Dopo Aspromonte e dopo sì avversa fortuna, i liberali, prima di ritornare alle loro case, vollero sulla cenere dei loro morti rinnovare il giuramento di Marsala, "Roma o morte".
La palla del 29 agosto 1862, se abbattè il corpo del temuto capitano, fece percorrere alla idea sua animatrice per tal fatto, un cammino quale non avrebbe potuto sperare con la più splendida vittoria.
Aspromonte giovò alla questione romana in modo decisivo.
Nel 1862 il Governo Russo aveva ordinata la leva generale in tutto l'impero, ma per la Polonia si prescriveva, che fossero esenti dall'obbligo di leva i contadini ed i grandi proprietari rurali, per cui la legge colpiva soltanto gli abitanti delle città. Questo privilegio promosse una agitazione grandissima in tutta la Polonia, e quando il Governatore di Varsavia volle applicare la legge, il 18 gennaio 1863, il Comitato Nazionale di Varsavia bandì l'insurrezione e la lotta incominciò.
Il Generale era infermo a Caprera, e si doleva di non poter accorrere in aiuto dei Polacchi per pagare un debito di gratitudine verso un paese che tanti suoi figli aveva sacrificati per la causa della nostra libertà. Non potendo pagare di persona scriveva all'Europa: "Non abbandonate la Polonia".
Ed in Italia recar soccorso alla Polonia era come un dovere. Il valoroso Nullo Francesco dei Mille, impaziente d'indugio e di martirio, partiva e, unitosi ai ribelli, trovava la morte sugli argini di Skutz.
In Genova si era costituito il Comitato Generale di soccorso ai Polacchi sotto il patronato di Garibaldi, e presieduto dal generale Clemente Corte.
Alla fine di maggio due emissari Polacchi sbarcavano a Caprera apportatori di un audacissimo progetto:
Sommuovere la Rumenia, coll'aiuto del Rossetti e del Bratiano, rovesciare il principe Couza; formare la base dell'insurrezione nel principato; penetrare nella Bessarabia e di là in Polonia, per dare mano forte alla rivoluzione.