XIX. Le più eminenti di coteste città erano, nel secolo decimosettimo, sedi rispettabili d’industria. Che anzi, il rapido progresso e la vasta opulenza loro venivano allora descritti in un linguaggio che parrebbe scherzevole a chi abbia veduta la loro grandezza presente. Una delle più popolate e prospere era Manchester. Il Protettore aveva voluto che mandasse un rappresentante al Parlamento; e gli scrittori del tempo di Carlo II la ricordano come luogo di operosità e di opulenza. Il cotone, per lo spazio di mezzo secolo, già vi si trasportava da Cipro e da Smirne; ma la manifattura era nella sua infanzia. Whitney non aveva peranche insegnato come la materia rozza potesse fornirsi in abbondanza quasi favolosa. Arkwright non aveva peranche insegnato come potesse lavorarsi con una speditezza e precisione che sembra magica. L’intera importazione annua, nella fine del diciassettesimo secolo, non ascendeva a due milioni di libbre; quantità che oggimai appena servirebbe alle richieste di quarantotto ore. Quel maraviglioso emporio, che per popolazione e ricchezza sorpassa di molto capitali rinomate, come Berlino, Madrid e Lisbona, allora altro non era che una vile e male edificata città di mercato, popolata di meno di sei mila abitanti. Non aveva allora neppure un solo torchio, e adesso mantiene cento stabilimenti da stampare. Allora non aveva nemmeno un cocchio, e adesso mantiene venti carrozzai.[96]

XX. Leeds era già sede principale de’ lanificii della Contea di York; ma i più vecchi cittadini si rammentavano tuttavia del tempo in cui fu fabbricata la prima casa di mattoni, allora e lungamente dopo chiamata la casa rossa. Vantavansi altamente della crescente ricchezza, e delle immense vendite de’ panni che si facevano all’aria aperta sul ponte. Centinaia, anzi migliaia di lire sterline sborsavansi in un solo giorno operoso di mercato. La crescente importanza di Leeds aveva a sè richiamato gli sguardi dei successivi governi. Carlo I aveva concessi privilegi municipali alla città. Oliviero l’aveva invitata a mandare un rappresentante alla Camera de’ Comuni. Ma dalle liste della imposta sui fuochi, sembra certo che tutta la popolazione del borgo, esteso distretto che contiene molti villaggi, regnante Carlo II, non eccedeva settemila anime. Nel 1841 ne conteneva cento cinquanta e più mila.[97]

XXI. A una giornata di cammino verso mezzodì di Leeds, lungo un selvaggio e pantanoso terreno, giaceva un’antica fattoria, adesso rigogliosamente coltivata, allora sterile ed aperta, e conosciuta sotto il nome di Hallamshire. Era abbondante di ferro; e fino da lunghissimi anni, i rozzi coltelli che ivi si tacevano, vendevansi per tutto il Regno. Li aveva ricordati Goffredo Chaucer nelle sue Novelle di Canterbury. Ma sembra che la manifattura avesse fatti pochi progressi nei tre secoli che seguirono quello del poeta. Tale lentezza potrebbe forse spiegarsi considerando come ivi il traffico, per quasi tutto quello spazio di tempo, fosse soggetto ai capricciosi regolamenti imposti dal signore del luogo e dalla sua corte. Le più delicate specie di coltelleria o facevansi nella capitale, o erano importate dal continente. E’ fu sotto il regno di Giorgio I, che i chirurghi inglesi cessarono di far venire dalla Francia quei finissimi ferri che sono necessari agli usi dell’arte loro. La maggior parte delle fucine di Hallamshire erano raccolte in una città di mercato, che era sorta presso al castello del proprietario; e nel regno di Giacomo I era un luogo singolarmente misero, popolato di circa due mila abitatori, la terza parte dei quali erano accattoni mezzo nudi ed affamati. Pare certo, secondo i registri parrocchiali, che la popolazione, verso la fine del regno di Carlo II, non arrivasse a quattro mila anime. Gli effetti di un lavoro niente favorevole alla salute ed al vigore della macchina umana, risaltavano tosto agli occhi d’ogni viaggiatore. Moltissimi fra quella gente mostravano storte le membra. È dessa quella città di Sheffield, che oggidì, co’ suoi dintorni, contiene cento venti mila anime, e che manda i suoi ammirevoli coltelli, rasoi e lancette agli estremi confini del mondo.[98]

XXII. Birmingham non era riputata abbastanza importante da mandare un membro al Parlamento d’Oliviero. Nulladimeno, i manifattori di Birmingham, erano già una razza d’uomini operosi e proficui. Gloriavansi dicendo che le loro chincaglierie erano in grande estimazione, non già, come adesso, a Pechino ed a Lima, a Bokhara e a Timbuctoo, ma anche in Londra e perfino in Irlanda. Avevano acquistata una meno onorevole rinomanza come coniatori di moneta falsa. Alludendo ai loro soldi spurii, il partito Tory aveva appiccato ai demagoghi, che per ipocrisia mostravansi zelanti contro il papismo, il soprannome di Birminghams. Eppure, nel 1685, quella popolazione, che ora è poco meno di duecento mila, non arrivava a quattro mila. I bottoni di Birmingham cominciavano pur allora ad essere conosciuti; delle armi di Birmingham nessuno aveva peranche udito il nome; e il luogo d’onde, due generazioni appresso, le magnifiche edizioni di Baskerville uscirono per rendere attoniti tutti i bibliofili d’Europa, non contenevano una sola bottega dove si potesse comperare una bibbia o un almanacco. Nei giorni di mercato un libraio, che aveva nome Michele Johnson, padre del grande Samuele Johnson, ci andava da Lichfield e vi apriva una botteghetta per poche ore; la qual cosa per lungo tempo fu trovata bastare alle richieste di coloro che amassero di leggere.[99]

XXIII. Queste quattro sedi principali delle nostre grandi manifatture sono meritevoli di speciale ricordanza. Sarebbe noioso enumerare tutti i popolosi ed opulenti alveari d’industria, che cento cinquanta anni fa erano villaggi privi d’una parrocchia, o triste maremme abitate solo dagli uccelli e dalle belve. Il mutamento non è stato meno notevole in quegli sbocchi, dai quali i prodotti de’ mestieri e delle fornaci inglesi si diffondono per tulio l’universo. Ai dì nostri, Liverpool contiene circa trecento mila abitatori. Le imbarcagioni registrate nel suo porto ascendono a quattro o cinquecento mila tonnellate. Nel suo ufficio di dogana si è più volte pagata in un anno una somma tre volte maggiore della intera entrata della Corona d’Inghilterra nel 1685. Il danaro che incassa il suo ufficio postale, sorpassa la somma che la posta di tutto il Regno rendeva al Duca di York. Gli infiniti docchi o bacini, gli scali, i magazzini suoi, si annoverano fra le maraviglie del mondo; e nondimeno, appena sembrano bastare al gigantesco traffico del Mersey; e già una città rivale sorge rapidamente sul lido opposto. Nel tempo di Carlo II, Liverpool veniva descritta come una città risorgente, che aveva pur allora fatti grandi progressi, e. manteneva proficue comunicazioni con la Irlanda e le colonie dove manifatturavasi lo zucchero. Le dogane in sessanta anni eransi accresciute d’otto volte, e rendevano quindici mila lire sterline l’anno; somma allora riputata immensa. Ma la popolazione appena doveva passare le quattro migliaia: le imbarcagioni facevano circa mille e quattrocento tonnellate, meno del tonnellaggio di un solo legno indiano di prima classe del tempo presente: e il numero de’ marinai appartenenti al porto, non può estimarsi a più di duecento.[100]

XXIV. Tale è stato il progresso di quelle città dove si crea ed ammassa la ricchezza. Nè meno rapido è stato il progredire di quelle di specie differentissima; città dove la ricchezza, creata ed ammassata dovecchessia, si spende per la salute e i piaceri. Alcune delle più insigni fra coteste città sono sorte dopo il tempo degli Stuardi. Cheltenham adesso, tranne la sola Londra, è città assai più vasta di qualunque altra del Regno nel secolo decimo settimo. Ma in quel secolo, e nel principio del susseguente, essa veniva rammentata dagli storici municipali come una semplice parrocchia rurale, giacente a piè di Cotswold Hills, ed avente un suolo atto alla coltivazione e al pascolo. In que’ luoghi, ora coperti di cotante vaghissime strade ed amene ville, cresceva il grano, e pascolavano gli armenti.[101] Brighton veniva rappresentata come un luogo che un tempo era stato proficuo, e che quando era nel più alto grado di prosperità, conteneva più di due mila abitanti, ma che volgeva a decadenza. Il mare a poco a poco invadeva gli edifici, che finalmente quasi al tutto scomparvero. Novanta anni addietro, le rovine di una vecchia fortezza vedevansi giacenti fra mezzo la ghiaia e le alghe marine; e gli uomini canuti potevano additare i vestigi delle fondamenta dove una strada di cento e più tuguri era stata inghiottita dalle onde. Sì misero, dopo tanta calamità, diventò quel luogo, che appena venne reputato degno di avere un vicariato. Pochi poveri pescatori, nondimeno, seguitarono ad asciugare le loro reti su quelle rocce, sopra le quali adesso una città, due volte più grande e popolata della Bristol degli Stuardi, presenta per lungo tratto il suo gaio e fantastico prospetto alla marina.[102]

XXV. Nulladimeno, l’Inghilterra nel secolo diciassettesimo non era priva di bagni. I gentiluomini della Contea di Derby e delle altre Contee vicine recavansi a Buxton, dove stavano affollati dentro bassi tuguri di legno, e mangiavano focacce d’avena, e carni che erano in grave sospetto d’esser di cane.[103] Tunbridge Wells, distante una giornata di cammino dalla metropoli, e sita in una delle più ricche e incivilite parti del Regno, offriva maggiori attrattive. Adesso vi si vede una città, che cento sessanta anni addietro sarebbe stata considerata per popolazione come la quarta o quinta fra le città dell’Inghilterra. La splendidezza delle botteghe e il lusso delle abitazioni private vincono d’assai tutto ciò che l’Inghilterra avrebbe allora potuto mostrare. Allorquando la Corte, tosto dopo la Restaurazione, visitò Tunbridge Wells, ivi non era città nessuna; ma, a un miglio dalla sorgente, parecchie rustiche capanne, alquanto più nette delle capanne ordinarie di que’ tempi, erano sparse in que’ luoghi deserti. Alcuni di questi tuguri erano movibili, e venivano trasportati sopra le slitte da un luogo all’altro della comune. Quivi le persone agiate, stanche del rumore e del fumo di Londra, talvolta recavansi nei mesi estivi per respirare la fresca aura, e gustare un poco di vita campestre. Nella stagione de’ bagni tenevasi ogni giorno una specie di fiera presso la fontana. Le mogli e le figliuole dei borghesi di Kent vi accorrevano dai circostanti villaggi, recando latte, ciliege, spighe e quaglie. Comprare, scherzare con esse, lodare i cappelli di paglia e le strette calzature loro, era un consolante sollazzo agli sfaccendati, stanchi del sussiego delle attrici e delle dame di corte. Modiste, venditori di giocattoli e gioiellieri, vi andavano da Londra, e formavano un Bazaar sotto gli alberi. In una trabacca, l’uomo politico trovava il suo caffè e la Gazzetta di Londra; dentro un’altra, i giuocatori profondevano monete alla bassetta; e nelle belle serate, i violini erano lì pronti ad accompagnare coloro che ballavano la moresca su per l’erba molle del prato. Nel 1685, fra coloro che frequentavano Tunbridge Wells erasi aperta una colletta a fine di edificare una chiesa, che, per la insistenza dei Tory, in quel tempo predominanti dappertutto, fu dedicata a San Carlo Martire.

XXVI. Ma primo tra tutti i luoghi di bagni, senza avere rivale alcuno, era Bath. Le acque di quella città erano rinomate fino dai tempi romani. Essa, per molti secoli, era stata sedia vescovile. Gl’infermi vi accorrevano da ogni parte del Regno. Talvolta il re vi teneva corte. Nonostante, Bath allora altro non era che un laberinto di quattro o cinquecento case, ammassate dentro una vecchia muraglia, nelle vicinanze dell’Avon. Esistono tuttora parecchie pitture di case, che in quel tempo consideravansi come bellissime, e somigliano grandemente alle più luride botteghe di cenciaioli, ed alle bettole di Ratcliffe Highway. Vero è che anche in allora i viaggiatori muovevano lamento della strettezza e del sudiciume delle strade. Quella leggiadra città, che incanta anche l’occhio avvezzo a bearsi de’ capolavori di Bramante e di Palladio, resa classica dal genio di Anstey e di Smollett, di Francesca Burney e di Giovanna Austen, non aveva cominciato ad esistere. La stessa Milsom Stret era una campagna aperta molto lungi dalle mura; e lo spazio ora coperto dal Crescent e dal Circus, era intersecato da siepi. I poveri infermi, ai quali erano state prescritte le acque, giacevano sopra la paglia in un luogo, che, per servirmi delle parole d’un medico di quei tempi, aveva sembianza di nascondiglio, più presto che d’alloggio. Rispetto agli agi ed al lusso che potevano trovare nello interno delle case di Bath le persone cospicue che ci andavano per riacquistare la salute o trovarvi divertimento, abbiamo notizie più abbondevoli e minute di quante se ne possano generalmente sperare intorno a cotali subietti. Uno scrittore, che sessanta anni dopo la Rivoluzione pubblicò un’opera sopra quella città, ha con accuratezza descritti i cangiamenti a sua ricordanza ivi seguiti. Egli ci assicura, come ne’ suoi anni giovanili, i gentiluomini che visitavano le acque, dormissero in certe camere appena simili allo soffitte dove ai suoi giorni stavano i servitori. I pavimenti delle sale da pranzo erano privi di tappeti, e coperti d’una tinta bruna, composta di sego e di birra, per nascondere il sudiciume. Nè anche un tavolato era dipinto. Non un focolare o camino era di marmo. Una lastra di pietra comune, e certe molle di ferro che potevano costare tre o quattro scellini, erano stimate bastevoli per ogni camino. I migliori appartamenti avevano tende di ruvida stoffa di lana, e seggiole col fondo coperto di giunco. Quei lettori che s’interessano al progresso dello incivilimento e delle arti utili, sapranno grado all’umile topografo che ci ha tramandati cotesti fatti, e desidereranno forse che storici più solenni avessero talvolta messe da parte poche pagine piene di evoluzioni militari e d’intrighi politici, per dipingerci le sale e le stanze da letto de’ nostri antenati.[104]

XXVII. La posizione di Londra, in ordine alle altre città dello Stato, era ai tempi di Carlo II assai più considerevole che non è ai nostri. Imperocchè, adesso la sua popolazione è poco più di sei volte di quella di Manchester o di Liverpool; e, regnante Carlo, era più di diciassette volte della popolazione di Bristol o di Norwich. È da dubitarsi se si possa additare un altro esempio di un gran Regno, in cui la prima città fosse diciassette volte più grande della seconda. Abbiamo ragione di credere, che Londra nel 1685, fosse stata fino da mezzo secolo la più popolata metropoli d’Europa. Gli abitanti, che oggidì sono almeno un milione e novecento mila, erano allora, probabilmente, poco meno di mezzo milione.[105] Londra, nel mondo, aveva soltanto una rivale rispetto al commercio; rivale ora da lungo tempo vinta: voglio dire la potente e ricca Amsterdam. Gli scrittori inglesi menavano vanto della foresta di alberi che copriva il fiume dal Ponte alla Torre, e delle portentose somme di danaro che entravano nell’ufficio della Dogana in Thame’s Street. Non è dubbio che il traffico della metropoli a quei di era, verso quello di tutto il paese, in maggior proporzione che non è adesso: eppure, agli occhi nostri, gli onesti vanti de’ nostri antenati sembrano quasi scherzevoli. Pare che la capacità delle navi, da essi reputata incredibilmente grande, non eccedesse settanta mila tonnellate. A dir vero, ciò era in quel tempo più che il terzo di tutto il tonnellaggio del Regno; ma adesso è meno di un quarto del tonnellaggio di Newcastle, ed equivale pressochè a quello de’ soli piroscafi del Tamigi. Le dogane di Londra rendevano, nel 1685, circa trecento trenta mila sterline l’anno. Ai giorni nostri, la somma de’ Dazii netta che si ricava nel medesimo ufficio, avanza i dieci milioni di sterline.[106]

Chiunque si faccia ad esaminare le carte topografiche di Londra, pubblicate verso la fine del regno di Carlo II, vedrà come a que’ tempi altro non esistesse che il nucleo della presente metropoli. La città non si perdeva, come adesso, a gradi impercettibili nella campagna. Non viali di ville ombreggiati da file di lilla e d’avarnielli estendevansi, dal gran centro della ricchezza e della civiltà, quasi sino ai confini di Middlessex, e ben addentro nel cuore di Kent e di Surrey. Ad oriente, nessuna parte dell’immensa linea de’ magazzini, e de’ laghi artificiali, che ora si distende dalla Torre a Blackwall, era per anche stata ideata. Ad occidente, nè anco uno di quei solidi e vasti edifizi, dove abitano i nobili e i potenti, esisteva; e Chelsea, che oggimai è popolato da quaranta e più mila umane creature, era un tranquillo villaggio rurale di circa mille abitatori.[107] A tramontana pascolavano gli armenti; e i cacciatori armati de’ loro archibugi erravano co’ cani sul luogo dove sorge il borgo di Marylebone, e sopra la maggior parte dello spazio ora coperto dai borghi di Finsbury e di Tower Hamlets. Islington era quasi un deserto; e i poeti dilettavansi di porre in contrasto la quiete che ivi regnava col frastuono della immensa Londra.[108] A mezzodì, alla capitale adesso si aggiunge il suburbio per mezzo di vari ponti, non meno magnifici e solidi delle più belle opere de’ Cesari. Nel 1685, una sola fila di archi irregolari, sopraccarichi da mucchi di case povere e cadenti, e piene, in modo degno degl’ignudi barbari di Dahomy, di centinaia di teste putrefatte, erano d’impaccio alla navigazione del fiume.