Il 2 di maggio in un autografo il Re faceva a Mazzini questa risposta:
"La Polonia mancò ognora nelle varie sue fasi insurrezionali della forza vitale di espansione, e questa è la principale cagione della sua rovina: forse potrebbe rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, estendendo le sue ramificazioni in Gallizia, Principati ed Ungheria, dove il terreno sarebbe facile á exploiter se vi fossero uomini energici ed audaci che servissero di trait-d'union.
Se i moti in Gallizia estesi alle citate contrade prendessero le proporzioni di una spontanea popolare insurrezione da tenere fortemente occupata l'Austria, allora sarebbe necessario anzitutto d'aiutarla con un nucleo d'italiani determinati, e così riuniti vari fecondi elementi, tutti ostili al principale nemico si potrebbe condurre a compimento il comune desiderio.
"V. E."
Intanto correvano intelligenze oltre che con Mazzini e Garibaldi anche coi generali Klapka e Turr capi dell'insurrezione ungherese e con altri a Belgrado ed a Bukarest—Garibaldi era pronto a tutto.
Nel maggio il Re Vittorio Emanuele approvava tutte le proposte di Mazzini e si metteva d'accordo col generale Garibaldi, che doveva essere il condottiero dell'ardita impresa; intermediario del Re Vittorio Emanuele con Garibaldi era il sig Porcelli.
Alcuni amici del generale Garibaldi non approvavano questa pericolosa spedizione e temevano pel Generale stesso, che volevano rimanesse in Italia ad aspettare altri eventi propizi. Ma egli era risoluto; si doveva partire ed Elia stava aspettando impaziente l'annunziato vapore, quando ricevette la seguente lettera:
Torino, 9 luglio 1864.
Mio caro Elia,
"I mestatori hanno tentato di fare andare a monte il tutto e di far cambiare idea al nostro G....