Gli eventi del 1644 provarono appieno la superiorità della sua mente. Nelle contrade meridionali, dove Essex comandava, le forze parlamentari subirono una serie di vergognosi disastri; ma nelle settentrionali, la vittoria di Marston Moor fu di pieno compenso a tutte le perdite che s’erano altrove, sostenute. Quella vittoria non recò un colpo più serio ai realisti, di quello che recasse al partito fin allora dominante in Westminster; poichè era cosa notoria, che la giornata sciaguratamente perduta dai Presbiteriani, era stata ricuperata dalla energia di Cromwell, e dalla valorosa fermezza de’ guerrieri che lo seguivano.

LVI. Cotesti eventi produssero l’Ordinanza d’abnegazione, e il nuovo modello dell’armata. Con pretesti decorosi, e con ogni testimonianza di rispetto, Essex e la maggior parte di coloro i quali avevano occupato posti eminenti sotto il comando di lui, vennero rimossi, e la direzione della guerra fu posta in mani dalle sue differentissime. Fairfax, soldato intrepido, ma di basso intendimento e di carattere irresoluto, fu fatto generale delle armi; ma lo era di solo nome, poichè il vero capo di quelle era Cromwell.

LVII. Cromwell affrettossi ad organizzare tutta l’armata secondo gli stessi principii, giusta i quali aveva organizzato il proprio reggimento. Com’egli ebbe fornita l’opera, l’esito della guerra fu deciso. I Cavalieri dovevano adesso far fronte ad un coraggio pari al loro, ad un entusiasmo più forte di quello onde erano animati, ad una disciplina che loro mancava affatto. Passò tosto in proverbio il detto, che i soldati di Fairfax e di Cromwell erano uomini differentissimi da quelli di Essex. In Naseby seguì il primo scontro tra i realisti e le rifatte schiere del Parlamento. La vittoria delle Teste-Rotonde fu piena e decisiva. Essa fu seguita da altri trionfi succedentisi rapidamente. In pochi mesi l’autorità del Parlamento venne pienamente stabilita in tutto il reame. Carlo si rifugiò presso gli Scozzesi, e, con modo che non fa molto onore al carattere loro, fu consegnato agl’Inglesi.

Mentre l’esito della guerra era tuttavia dubbio, le Camere avevano fatto morire il Primate; avevano interdetto, nella sfera della loro autorità, l’uso della liturgia; ed avevano imposto che tutti sottoscrivessero quel famoso documento conosciuto col nome di Lega o Convenzione Solenne. Come la lotta ebbe fine, le innovazioni e le vendette con grandissimo ardore furono spinte agli estremi. La politica ecclesiastica del Regno fu rimodellata. Moltissimi individui dell’alto clero vennero spogliati de’ loro beneficii. Multe, spesso di somme rovinose, vennero inflitte ai realisti, già impoveriti per i larghi sussidi donati al Re. I beni di molti vennero confiscati; molti Cavalieri proscritti trovarono utile comprare, con enormi sacrifizi, la protezione de’ personaggi principali del partito vittorioso. Grandi dominii, appartenenti alla Corona, ai Vescovi ed ai Capitoli, furono confiscati, e o dati in concessione, o venduti all’incanto. In seguito di tali spoliazioni, gran parte del suolo d’Inghilterra fu a un tratto messo in vendita. Poichè il danaro era scarso, il traffico paralizzato, il titolo di proprietà mal sicuro; e poichè la paura che ispiravano gli offerenti che avevano in mano il potere, impediva la libera concorrenza; i prezzi spesso erano prettamente nominali. In tal guisa molte antiche ed onorate famiglie scomparvero, e non se ne seppe più nulla; e molti uomini nuovi mostraronsi sulla scena, con repentino innalzamento.

Ma mentre le Camere adopravano la propria autorità in quel modo, essa fuggì rapidamente dalle loro mani. L’avevano ottenuta arrogandosi un potere senza limite o freno. Nell’estate del 1647, circa un anno dopo che l’ultima fortezza dei Cavalieri erasi sottomessa al Parlamento, il Parlamento fu costretto a sottomettersi ai soldati suoi propri.

LVIII. Corsero tredici anni, durante i quali l’Inghilterra fu, sotto vari nomi e varie forme, governata dalla spada. Giammai, prima o dopo di quell’epoca, il potere civile della nostra patria non fu soggetto alla dittatura militare.

L’armata che si recò in mano il supremo potere dello Stato, era un’armata molto diversa da qualunque altra che se n’è poi veduta nel nostro paese. Oggimai la paga del soldato comune non è tale da svolgere altri individui fuorchè quelli delle classi basse degli operai, dalla loro vocazione. Una barriera quasi insormontabile lo divide dal grado d’ufficiale. La maggior parte di coloro che vi pervengono, lo comprano. Sono così numerose e vaste le dipendenze remote dell’Inghilterra, che chiunque si arruola alla truppa di linea, deve attendersi di passare molti anni della propria vita in esilio, e parecchi anni in climi non favorevoli alla salute ed al vigore della razza europea. L’armata del Lungo Parlamento venne raccolta pel servizio interno. La paga del soldato comune era maggiore del guadagno che l’individuo del popolo poteva sperare dal proprio lavoro; e qualora si fosse distinto per intelligenza e per coraggio, poteva sperare di levarsi a posti eminenti. Le file, quindi, erano composte di uomini, per educazione e posizione, superiori alla moltitudine. Questi uomini, sobrii, morali, diligenti ed assuefatti alla riflessione, erano stati indotti ad abbracciare il mestiere delle armi, non già dagli incitamenti del bisogno, non dal desio di novità o di licenza, non dagli artificii degli ufficiali reclutatori, ma dallo zelo religioso e politico, misto alla brama di acquistarsi onore e spingersi in alto. Essi vantavansi, siccome ne troviamo ricordo nelle loro solenni risoluzioni, di non essere stati costretti alla milizia, nè d’averla abbracciata per desiderio di lucro; di non essere giannizzeri, ma liberi cittadini inglesi, i quali, di loro propria voglia, avevano poste le loro vite in pericolo per la libertà e la religione dell’Inghilterra; perocchè consideravano come loro debito espresso vegliare sul bene della nazione che avevano salvata.

In una milizia siffattamente composta, potevano senza pregiudizio della sua utilità, tollerarsi quelle tali licenze, che, concesse a qualunque altra soldatesca, avrebbero sovvertita ogni disciplina. Generalmente parlando, i soldati, i quali si costituissero in circoli politici, eleggessero i loro delegati e prendessero risoluzioni intorno ad alte questioni di Stato, scoterebbero tosto ogni freno, non sarebbero più un’armata, e diverrebbero la massa peggiore e più pericolosa del popolo. Nè sarebbe sicuro, ai tempi nostri, permettere ne’ reggimenti adunanze religiose, nelle quali un caporale versato nella lettura della Bibbia infiammasse la divozione del suo colonnello meno istruito, e desse avvertimenti al suo maggiore recidivo. Ma tali erano la intelligenza, la gravità, la padronanza di sè, nei guerrieri di Cromwell, che nel loro campo una organizzazione religiosa e politica potè esistere senza recar nocumento alla organizzazione militare. Gli uomini stessi i quali facevansi notare come demagoghi e predicatori del campo, godevano bella reputazione di fermezza, di spirito d’ordine, e di pronta obbedienza nelle guardie, negli esercizi e nel campo di battaglia.

In guerra, nulla valeva a resistere a questa straordinaria milizia. Il ferreo coraggio, che forma l’indole del popolo inglese, ricevette subitamente, mercè del sistema di Cromwell, regola e stimolo. Altri comandanti hanno mantenuto un ordine egualmente rigoroso; altri comandanti hanno ispirato nei petti dei loro seguaci uno zelo egualmente fervido: ma nel solo campo di Cromwell trovavasi la più rigida disciplina congiunta al più ardente entusiasmo. Le sue truppe correvano alla vittoria con la precisione delle macchine, mentre erano infiammate del più selvaggio fanatismo de’ crociati. Da quando l’armata venne riordinata fino a quando si sbandò, non trovò mai o nelle Isole Britanniche o nel Continente un nemico che potesse sostenerne gl’impeti. In Inghilterra, Scozia, Irlanda, Fiandra, i guerrieri puritani, spesso circuiti da difficoltà, talvolta lottanti contro nemici tre volte più numerosi, non solamente non mancarono di vincere, ma non mancarono mai di distruggere e tagliare in pezzi qualunque esercito si fosse loro presentato. Finalmente, giunsero a considerare il di della battaglia come un giorno di sicuro trionfo, e movevano con fiducia sprezzante contro i più rinomati battaglioni d’Europa. Turenna rimase attonito alla severa esaltazione con cui i suoi alleati inglesi correvano al combattimento, ed espresse la gioia di un vero soldato, allorquando gli fu detto che era costume de’ lancieri di Cromwell d’allegrarsi grandemente quando guardavano in faccia il nemico; e i Cavalieri banditi provarono l’emozione dell’orgoglio nazionale, allorquando videro una brigata de’ loro concittadini, inferiori di numero ai nemici ed abbandonati dagli alleati, porre in rotta la più bella fanteria spagnuola, ed aprirsi il passo in una controscarpa, che era stata pur allora giudicata inespugnabile dai più sperimentati marescialli di Francia.