Giungendo sull'alto del poggio all'entrata sud-occidentale del villaggio, la testa della batteria urtava in un forte drappello di cavalleria Austriaca e ussari di Baviera; il maggiore Ponzio-Vaglia riuniti intorno a i serventi dei pezzi, cui si aggiunsero gli ufficiali della batteria, carica furiosamente la cavalleria austriaca, la rompe, la mette in fuga, facendone alcuni prigionieri.

Infine gli austriaci sono obbligati a ritirarsi in rotta verso il Belvedere.

Rimasti padroni di quella posizione, bersaglieri e granatieri impegnarono il fuoco contro i nemici appostati in Val Busa, nel cimitero, nella chiesa, nel palazzo Maffei e sul poggio soprastante.

Il maggiore Ponzio-Vaglia ordinava al capitano Perrone di condurre i suoi cinque pezzi in aiuto dei combattenti nel villaggio di Custoza contro il nemico, appostato fortemente a Belvedere.

Appena impadronitosi di Custoza il generale Govone mandava avviso al generale della Rocca, cui diceva di inviare colà altre truppe per fronteggiare quelle assai numerosa del nemico che sempre più ingrossava e col quale il combattimento era seriamente impegnato.

Digraziatamente la 3a divisione (Brignone) assalita da forze preponderanti, era stata costretta ad abbandonare le importantissime posizioni del Monte della Croce e di Monte Torre. L'annunzio fu doloroso assai pel generale La Marmora il quale, vista l'importanza di esse, ordinava al generale Cugia di affrettarsi a portare soccorso a quella divisione, muovendo verso le alture ed ordinava al colonnello Ferrari, comandante del 64o fanteria, di seguire senz'altro la mossa.

Intanto il generale Govone che aveva obbligato gli austriaci ad abbandonare non solo Belvedere ma anche le posizioni di Monte Molimenti e Cavalchina, ordinava alle sue brave truppe di marciare alla conquista di quelle posizioni, che alle 2 1/4 pom. furono in mano dei nostri.

20 compagnie stavano ora su quelle alture dinanzi a Belvedere sino a Bagolino. Urgeva apparecchiarsi a gagliarda difesa su quelle importantissime posizioni e sopratutto coprirle di artiglieria; ma tempo e mezzi mancavano.

Il generale austriaco Moroicic riceveva ordine dell'arciduca di muovere le sue due brigate di riserva ed impadronirsi nuovamente di Custoza. Erano passate le 3 pom. e le nostre truppe non avevano alcun sentore di quella mossa che doveva dare il crollo alla battaglia. Alle 3 1/4 ricominciava il fuoco dell'artiglieria nemica più violento che mai.

Nell'udire il forte rumore della battaglia sulle alture di Custoza il generale Bixio mandava il suo capo di stato maggiore colonnello di San Marzano, a chiedere al comandante del corpo se poteva muoversi in soccorso. Anche S. A. R. Umberto mandava a prendere ordini, e ricevevano quello di rimaner fermi nelle loro posizioni. Infatti il generale della Rocca interpretando gli ordini ricevuti dal La Marmora nel più stretto senso, non si credette autorizzato ad un atto spontaneo di vigorosa controffensiva.