I figli degli uomini, che quaranta anni innanzi avevano difese le mura di Taunton contro i realisti, adesso accoglievano Monmouth con acclamazioni di gioia e d’affetto. Ogni uscio, ogni finestra era adornata di festoni di fiori. Nessuno mostravasi nelle vie senza portare fitta al cappello una verde fronda, insegna della causa popolare. Le damigelle delle più insigni famiglie della città tessevano i vessilli degl’insorgenti. E in ispecie una bandiera, nella quale a magnifici ricami erano rappresentati gli emblemi della regia dignità, fu offerta a Monmouth da un drappello di fanciulle. Egli accettò il dono con quelle incantevoli maniere che erano tutte sue. La damigella che guidava la processione, lo presentò anco d’una piccola Bibbia di gran pregio. Egli la prese con riverenza, e disse: «Io vengo a difendere le verità che si contengono in questo libro, o a suggellarle, qualora bisogni, col sangue mio.»[386]
Ma intanto che Monmouth beavasi degli applausi della moltitudine, non poteva non accorgersi, con timore e rammarico, che le classi alte procedevano, quasi senza eccezione, ostili alla sua intrapresa, e che nessuna delle Contee, dove ei si era mostrato, insorgeva. Era stato assicurato da agenti che dicevano di saperlo da Wildman, come tutta l’aristocrazia Whig agognasse a correre alle armi. Ciò non ostante, era scorsa più d’una settimana da che la sua bandiera era stata inalberata in Lyme. I lavoranti, i piccoli fattori, i bottegai coi loro giovani, i predicatori dissenzienti, erano corsi in folla al campo de’ ribelli; ma nè anche un solo Pari, o baronetto, o cavaliere, o membro della Camera de’ Comuni, tranne qualche scudiere di sì poca importanza da non essere mai stato commissario di pace, erasi congiunto con gl’invasori. Ferguson, il quale fino dalla morte di Carlo era sempre stato l’angiolo malvagio di Monmouth, trovò lì pronto il consiglio. Il Duca, evitando di assumere il titolo di Re, erasi messo in una falsa postura. Se si fosse dichiarato sovrano d’Inghilterra, la sua causa avrebbe avuto sembiante di legalità. Adesso era impossibile conciliare il suo Manifesto coi principii della Costituzione. Era chiaro che o Monmouth o il suo zio era il Re legittimo. Monmouth non si rischiò a chiamarsi Re legittimo, e nondimeno negava che il suo zio lo fosse. Coloro che stavano per Giacomo, pugnavano per il solo uomo il quale s’era avventurato a pretendere al trono; e però, secondo le leggi del reame, facevano il proprio debito. Coloro che parteggiavano per Monmouth, combattevano per un sistema politico ignoto, che era da stabilirsi da una Convenzione non ancora esistente. Non è meraviglia che gli uomini cospicui per grado ed opulenza, si tenessero alieni da una intrapresa che minacciava distruggere quel sistema, nella cui durata essi avevano cotanto interesse. Se il Duca avesse proclamata la propria legittimità ed assunta la Corona, avrebbe a un tratto abbattuta la predetta obiezione. La questione non sarebbe più stata tra l’antica Costituzione e la nuova; sarebbe bensì stata semplice questione di diritto ereditario tra due principi.
XXXIV. Con simiglianti argomenti, Ferguson, quasi immediatamente dopo lo sbarco, aveva con insistenza stimolato il Duca a proclamarsi Re; e Grey opinava nel modo medesimo. Monmouth avrebbe assai volentieri seguito il loro consiglio; ma Wade ed altri repubblicani lo avversavano, e il loro capo con la usata pieghevolezza cesse alle ragioni che adducevano. In Taunton la questione fu rimessa in campo. Monmouth chiamò a sè coloro che dissentivano, li assicurò che ei non vedeva altro modo ad ottenere lo aiuto dell’aristocrazia di qualunque partito si fosse, e gli riuscì di strappare loro mal grado il consentimento. La mattina del dì ventesimo di giugno, egli fu proclamato Re nella piazza di Taunton. I suoi seguaci ripetevano il suo titolo con gioia ed affetto. Ma potendo nascere confusione, ove si fosse chiamato Re Giacomo II, lo chiamavano spesso col nome strano di Re Monmouth; col quale nome il male arrivato principe era spesso ricordato, a memoria di uomini tuttora viventi, nelle Contee occidentali.[387]
In meno di ventiquattro ore, dopo ch’egli ebbe assunto il titolo di Re, promulgò vari proclami muniti della sua firma. Con uno poneva a prezzo la testa del rivale. Con un altro dichiarava illegale assemblea il Parlamento allora ragunato in Westminster, e comandava ai membri che si sciogliessero. Col terzo, inibiva al popolo di pagare le tasse all’usurpatore. Col quarto dichiarava Albemarle traditore.[388]
Albemarle mandò cotesti proclami a Londra, solo come esempi di follia e d’impertinenza. Non fecero altro effetto, che quello di destare maraviglia e disprezzo; nè Monmouth aveva ragione di credere che l’assunzione del titolo regio avesse migliorate le sue condizioni. Soltanto una settimana era corsa da che egli si era solennemente obbligato a non prendere la Corona, finchè un libero Parlamento non avesse riconosciuti i suoi diritti. Rompendo quella promessa, era incorso nello addebito di leggerezza, se non di perfidia. La classe ch’egli aveva sperato di trarre al suo partito, seguitò a tenersi in disparte. Le ragioni che impedivano ai gran Lordi e gentiluomini Whig di riconoscere lui come Re, erano per lo meno forti al pari di quelle onde erano stati impediti dal correre a lui come loro Capitano generale. Egli è vero che aborrivano la persona, la religione e la politica di Giacomo; ma questi più non era giovine. La maggiore delle sue figlie era giustamente diletta al popolo, come quella che fermamente aderiva alla fede riformata; ed era moglie di un principe che era il capo ereditario de’ Protestanti del Continente, d’un principe ch’era stato educato in una repubblica, e che supponevasi avere sentimenti convenevoli a un Re costituzionale. Era egli savio partito esporsi agli orrori della guerra civile per la semplice probabilità di ottenere subitamente ciò che la natura, senza spargimento di sangue, senza violazione della legge, avrebbe con ogni probabilità, fra non molti anni, fatto? Forse v’erano ragioni per cacciar via Giacomo; ma dov’erano le ragioni per innalzare Monmouth? Escludere un principe dal trono per cagione d’inettitudine, era un partito consono ai principii de’ Whig. Ma non era principio alcuno, secondo il quale si potessero escludere gli eredi legittimi, i quali venivano riputati non solo irreprensibili, ma altamente meritevoli della pubblica fiducia. Nessun uomo di senno avrebbe creduto che Monmouth fosse legittimo, o, per meglio dire, ch’ei si tenesse legittimo. Egli era, dunque, non un semplice usurpatore, ma un usurpatore di pessima specie; cioè un impostore. S’egli avesse voluto provare il suo preteso diritto con forme legali, lo avrebbe potuto fare solo per mezzo di falsi documenti e di spergiuri. Tutti gli onesti e savi uomini non amavano vedere una frode,—la quale, ove fosse stata adoperata ad ottenere il possesso d’una cosa, sarebbe stata punita con il flagello e la gogna,—ricompensata col trono dell’Inghilterra. La vecchia nobiltà del reame, non sapeva patire che il bastardo di Lucia Walters fosse preferito ai legittimi discendenti dei Fitzalans e dei De Veres. Coloro che sapevano spingere più lungi gli sguardi, era d’uopo s’accorgessero, che ove a Monmouth fosse riuscito di abbattere il Governo esistente, ne sarebbe nata una guerra tra lui e la Casa d’Orange; guerra che avrebbe potuto durare più lungo tempo e produrre maggiori calamità di quella delle Rose; guerra che avrebbe forse divisi i protestanti d’Europa in partiti avversi, avrebbe accese le ostilità fra l’Inghilterra e l’Olanda, e le avrebbe rese entrambe facile preda della Francia. E’ sembra, adunque, che tutti i principali Whig opinassero che la impresa di Monmouth non potesse non finire con qualche grande disastro per la nazione, ma che la sua sconfitta sarebbe stata un disastro minore della sua vittoria.
E’ non fu solo per la inazione della Aristocrazia Whig che gl’invasori rimasero sconcertati. La ricchezza e la potenza di Londra, nella precedente generazione, erano bastate, e potevano nuovamente bastare a far traboccare la bilancia in un conflitto civile. I Londrini avevano per innanzi date assai prove dell’odio loro contro il papismo, e dell’affetto loro verso il Duca Protestante. Egli aveva troppo di leggieri creduto che, appena posto il piede nell’isola, la metropoli sarebbe insorta. Ma, benchè avesse ricevuto la nuova che migliaia di cittadini eransi arruolati come volontari per combattere a pro della buona causa, nulla fu fatto. Vero è che gli agitatori che avevano promesso di sorgere al primo segno, e che s’erano forse immaginati, mentre il pericolo era lontano, che avrebbero avuto animo di mantenere la loro promessa, scoraggiaronsi appena videro avvicinarsi il tempo critico. Wildman s’impaurì tanto, che sembrava avesse perduto lo intendimento. Danvers, in prima, scusò la propria inazione dicendo che non avrebbe prese le armi finchè Monmouth non si fosse proclamato Re; e allorquando Monmouth ciò fece, il vigliacco gli volse le spalle, dichiarando che i buoni repubblicani rimanevano sciolti d’ogni promessa fatta ad un capo che aveva così vergognosamente rotta la fede. In ogni tempo gli esempi più vili della umana natura sono da trovarsi fra’ demagoghi![389]
Il giorno che seguì a quello in cui Monmouth aveva assunto il nome di Re, ei marciò da Taunton a Bridgewater. Fu notato come egli non fosse di buon umore. Le acclamazioni delle migliaia di fedeli che lo circuivano per ogni dove si volgesse, non valsero a cacciare la nube che gli sedeva sul ciglio. Coloro che lo avevano veduto cinque anni innanzi mentre viaggiava la Contea di Somerset, non potevano senza commiserazione osservare i segni del cordoglio e dell’ansietà sopra quelle soavi e piacevoli sembianze che avevano conquiso il cuore di tanti.[390]
Ferguson era d’umore assai diverso. In costui la ribalderia era mescolata con una strana vanità, che rendeva immagine d’insania. Il pensiero ch’egli avesse suscitata una ribellione e conceduta una Corona, aveva dato volta al suo cervello. Pavoneggiavasi brandendo la spada, e gridando alla folla ragunata a vedere l’armata partirsi da Taunton: «Guardatemi! Voi avete sentito parlare di me. Io sono Ferguson, la cui testa è stata messa a prezzo per tante centinaia di lire sterline.» E quest’uomo, senza principii e insieme infermo di cervello, signoreggiava lo intelletto e la coscienza dello sventurato Monmouth![391]
XXXV. Bridgewater era una delle poche città le quali avessero tuttavia alcuni magistrati Whig. Il gonfaloniere e gli aldermanni uscirono vestiti degli abiti propri della dignità loro ad accogliere il Duca, e, precedendolo, lo condussero nella maggior piazza, e lo proclamarono Re. Le sue truppe trovarono comodi alloggiamenti, e furono provviste del bisognevole con poca spesa, o gratuitamente, dal popolo della città e de’ luoghi circostanti. Egli andò ad alloggiare nel Castello, edifizio che era già stato onorato da altri principi. L’armata s’accampò lì presso. Essa allora comprendeva circa seimila uomini, e se non ci fosse stato difetto d’armi, si sarebbe potuta aumentare del doppio. Il Duca aveva seco portato dal continente una scarsa provvista di picche e d’archibugi. Molti de’ suoi seguaci, quindi, non avevano altre armi che gli strumenti che essi usavano nell’agricoltura o nelle miniere. Il più formidabile di questi rozzi strumenti da guerra, era formato della lama di una falce legata alla punta d’un palo.[392] Ai decurioni delle campagne circostanti a Taunton e Bridgewater, fu fatto comandamento di cercare falci dove che si fosse, e portarne quante ne avessero potuto trovare al campo. Nientedimeno, e’ fu impossibile, anche con questi ingegni, satisfare alle richieste; e gran numero di gente desiderosa di farsi iscrivere ne’ ruoli militari, fu rimandata.[393]
I fanti erano divisi in sei reggimenti. Molti di loro avevano appartenuto alla milizia civica, e portavano tuttavia i loro uniformi rossi e gialli. I cavalli erano circa mille; ma la più parte degli uomini avevano grossi puledri, quali allora si lasciavano crescere a branco nelle maremme della Contea di Somerset, a fine di fornire Londra con cavalli da cocchio e da carretta. Questi animali erano così disadatti agli usi militari, che non avevano nè anche imparato ad obbedire alla briglia, ed appena sentivano il suono del tamburo o lo scoppio d’un’arma, non era possibile governarli. Una piccola legione di quaranta Guardie del Corpo, bene armate sopra buoni cavalli a proprie spese, stavano presso a Monmouth. Il popolo di Bridgewater, che s’era arricchito esercitando un utile traffico nella costa, lo provvide di una piccola somma di danari.[394]