Nel corso deʼ diciotto susseguenti mesi, vi fu qualche speranza che la influenza di Halifax prevalesse, e che la Corte di Whitehall ritornasse alla politica della Triplice Alleanza. Guglielmo nutrì avidamente in cuore tale speranza, e fece ogni sforzo per conseguire lʼamicizia di Carlo. La ospitalità che Monmouth trovò allʼAja, deve principalmente attribuirsi alla brama che il Principe aveva di appagare i segreti desideri del padre di Monmouth. Appena morto Carlo, Guglielmo mirando ognora intentamente al supremo suo scopo, di nuovo cangiò contegno. Aveva ospitato Monmouth per piacere al Re defunto. Affinchè il Re Giacomo non avesse argomento di querelarsi, Monmouth ebbe commiato. Abbiamo veduto come, scoppiata la insurrezione delle contrade occidentali, i reggimenti inglesi che servivano in Olanda, fossero, alla prima richiesta, mercè gli sforzi del Principe, mandati alla patria loro. Per vero dire, Guglielmo anche si offerse a comandare in persona contro i ribelli; e che tale offerta fosse perfettamente sincera, non potrà mai dubitarsi, solo che si leggano le sue lettere confidenziali a Bentinck.[222]

Il Principe manifestamente in quel tempo sperava, che il gran disegno al quale nella mente sua ogni altra cosa era subordinata, fosse approvato e sostenuto dal suo suocero. Lʼaltero linguaggio che allora Giacomo teneva verso la Francia, la prontezza con che egli consentì ad una alleanza difensiva con le Provincie Unite, la inclinazione chʼegli mostrava a collegarsi con la Casa dʼAustria, accrescevano cotesta speranza. Ma poco dopo rabbuiossi la scena. La caduta di Halifax, la rottura tra Giacomo e il Parlamento, la proroga, lo annunzio distintamente fatto dal Re ai ministri stranieri che oramai la politica estera non lo distrarrebbe dallo intendere a trovare provvedimenti onde rinvigorire la regia prerogativa e promuovere glʼinteressi della sua Chiesa, posero fine a tanta illusione. Chiaro vedevasi, che arrivato il tempo critico per la Europa, la Inghilterra, signoreggiata da Giacomo, o sarebbe rimasta inoperosa, o avrebbe operato in unione della Francia.

XIII. E la crisi europea era imminente. La Casa dʼAustria, dopo una serie di vittorie, erasi assicurata dʼogni pericolo da parte della Turchia, e non trovavasi più nella necessità di sostenere pazientemente le usurpazioni e glʼinsulti di Luigi. Per lo che, nel luglio del 1686, fu firmato in Augusta un trattato, col quale i Principi dello Impero collegavansi strettamente insieme a vicendevole difesa. Il Re di Spagna e di Svezia erano parti di cotesta alleanza; lʼuno come Sovrano delle provincie comprese nel circolo della Borgogna, lʼaltro come Duca di Pomerania. I confederati dichiaravano di non avere intendimento alcuno di aggredire, nè voglia dʼoffendere nessun potentato, ma erano bene risoluti di non tollerare la minima infrazione dei diritti che il Corpo Germanico possedeva sotto la sanzione del diritto pubblico e della pubblica fede. Vincolavansi tutti a difendersi in caso di bisogno, e stabilivano le forze che ogni membro della lega dovesse apprestare, ove fosse mestieri respingere lʼaggressione.[223] Il nome di Guglielmo non si leggeva in quellʼatto; ma tutti sapevano che esso era opera di lui, e prevedevano che tra breve tempo egli sarebbe nuovamente il capitano dʼuna coalizione contro la Francia. In cosiffatte circostanze, tra lui e il vassallo della Francia non poteva esistere buono e cordiale intendimento. Non vʼera aperta rottura, non ricambio di minacce o di rimproveri; ma il suocero e il genero sʼerano per sempre lʼuno dallʼaltro separati.

XIV. Nel tempo medesimo in cui il Principe era così diviso dalla Corte dʼInghilterra, andavano disparendo le cagioni che avevano fino allora prodotto freddezza tra lui e i due grandi partiti del popolo inglese. Gran parte, che formava forse una maggioranza numerica, dei Whig, aveva prestato favore a Monmouth: ma Monmouth non era più. I Tory, dallʼaltro canto, avevano temuto che glʼinteressi della Chiesa anglicana non avessero ad essere sicuri sotto lo impero dʼun uomo educato fraʼ presbiteriani olandesi, e, come ciascuno sapeva, di larghe opinioni rispetto ai vestimenti, alle cerimonie, allo episcopato: ma dacchè quella Chiesa diletta era stata minacciata da molto maggiori pericoli, cosiffatti timori erano quasi spenti. In tal guisa, nello istante medesimo, ambidue i grandi partiti cominciarono a porre le speranze e lo affetto loro nello stesso capo. I vecchi repubblicani non potevano ricusare la loro fiducia ad un uomo, il quale aveva per molti anni degnamente tenuta la più alta magistratura dʼuna repubblica. I vecchi realisti credevano di agire secondo i loro principii, tributando profonda riverenza ad un Principe cotanto vicino al trono. In tali condizioni, era cosa di massima importanza la perfetta unione tra Guglielmo e Maria. Un malinteso tra la erede presuntiva della Corona e il marito, avrebbe prodotto uno scisma in quella vasta massa che da ogni parte andavasi raccogliendo intorno al vessillo dʼun solo capo. Avventuratamente, ogni pericolo di questo malinteso fu tolto dallo intervento di Burnet; e il Principe divenne lo incontrastato capo di tutto quel gran partito che faceva opposizione al Governo, partito che quasi comprendeva la intera nazione.

Non vʼè ragione a credere che egli verso questo tempo meditasse la grande impresa alla quale poscia fu da una dura necessità trascinato. Scorgeva bene che la opinione pubblica dellʼInghilterra, comecchè i cuori fossero esasperati dagli aggravi del Governo, non era punto matura per la rivoluzione. Avrebbe senza dubbio voluto evitare lo scandolo che doveva produrre una lotta mortale tra persone strette con vincoli di consanguineità e dʼaffinità. Anche per ambizione, gli ripugnava il riconoscere dalla violenza quella grandezza alla quale egli sarebbe pervenuto pel corso ordinario della natura e della legge: perocchè, bene sapeva che ove la corona fosse regolarmente toccata in sorte alla sua moglie, le regie prerogative non patirebbero detrimento; ed allʼincontro, se ei lʼottenesse per elezione, gli verrebbe concessa con quelle condizioni che agli elettori piacesse dʼimporre. Egli, adunque, fece pensiero, come sembra, di attendere con pazienza il giorno in cui potesse con incontrastato titolo governare, e di contentarsi infrattanto di esercitare grande influenza sopra gli affari della Inghilterra, come primo Principe del sangue, e capo del partito che decisamente preponderava nella nazione, e che certo, appena ragunato il Parlamento, avrebbe decisamente preponderato in ambedue le Camere.

XV. Egli è vero che già a Guglielmo, da un uomo meno savio e più impetuoso chʼegli non fosse, era stato consigliato di appigliarsi a più audace partito. Questo consigliere era il giovane Lord Mordaunt. In quel tempo non era sorto un uomo che avesse genio più inventivo e spirito più ardimentoso di lui. Se la impresa era splendida, Mordaunt rade volte chiedeva se fosse fattibile. La sua vita fu un bizzarro romanzo, composto di misteriosi intrighi dʼamore e di politica, di violente e rapide variazioni di scena e di fortuna, e di vittorie somiglievoli a quelle dʼAmadigi e di Lancillotto, più presto che a quelle di Lussemburgo e dʼEugenio. Gli episodii disseminati nella sua strana istoria erano cónsoni a tutto il tenore della vita sua. Vʼerano notturni incontri con ladroni generosi; e dame nobili e belle liberate dalle mani deʼ loro rapitori. Mordaunt essendosi reso notevole per la eloquenza e lʼaudacia con che nella Camera deʼ Lordi erasi opposto alla Corte, tosto dopo la proroga del Parlamento, si rifuggì allʼAja, e propose a Guglielmo di fare una sùbita discesa in Inghilterra. Erasi persuaso che sarebbe stato così facile sorprendere tre grandi Regni, come lungo tempo dopo gli tornò facile sorprendere Barcellona.

XVI. Guglielmo ascoltò, ripensò, e rispose, con parole vaghe: il bene dellʼInghilterra stargli tanto a cuore, che non lo perderebbe mai dʼocchio.[224] Qualunque fossero i suoi intendimenti, non era probabile chʼei si scegliesse a confidente un temerario e vanaglorioso cavaliere errante. Questi due mortali nullʼaltro avevano di comune che il coraggio personale, il quale in entrambi giungeva allʼaltezza dʼun favoloso eroismo. Mordaunt aveva bisogno solamente di eccitarsi nel conflitto, e di rendere attonito il mondo. Guglielmo mirava perpetuamente ad un solo gran fine, al quale era trascinato da una forte passione, chʼegli reputava sacro dovere. Onde ridursi a quel fine, faceva prova dʼuna pazienza, siccome una volta egli disse, simile a quella con cui aveva veduto nel canale un marinaio lottare contro la corrente, spesso ricacciato indietro, ma non cessando mai di spingersi innanzi, satisfatto se potesse con molte ore di fatica, avanzare di pochi passi.[225] Il Principe pensava che le imprese le quali non lo facevano avvicinare a cotesto fine, per quanto il volgo potesse estimarle gloriose, fossero vanità fanciullesche.

Sʼavvisò, quindi, di ricusare il consiglio di Mordaunt; e senza alcun dubbio ei fece bene. Se Guglielmo nel 1686, o anche nel 1687, avesse tentato di fare ciò che egli fece con tanto prospero esito nel 1688, è probabile che molti Whig, alla sua chiamata, sarebbero corsi alle armi; ma avrebbe, ad unʼora, sperimentato la nazione non essere per anche apparecchiata ad accogliere un liberatore armato che veniva da terra straniera, e la Chiesa non essere stata provocata e insultata fino a porre in dimenticanza la dottrina politica, della quale sʼera per tanto tempo singolarmente inorgoglita. I vecchi Cavalieri sarebbero accorsi intorno al regio vessillo: si sarebbe, probabilmente, in tutti i tre Regni accesa una guerra civile, lunga e sanguinosa al pari di quella della precedente generazione. E mentre nelle Isole Britanniche infuriasse siffatta guerra, che non avrebbe mai potuto tentare Luigi nel continente? E quale speranza sarebbe rimasta alla Olanda, emunta di forze militari ed abbandonata dal suo Statoldero?

XVII. Guglielmo, adunque, fu pago per allora di provvedere in modo da rendere concorde e rianimare la potente opposizione dalla quale era riconosciuto come capo. E ciò non era difficile. La caduta degli Hydes aveva destato in tutta la Inghilterra strano timore e forte sdegno. Tutti accorgevansi, oggimai trattarsi di sapere non se il protestantismo sarebbe predominante, ma se sarebbe tollerato. Al Tesoriere era succeduta una Commissione, della quale era capo un papista. Il Sigillo Privato era stato affidato ad un papista. Al Lord Luogotenente dʼIrlanda era succeduto un uomo, il quale non aveva nessun altro merito per quellʼalto ufficio, tranne dʼessere papista. Lʼultima persona che un Governo, sollecito del bene dello Stato, avrebbe dovuto mandare a Dublino, era Tyrconnel. Per le sue maniere brutali era indegno di rappresentare la maestà della Corona. Per la pochezza dello intendimento e la violenza dellʼindole, era inetto a maneggiare gravi affari di Stato. Lʼodio mortale chʼegli sentiva pei possessori della più parte del suolo dʼIrlanda, lo rendeva segnatamente inabile a governare quel Regno. Ma la sua intemperante bacchettoneria era reputata bastevole espiazione della intemperanza delle altre sue passioni; e a contemplazione del suo odio contro la fede riformata, lo lasciavano abbandonarsi senza freno al suo odio contro il nome inglese. Tale era allora il vero intendimento del Re intorno ai diritti della coscienza! Voleva che il Parlamento abrogasse tutte le incapacità delle quali erano gravati i papisti, solo perchè potesse alla sua volta imporre pari incapacità ai Protestanti. Chiaro vedevasi che sotto un simigliante Principe lʼapostasia era il solo sentiero da condurre alla grandezza. E non pertanto, era un sentiero pel quale pochi rischiavansi di procedere; avvegnachè lo spirito nazionale fosse ormai desto, e ad ogni rinnegato toccasse soffrire tanto scherno ed abborrimento da parte del pubblico, che anche i cuori più induriti e nudi di vergogna non potevano non sentirlo.

XVIII. Non può negarsi che alcune notevoli conversioni di recente avevano avuto luogo; ma tutte erano tali da accrescere poco credito alla Chiesa di Roma. Due uomini dʼalto grado, Enrico Mordaunt Conte di Peterborough, e Giacomo Cecil Conte di Salisbury, avevano abbracciata quella religione. Ma Peterborough, il quale era stato operoso soldato, cortigiano e diplomatico, allora giaceva affranto dagli anni e dalle infermità; e coloro che lo vedevano procedere per le sale di Whitehall barcollante, appoggiato ad un bastoncello e ravvolto di pannilani e dʼimpiastri, della sua diserzione confortavansi pensando chʼegli sʼera mantenuto fido alla religione degli avi finchè le sue facoltà intellettive non furono spente.[226] La imbecillità di Salisbury era passata in proverbio. Oltremodo sensuale, era tanto ingrassato che appena si poteva muovere, e quel corpo tardo era degno abitacolo dʼunʼanima stupida. Le satire di queʼ tempi lo dipingono come uomo nato stampato per farsi ingannare, il quale fino allora essendo stato vittima deʼ giuocatori, poteva di leggieri essere vittima dei frati. Una pasquinata, la quale circa lʼepoca del ritiro di Rochester, fu appiccata alla porta della casa di Salisbury nello Strand, esprimeva con grossolane parole lʼorrore con cui il savio Roberto Cecil, ove fosse potuto sorgere dal sepolcro, avrebbe veduto quale abbietta creatura era lʼerede deʼ suoi titoli ed onori.[227]