Tosto dopo la Restaurazione, in que’ gioiosi e corrotti tempi celebrati dalla vivace penna di Hamilton, Giacomo, giovane ed ardente amatore di sensuali diletti, erasi invaghito di Arabella Churchill, una dello dame di Corte della sua prima moglie. La giovinetta non era bella; ma Giacomo, non avendo gusto delicato, se ne fece una concubina. Era figlia d’un povero Cavaliere, assiduo in Whitehall, e resosi ridicolo publicando un volume in foglio, scritto con istile pesante ed affettato—da lungo tempo caduto in oblio—in lode della monarchia e dei monarchi. Grandissimi erano i bisogni dei Churchill, ardente la lealtà loro, e il sentimento che provarono, come seppero la seduzione d’Arabella, sembra che fosse una sorpresa di gioia, pensando che una fanciulla di sì poca beltà avesse sortito una tanta onorificenza.
Ella fu grandemente utile ai propri parenti; ma niuno di costoro fu fortunato al pari del suo maggior fratello Giovanni, bel giovane, il quale era vessillifero nelle Guardie a piedi. Elevossi rapidamente nella Corte e nello esercito, e presto si rese notevole come uomo di moda e dedito ai piaceri. Aveva dignitosa la persona, bello il viso, seducente la parola, ma con tanto contegno, che i più impertinenti zerbini non ardivano trattarlo con la minima libertà: l’indole sua era tale, che egli nelle più moleste e provocanti occasioni non perdeva mai la signoria di sè stesso. Era stato sì pessimamente educato, da non sapere compitare i vocaboli più comuni della propria lingua; ma lo acuto e vigoroso intendimento largamente suppliva al difetto della dottrina che s’impara ne’ libri. Non era loquace; ma sempre che gli era forza di parlare in pubblico, la sua naturale eloquenza muoveva ad invidia i più esperti oratori. Aveva animo singolarmente freddo e imperturbabile. Per molti anni di ansietà e di periglio, egli non perdè mai, nè anche per un istante, il perfetto uso del suo ammirevole giudicio.
Nel ventesimoterzo degli anni suoi, fu mandato col suo reggimento a congiungersi con le armi francesi, che allora procedevano contro la Olanda. La sua serena intrepidezza lo faceva predistinguere fra le migliaia di valorosi soldati. La sua perizia nell’arte militare imponeva rispetto ai vecchi ufficiali. Venne pubblicamente ringraziato al cospetto dell’esercito, ed ebbe molti segni di stima e fiducia da Turenna, che allora era nella maggiore altezza della sua gloria.
Sventuratamente, le splendide doti di Giovanni Churchill erano congiunte con altre della specie più sordida. Ben per tempo cominciarono a mostrarsi in lui alcune tendenze che sono singolarmente sgradevoli. Era cupido di guadagno ne’ suoi stessi vizi, e imponeva contribuzioni alle dame arricchite delle spoglie di amanti più liberali. Per breve tempo ei fu l’obietto della violenta ma volubile tenerezza della Duchessa di Cleveland. Una volta fu sorpreso dal Re in compagnia di lei, e gli fu forza saltar giù dalla finestra. La dama rimunerò tale rischiosa prova di galanteria con un dono di cinquemila lire sterline. Il prudente giovine eroe comprò subito con quel danaro una rendita annua di cinquecento sterline, assicurata sopra terreni.[246] Già i suoi scrigni contenevano gran copia di pecunia, che cinquanta anni dopo, allorchè era Duca e Principe dello Impero, e il più ricco suddito d’Europa, rimaneva intatta.[247]
Finita la guerra, egli ebbe un ufficio nella famiglia del Duca di York; accompagnò il suo protettore ai Paesi Bassi e a Edimburgo, ed in ricompensa de’ suoi servigi fu creato Pari di Scozia, ed ebbe il comando del solo reggimento di dragoni che fosse nelle milizie inglesi.[248] La sua moglie ottenne un posto nella famiglia d ella principessa di Danimarca, figlia minore di Giacomo.
Lord Churchill, adunque, fu spedito ambasciatore straordinario a Versailles. Gli fu ingiunto di significare la fervida gratitudine che sentiva il Governo inglese per la pecunia così generosamente data. In origine s’era pensato che nel tempo stesso dovesse chiedere a Luigi una somma maggiore; ma meglio considerando la cosa, compresero che la poco delicata cupidigia avrebbe stomacato il benefattore, che erasi spontaneamente mostrato cotanto liberale. A Churchill, quindi, fu fatto comandamento di porgere grazie per ciò ch’era passato, e non far motto intorno al da venire.[249]
Ma Giacomo e i Ministri suoi, anche mentre protestavano come non intendessero d’essere importuni, studiavansi di accennare, con modi molto intelligibili, ciò che desideravano e speravano. Lo ambasciatore francese era per loro un destro, zelante e forse non disinteressato intercessore. Luigi oppose talune difficoltà, probabilmente col fine di accrescere il pregio de’ propri doni. Nondimeno, in poche settimane, Barillon ricevè da Versailles un milione e cinquecento lire, oltre i denari già mandati. Tal somma, che equivaleva a cento dodici mila sterline, egli ebbe istruzione di ripartire cautamente. Ebbe potestà di dare al Governo inglese trenta mila lire sterline da impiegarsi a corrompere i membri della nuova Camera de’ Comuni. Il rimanente doveva egli tenere con sè per servirsene in qualche caso straordinario, come sarebbe uno scioglimento delle Camere, o una insurrezione.[250]
La turpezza di cotesti negoziati è universalmente riconosciuta; ma la loro vera natura sembra essere soventi volte fraintesa: perocchè, quantunque dopo pubblicato il carteggio di Barillon, la politica estera de’ due ultimi Re della Casa Stuarda non abbia mai trovato fra noi chi osasse difenderla, vi è tuttavia un partito che s’affatica a scusare la loro politica interna. Eppure, egli è certo che tra l’una e l’altra era necessaria e indissolubile connessione. Se essi per pochi mesi avessero tenuto alto l’onore del loro paese presso gli esteri, sarebbero stati costretti a cangiare intieramente il sistema d’amministrazione interna. È cosa assurda, quindi, lodarli d’avere ricusato di governare concordemente col Parlamento, e biasimarli per essersi sottoposti alla dittatura di Luigi; poichè essi non avevano se non una sola via da scegliere; dipendere, cioè, o da Luigi o dal Parlamento.
Giacomo—volendo rendergli giustizia—avrebbe con gioia voluto trovare una via di mezzo; ma non ve n’era alcuna. Si rese schiavo della Francia; ma sarebbe erroneo rappresentarlo come schiavo contento. Egli aveva alterigia tanto da sdegnarsi con sè medesimo per essersi sottomesso a così duro vassallaggio, e da essere impaziente di svincolarsene: la quale disposizione era studiosamente incoraggiata dagli agenti di molte Potenze straniere.
XII. La sua successione al trono aveva svegliato speranze e timori in ogni Corte del continente; e i primordii del suo governo venivano invigilati dagli stranieri con interesse non meno profondo di quello che sentivano i sudditi di lui. Un solo Governo desiderava che le turbolenze le quali per tre generazioni avevano sconvolta l’Inghilterra, durassero eterne. Tutti gli altri, repubblicani o monarchici, protestanti o cattolici romani, volevano vederle felicemente terminate.