I. I Whig fuorusciti nel Continente.—II. Loro corrispondenti in Inghilterra.—III. Carattere dei principali fuorusciti; Ayloffe.—IV. Wade; Goodenough.—V. Rumbold.—VI. Lord Grey.—VII. Monmouth.—VIII. Ferguson.—IX. Fuorusciti scozzesi; il Conte d’Argyle.—X. Sir Patrizio Hume.—XI. Sir Giovanni Cochrane; Fletcher di Saltoun.—XII. Condotta irragionevole de’ fuorusciti scozzesi.—XIII. Apparecchi per un tentativo contro l’Inghilterra e la Scozia.—XIV. Giovanni Locke.—XV. Apparecchi fatti dal Governo a difendere la Scozia.—XVI. Colloquio di Giacomo con gli ambasciatori olandesi; sforzi inefficaci del Principe d’Orange e degli Stati Generali per impedire Argyle d’imbarcarsi.—XVII. Argyle si parte dall’Olanda.—XVIII. Sbarca in Iscozia.—XIX. Contende coi suoi seguaci.—XX. Disposizione del popolo scozzese.—XXI. Le forze d’Argyle vengono disperse, ed egli è fatto prigioniero.—XXII È decapitato.—XXIII. Decapitazione di Rumbold.—XXIV. Morte di Ayloffe.—XXV. Devastazione della contea d’Argyle; sforzi inefficaci a impedire che Monmouth partisse dall’Olanda.—XXVI. Suo arrivo a Lyme.—XXVII. Suo Proclama.—XXVIII. Sua popolarità nelle contrade occidentali dell’Inghilterra.—XXIX. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Bridport.—XXX. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Axminster.—XXXI. Le nuove della ribellione giungono a Londra.—XXXII. Lealtà del Parlamento.—XXXIII. Accoglienza fatta a Monmouth in Taunton—XXXIV. Egli prende il titolo di Re.—XXXV. Accoglienza fattagli in Bridgewater.—XXXVI. Apparecchi del Governo per opporglisi.—XXXVII. Disegno di Monmouth rispetto a Bristol.—XXXVIII. Lo abbandona.—XXXIX. Scaramuccia seguita in Philip’s Norton.—XL. Monmouth è scuorato.—XLI. Ritorna a Bridgewater.—XLII. L’esercito regio pone il campo presso Sedgemoor.—XLIII Battaglia di Sedgemoor.—XLIV. I ribelli vengono inseguiti.—XLV. Esecuzioni militari; fuga di Monmouth.—XLVI. È preso.—XLVII. Scrive una lettera al Re.—XLVIII. E condotto a Londra.—XLIX. Suo incontro col Re—L. Sua decapitazione.—LI. La memoria di lui è cara al popolo basso.—LII. Crudeltà de’ soldati nelle contrade occidentali; Kirke.—LIII Jeffreys si reca nelle contrade occidentali.—LIV. Processo di Alice Lisle.—LV. Il tribunale di sangue.—LVI. Abramo Holmes.—LVII. Cristoforo Battiscombe.—LVIII. Gli Hewling.—LIX. Punizione di Tutchin.—LX. I ribelli sono deportati.—LXI. Confische ed estorsioni.—LXII. Rapacità della Regina e delle sue dame.—LXIII. Caso di Grey.—LXIV. Casi di Cochrane, di Storey, di Wade, di Goodenogh e di Ferguson.—LXV. Jeffreys è creato Lord Cancelliere. Processo ed esecuzione giudiciale di Cornish.—LXVI. Processi ed esecuzioni di Fernley e d’Elisabetta Gaunt.—LXVII. Processo ed esecuzione di Bateman.—LXVIII. Crudele persecuzione contro i Protestanti Dissenzienti.
I. Verso la fine del regno di Carlo II, alcuni Whig che erano stati profondamente implicati nella congiura cotanto fatale al loro partito, e sapevano come fossero fatti segno all’ira implacabile del Governo, avevano cercato asilo nei Paesi Bassi.
Cotesti fuorusciti erano generalmente uomini d’indole ardente e di debole giudizio. Stavano anche sotto la influenza di quella illusione che sembra appartenere segnatamente alla condizione di esule. Un uomo politico, cacciato in bando da una fazione avversa, comunemente guarda traverso ad un falso strumento la società ch’egli ha lasciata. I desiderii, le speranze, i rancori suoi gli fanno apparire ogni cosa scolorata e scontorta. Ei pensa che ogni lieve malcontento debba produrre una rivoluzione. Ogni baruffa gli sembra una ribellione. Non intende come la patria non lo pianga nel modo medesimo ch’egli la piange. Immagina che tutti i suoi vecchi colleghi, i quali godono tuttavia i domestici comodi e le agiatezze loro, siano tormentati dai medesimi sentimenti che gli rendono grave la vita. Come la espatriazione diventa più lunga, i suoi vaneggiamenti si accrescono. Il correre del tempo, che tempera lo ardore degli amici da lui lasciati indietro, gli accresce la fiamma nel cuore. Ciascun giorno che passa gli rende maggiore la impazienza ch’ei sente di rivedere la terra natia, e ciascun giorno la sua terra natia lo rimembra e lo compiange meno. Tale illusione diventa quasi una insania, ogni qual volta molti esuli che soffrono per la medesima causa, si trovano insieme in terra straniera. La precipua delle loro faccende è quella di ragionare intorno a ciò che essi erano un tempo, e a ciò che potrebbero essere in futuro; di incitarsi a vicenda contro il comune nemico; di pascersi con frenetiche speranze di vittoria e di vendetta. Così essi diventano maturi per certe intraprese, che a prima vista verrebbero giudicate disperate da chiunque non sia stato dalla passione privato del senso di calcolare le probabilità di prospero successo.
II. In tali condizioni erano molti de’ fuorusciti che s’erano insieme ridotti nel continente. Il carteggio che tenevano coll’Inghilterra, era per la più parte tale, da eccitare gli animi loro, e da farli farneticare. Le idee che avevano rispetto alla disposizione dell’opinione pubblica, venivano loro precipuamente dai peggiori uomini del partito Whig; uomini che erano cospiratori e libellisti per mestiere, perseguiti dagli ufficiali della giustizia, forzati ad andar svicolando travestiti per i chiassuoli della città, e talvolta a starsi nascosti per intere settimane nelle soffitte o nelle cantine. Gli uomini di Stato che erano stati l’ornamento del partito patriottico, che avevano poscia governati i Consigli della Convenzione, avrebbero porto ammonimenti assai diversi da quelli, che davano uomini come Giovanni Wildman ed Enrico Danvers.
Wildman aveva servito quaranta anni innanzi nell’esercito parlamentare; ma s’era meglio fatto notare come agitatore che come soldato, ed aveva ben presto abbandonato il mestiere delle armi per un altro più adatto all’indole sua. L’odio ch’egli sentiva per la monarchia, lo aveva implicato in una lunga serie di congiure, prima contro il Protettore e poi contro gli Stuardi. Ma al fanatismo congiungeva grandissima sollecitudine per la propria sicurezza. Aveva l’arte maravigliosa di rasentare l’abisso del tradimento, senza precipitarvisi. Niuno intendeva meglio il modo d’incitare altrui alle disperate intraprese con parole, le quali, ripetute dinanzi ai giurati, potessero parere innocenti, o, alla peggio, ambigue. Tanta era la sua astuzia, che quantunque ei perpetuamente congiurasse, e fosse conosciuto ch’ei stesse congiurando; e quantunque un governo vendicativo gli avesse lungamente tenuto gli occhi addosso; ei schivò ogni pericolo, e morì nel proprio letto, dopo d’avere veduto, pel corso di due generazioni, i suoi compiici finire sulle forche.[326] Danvers era un uomo della medesima genia, caldo di cervello e vile di cuore, sempre spinto dallo entusiasmo sull’orlo del pericolo, e sempre dalla codardia fermato su quell’orlo. Esercitava non poca influenza sopra sopra una parte de’ Battisti, aveva scritto molto in difesa delle loro peculiari opinioni; e studiandosi di palliare i delitti di Mattia e di Giovanni di Leida, erasi attirata sul capo la severa censura dei più rispettabili Puritani. Forse, s’egli avesse avuto un po’ di coragggio, avrebbe calcate le orme degli sciagurati ch’ei difendeva. In quel tempo, viveva nascosto per sottrarsi alla caccia che gli davano gli ufficiali della giustizia; imperciocchè il Governo, avendolo scoperto autore d’uno scritto pieno di gravissime calunnie, aveva dato ordini per arrestarlo.[327]
III. È facile immaginare quale specie di notizie e di consigli, uomini come questi che abbiamo descritti, potessero mandare ai fuorusciti nelle Fiandre. Pochi esempi serviranno a darci idea del carattere di quei fuorusciti.
Uno de’ più cospicui fra loro, era Giovanni Ayloffe, legale, congiunto d’affinità con gli Hyde, e per mezzo loro con Giacomo. Ayloffe si era ben per tempo reso notevole per un capriccioso insulto fatto al Governo. Allorquando la prevalenza della corte di Versailles aveva destata universale inquietudine, egli erasi rischiato a porre nel seggio presidenziale della Camera de’ Comuni una scarpa di legno, che presso gl’Inglesi era simbolo della tirannia francese. Erasi poscia implicato nella congiura de’ Whig; ma non abbiamo ragione di credere ch’egli fosse partecipe del disegno di assassinare i due reali fratelli. Era uomo fornito di doti e di coraggio; ma il suo carattere morale non era commendevole. I teologi puritani bisbigliavano ch’egli fosse uno spensierato Gallione,[328] o qualche cosa di peggio; e che qualunque si fosse lo zelo ch’ei professava per la libertà civile, i Santocchi avrebbero fatto bene ad evitare ogni relazione con lui.[329]
IV. Nataniele Wade, era, al pari d’Ayloffe, legale. Aveva abitato lungo tempo in Bristol, e nel circostante paese erasi acquistata rinomanza di repubblicano. Un tempo aveva concepito il disegno di emigrare a New Jersey, dove sperava trovare istituzioni, meglio che quelle d’Inghilterra, accomodate alle sue voglie. La sua operosità nel condurre le elezioni lo aveva reso noto ad alcuni nobili Whig, i quali se n’erano giovati nello esercizio della sua professione, e lo avevano in fine ammesso ai loro più secreti consigli. S’era molto immischiato nel piano della insurrezione, togliendosi l’incarico di sommuovere e capitanare il popolo della propria città. Era stato anche nel segreto delle più odiose congiure contro la vita di Carlo e di Giacomo. Ma dichiarò sempre, che quantunque fosse a parte del secreto, lo aveva abborrito, tentando perfino di dissuadere i suoi colleghi dal mandare ad esecuzione il loro disegno. E’ sembra che Wade, come uomo educato alle occupazioni civili, possedesse in modo non ordinario quella specie di destrezza e di vigore che fanno un buon soldato. Per isventura, i suoi principii e il suo coraggio dettero prova di non essere di forza bastevole a sostenerlo, quando, finito il conflitto, egli nel fondo d’un carcere non aveva altra scelta che la morte o la infamia.[330]