testa della spedizione. So bene, che m'imbarco per un'impresa pericolosa, ma pongo confidenza in Dio, nel coraggio e nella devozione dei miei compagni.

"Il nostro grido di guerra sarà sempre "Viva l'Unità Italiana!" "Viva Vittorio Emanuele, suo primo e più bravo soldato!"

"Se noi falliremo, spero che l'Italia e l'Europa liberale, non dimenticheranno che questa impresa è stata decisa per motivi, puri affatto da egoismo, ed interamente patriottici.

"Se riusciremo, sarò superbo di ornare la Corona di Vostra Maestà di questo nuovo e brillantissimo gioiello, a condizione tuttavia, che Vostra Maestà si opponga a ciò che i di Lei consiglieri cedano questa Provincia allo straniero, come hanno fatto della mia terra natale.

"Io non ho partecipato il mio progetto a Vostra Maestà; temevo infatti, che per la reverenza che Le professo, Vostra Maestà non riuscisse a persuadermi d'abbandonarla.

"Di V. Maestà, Sire, il più devoto suddito

G. Garibaldi"

Ed all'esercito scriveva così: