Il 1o luglio giungeva a Breno il luogotenente colonnello Cadolini cogli altri tre battaglioni del 4o reggimento e il 2o battaglione bersaglieri; e la mattina del 2 si recava ad Incudine; visitava le posizioni e dava altre opportune disposizioni di difesa; ordinava un miglior collocamento dell'artiglieria e la costruzione di un ponte nell'Oglio per poter padroneggiare anche il versante sinistro della Valle, prescrivendo al maggiore Caldesi di tenere quella posizione ad ogni costo, e ad ottenere tale effetto gli annunziava l'invio del 2o battaglione bersaglieri.

Predisposto ogni cosa ripartiva per Edolo onde fare avanzare le altre sue truppe. Ma camin facendo gli venne avviso che un corpo di 5 mila austriaci irrompeva pel passo di Croce Domini su Breno. Arrivato ad Edolo spediva ordine telegrafico a Breno perchè i tre battaglioni occupassero subito Campolare nella Valle delle Valli di contro allo sbocco di Croce Domini, e dopo di aver spedito il 2o battaglione bersaglieri ad Incudine e dato ordine al Castellini che lo comandava di porsi alla dipendenza di Caldesi, lasciava Edolo e alla mattina del 3 era a Campolare; visto che nessun nemico era calato da Croce Domini ed avendo saputo che di là del monte eravi buon nerbo di nemici, decise di lasciare a Campolare un battaglione, il 4o, e ricondusse gli altri due a Breno.

Frattanto il maggiore Caldesi aveva collocato il 2o bersaglieri nel Casale di Davena, a mezza via tra Incudine e Vezza, con ordine di assicurare la ritirata alla sua compagnia che stava agli avamposti a Vezza e, se il nemico si fosse avanzato con grosse forze, ritirarsi tutti alla posizione di Incudine.

Nel corso della notte vi fu qualche allarme; si disse al Caldesi che 7 mila austriaci stavano per piombargli addosso, ed egli chiedeva per telegrafo rinforzi al Cadolini mentre ordinava al Malagrida di abbandonare il posto avanzato di Vezza e di ritirarsi assieme al maggiore Castellini su Incudine.

Il Malagrida ubbidì, non così il Castellini che gli ordinava invece di rioccupare la posizione abbandonata; senonchè nel frattempo gli austriaci si erano avanzati, e trovato sgombro il villaggio di Vezza, lo avevano occupato fortemente e piazzati in batteria i loro cannoni. Quando il Malagrida, ubbidendo agli ordini del Castellini si presentava avanti il villaggio, veniva accolto da vivo fuoco nemico; non si scosse per questo il bravo ufficiale, ma ordinò ai suoi di distendersi in catena e di muovere arditamente avanti; intanto sopraggiungevano i rinforzi dei bersaglieri comandati dai capitani Adamoli e Frigerio; il combattimento divenne allora accanitissimo; il nemico si addensava sempre più e il Caldesi visto che la posizione era insostenibile mandava ordini di ritirata. Ma il prode Castellini non volle darsi per vinto. Comandata la carica alla baionetta si slanciò per primo; impetuoso fu l'assalto, ma una grandine di fuoco di fucile e di mitraglia arrestava la foga dei nostri bravi che venivano decimati. Il prode Castellini cadeva colpito nel braccio, nel volto e nel petto; il bravo Frigerio cadeva egli pure colpito per non più rialzarsi. Gli assalitori si ritrassero alquanto per riprendere fiato; erano stanchi si, ma non iscoraggiati; si appostarono rispondendo colpo a colpo; ma, ultimate le munizioni, dovettero cedere e ritirarsi dietro ordine del capitano Oliva, che per la morte del Castellini aveva assunto il comando. Anche il maggiore Caldesi erasi ritirato da Incudine e si era fermato a Cedegolo, dietro ordine del tenente colonnello Cadolini, ove venne raggiunto dall'Oliva coi suoi bravi che nel combattimento impari, avevano mostrato grande valore e fermezza.

Il 10 luglio il tenente colonnello Bruzzesi rafforzato dal 2o battaglione del 9o reggimento e da una batteria del maggiore Dogliotti, cacciava gli austriaci da Lodrone e si spingeva ad Arzo posizione migliore.

Padroni del forte d'Ampola i garibaldini mossero in avanti verso la gola, sulla sommità della quale si trova il villaggio di Tiarno di sopra, mentre più in basso vi è l'altro che si noma Tiarno di sotto.

Avanti a quest'ultimo si apre la stretta valle alla cui sinistra si trova Bezzecca, oltre la quale la valle si stringe ancor più, chiudendosi da monti e dal villaggio di Pieve al di là del quale comincia il Lago di Ledro.

La mattina del 20 due compagnie del 2o reggimento, tre del 7o, un battaglione del 6o ed il 1o bersaglieri occupavano Tiarno di sopra; poco dopo vi prendeva posizione pure il 9o comandato dal colonnello Menotti Garibaldi. Il 5o reggimento si collocava a Tiarno di Sotto, spingendo i suoi avamposti fino a Bezzecca.

Era necessario impedire al nemico che si trovava dietro i monti, d'avanzare per la valle di Concei, giacchè superando Bezzecca avrebbe tagliato fuori il 2o reggimento, respinto probabilmente gli altri alle gole d'Ampola, e ponendosi nelle montagne fra questa e Lardaro, avrebbe minacciato seriamente i fianchi delle due linee di operazione.