I desiderii del Re furono manifestati per diverse vie ai membri Tory della Camera Bassa. Fu agevole persuadere la maggior parte di loro a deporre ogni pensiero di una legge penale contro gli Esclusionisti, ed a consentire di concedere alla Maestà Sua la rendita a vita. Ma rispetto all’Atto di Prova e all’Habeas Corpus, gli emissarii del Governo non poterono ottenere assicurazioni soddisfacenti.[310]
XXVIII. Il dì diciannovesimo di Maggio fu aperta la sessione. I seggi della Camera de’ Comuni presentavano un singolare spettacolo. Il grande partito che negli ultimi tre Parlamenti aveva predominato, era adesso diventato una misera minoranza, essendo poco più della quindicesima parte di tutti i rappresentanti. Dei cinquecento tredici Cavalieri e borghesi, solo cento trenta cinque nei precedenti tempi avevano seduto in quel luogo. È cosa evidente che una congrega d’uomini nuovi ed inesperti, doveva essere, in alcuni importantissimi requisiti, al disotto di quel che generalmente sono le nostre assemblee legislative.[311]
L’ufficio di dirigere la Camera fu affidato da Giacomo a due Pari del Regno di Scozia. Uno di essi, Carlo Middleton, conte di Middleton, dopo d’avere occupato in Edimburgo uffici cospicui, era stato ammesso, poco avanti la morte di Carlo, al Consiglio Privato, e nominato uno de’ Segretarii di Stato. A lui fu aggiunto Riccardo Graham, visconte Preston, che per lungo tempo aveva tenuto il posto d’inviato a Versailles.
La prima faccenda di cui si occupassero i Comuni, fu quella d’eleggere un Presidente. Era stato lungamente discusso nel Gabinetto chi dovesse essere l’uomo da scegliersi. Guildford aveva raccomandato Sir Tommaso Meres, il quale, come lui, apparteneva alla classe de’ Barcamenanti. Jeffreys, che non lasciava fuggire occasione alcuna per molestare il Lord Cancelliere, sosteneva la candidatura di Sir Giovanni Trevor. Costui, che era cresciuto facendo mezzo il beccaliti e mezzo il giocatore, aveva portato nella vita politica sentimenti e principii degni d’ambedue i suoi mestieri; era divenuto parassito del Capo Giudice, e in ogni caso avrebbe potuto imitare, non senza riuscita, lo stile vituperevole del suo protettore. Il prediletto di Jeffreys, come era da aspettarsi, venne preferito da Giacomo; e proposto da Middleton, fu eletto senza opposizione.[312]
XXIX. Fin qui le cose procedettero senza intoppo. Ma un avversario di non comune prodezza, vigilava aspettando l’ora di mostrarsi. Era questi Eduardo Seymour, del Castello di Berry Pomeroy, rappresentante della città d’Exeter. La sua nascita lo agguagliava ai più nobili sudditi d’Europa. Egli era il legittimo discendente maschio di quel Duca di Somerset, che era stato cognato ad Enrico VIII, e Protettore del Regno d’Inghilterra. Secondo l’antico diploma di creazione del ducato di Somerset, il figlio maggiore del Protettore era stato posposto al più giovane, dal quale discendevano i Buchi di Somerset. Dal primogenito discendeva la famiglia stabilita a Berry Pomeroy. Le ricchezze di Seymour erano grandi, e vasta la sua influenza nelle contrade occidentali dell’Inghilterra. Nè la sua sola importanza era quella che gli derivava dal sangue e dall’opulenza. Era uno de’ più destri favellatori e degli uomini di affari nel Regno: aveva per molti anni seduto nella Camera de’ Comuni, ne aveva studiato le regole e gli usi, e ne intendeva perfettamente l’indole. Nel regno decorso era stato eletto Presidente, con circostanze che resero peculiarmente onorevole quell’ufficio. Pel corso di molte generazioni, nessuno che non fosse giureconsulto era stato chiamato al seggio presidenziale; ed egli fu il primo gentiluomo di provincia, il quale, in grazia dell’abilità e doti sue, ruppe quella antica costumanza. Aveva poscia occupati alti uffici politici, ed era stato membro del Gabinetto. Ma il suo altero e non pieghevole carattere spiacque tanto, che gli fu forza ritrarsi. Era Tory e partigiano della Chiesa Anglicana; aveva intrepidamente avversata la Legge d’Esclusione; era stato perseguito dai Whig mentre le sorti loro volgevano prospere: poteva quindi con sicurtà rischiarsi a favellare con tale un linguaggio, che qualunque altro uomo sospettato di sentimenti repubblicani, usandolo, sarebbe stato gettato dentro la Torre. Era stato lungo tempo capo di una forte colleganza parlamentare, che chiamavasi l’Alleanza Occidentale, e comprendeva molti gentiluomini delle Contee di Devon, Somerset e Cornwall.[313]
In tutte le Camere de’ Comuni, un membro che abbia eloquenza, sapere e pratica degli affari, e insieme ricchezze ed illustre nascimento, è d’uopo che venga altamente predistinto. Ma in una Camera dalla quale erano esclusi molti degli oratori e de’ periti eminenti del secolo, e che era popolata di genti che non avevano mai udita una discussione, la influenza d’un tanto uomo era singolarmente formidabile. Veramente, a Seymour mancava il peso del carattere morale, come colui che era licenzioso, profano, corrotto, e così superbo da sdegnare ogni cortesia, e tuttavia non tanto da aborrire dagli illeciti guadagni. Ma era uno alleato così utile, e un nemico così malefico, che spesso veniva corteggiato anco da coloro che maggiormente lo detestavano.[314]
Adesso ei trovavasi di cattivo umore contro il Governo. Il riordinamento de’ borghi occidentali aveva indebolita la influenza di lui in vari luoghi. Il suo orgoglio aveva sofferto all’esaltamento di Trevor al seggio presidenziale; e ben tosto ei colse il destro di vendicarsene.
XXX. Il dì ventesimosecondo di maggio, fu ordinato ai Comuni di recarsi alla barra de’ Lordi, dove il Re dal trono profferì un discorso innanzi ambedue le Camere. Dichiarò d’essere fermo a mantenere il governo stabilito nella Chiesa e nello Stato. Ma scemò lo effetto di questa dichiarazione con istrani ammonimenti ai Comuni. Disse di temere che essi fossero per avventura disposti a concedergli danari alla spicciolata di quando in quando, con la speranza di così forzarlo a convocarli spesso. Ma gli avvertiva che egli non era uomo da essere raggirato, e che ove essi desiderassero ragunarsi di frequente, dovevano con lui condursi bene. Ed essendo manifestissima cosa che il governo non poteva tirare avanti senza pecunia, sotto coteste espressioni chiaramente sottintendevasi, che qualora essi non avessero voluto dargliene quanta ei ne desiderava, se la sarebbe presa da sè. Strano a dirsi! una simigliante allocuzione fu accolta con fragorosi applausi dai gentiluomini Tory che stavano alla barra. Cotali acclamazioni erano allora d’uso. Adesso, da molti anni in qua, i Parlamenti hanno adottato il grave e decoroso costume d’ascoltare con rispettoso silenzio tutte l’espressioni, accettabili o non accettabili, che vengono profferite dal trono.[315]
Era allora usanza che, dopo avere il Re con brevi parole significato le ragioni di convocare il Parlamento, il Ministro che teneva il Gran Sigillo, spiegasse con più larghezza alle Camere la condizione delle pubbliche cose. Guildford, ad imitazione de’ suoi predecessori Clarendon, Bridgeman, Shaftesbury e Nottingham, aveva apparecchiato una elaborata orazione; ma, con suo grave dolore, trovò non esservi mestieri de’ suoi servigi.[316]
XXXI. Appena i Comuni furono ritornati nella propria sala, venne proposto che si formassero in comitato a fine di stabilire la rendita da darsi al Re.