I difensori di Giacomo, ad escusarlo, hanno spesso allegato il giudizio della Corte del Banco del Re intorno alla querela collusivamente deposta contro Sir Eduardo Hales: ma tale argomento è di nessun valore; imperocchè quella sentenza, come è a tutti noto, fu ottenuta da Giacomo per mezzo di sollecitazioni e di minacce, cacciando via i magistrati scrupolosi, e sostituendone altri più cortigiani. E nondimeno, quella sentenza, tuttochè dal fôro e dalla nazione venisse generalmente considerata come incostituzionale, giunse solo ad affermare, che il sovrano, per ispeciali ragioni di Stato, può glʼindividui nominatamente esentare dagli Statuti portanti incapacità. Ma nessun tribunale, di faccia alla solenne decisione parlamentare del 1673, si era arrischialo ad affermare, che il Re avesse facoltà dʼautorizzare con un solo editto tutti i suoi sudditi a disubbidire ad interi volumi di leggi.

XXVII. Tali, nonostante, erano le condizioni deʼ partiti, che credevasi certo, la Dichiarazione di Giacomo, quantunque fosse il più audace degli attentati fatti dagli Stuardi contro le pubbliche libertà, dover piacere a quegli stessi cittadini, i quali avevano con più coraggio e pertinacia resistito a tutti gli altri attentati degli Stuardi contro le libertà pubbliche. Non era supponibile che il Protestante non-conformista, daʼ suoi concittadini diviso da dure leggi rigorosamente eseguile, volesse contrastare la validità dʼun decreto che lo alleggiava da insopportabili aggravi. Un osservatore pacato e filosofo avrebbe indubitatamente affermato, che nessun male derivante da tutte le leggi intolleranti fatte dai Parlamenti, era da paragonarsi a quello che sarebbe nato, ove il potere legislativo dal Parlamento fosse passato nelle mani del principe. Ma tanta pacatezza e filosofia non è da trovarsi in coloro che gemono nella sciagura, e ai quali sʼoffre la tentazione dʼessere subitamente liberati. Un teologo puritano non poteva punto negare, che la potestà di dispensare pretesa dalla Corona, era incompatibile coʼ principii fondamentali della Costituzione. Ma anderebbe forse scusato sʼegli avesse detto: Che importa a me della Costituzione? LʼAtto dʼUniformità lo aveva, in onta alle promissioni sovrane, privato di un beneficio chʼera sua proprietà, e lo aveva ridotto miserabile e dipendente. LʼAtto, chiamato Five-Mile-Act, lo aveva bandito dalla sua abitazione, daʼ parenti, dagli amici, da quasi tutti i luoghi pubblici. Per vigore del Conventicle-Act, gli erano stati tolti i beni, ed egli era stato seppellito in carcere fra mezzo ai ladroni ed agli assassini. Fuori di prigione si vedeva ai fianchi gli ufficiali della giustizia; era costretto a dar la mancia alle spie perchè non lo denunciassero; passava ignominiosamente travestito, per finestre e bugigattoli onde riunirsi al proprio gregge; e versando lʼonda battesimale e amministrando il pane eucaristico, tendeva gli orecchi ansiosamente ascoltando il segno che lʼavvertisse come gli uscieri si avvicinavano. Non era egli uno scherno pretendere che un uomo in siffatta guisa oppresso patisse il martirio per gli averi e la libertà deʼ suoi spogliatori ed oppressori? La Dichiarazione, per quanto potesse sembrare dispotica ai suoi felici vicini, lo liberava da tanti mali. Egli fu chiamato ad eleggere, non tra la libertà e la schiavitù, ma fra due gioghi; ed è naturale chʼegli stimasse il giogo del Re più lieve di quello della Chiesa Anglicana.

XXVIII. Mentre tali pensieri agitavansi in mente ai Dissenzienti, il partito anglicano era compreso di maraviglia e di terrore. Cotesto nuovo rivolgimento delle pubbliche cose era, a dir vero, terribile. La Casa Stuarda in lega coʼ repubblicani e coi regicidi contro i Cavalieri dʼInghilterra; il papismo in lega coʼ Puritani contro un ordinamento ecclesiastico, del quale i Puritani non querelavansi, se non che riteneva troppo deʼ riti papali: erano portenti tali da confondere tutti i calcoli degli uomini di Stato. La Chiesa doveva, adunque, essere aggredita da ogni parte; e capo della aggressione doveva essere colui che, per virtù della costituzione, era capo della Chiesa stessa. Era, quindi, naturale che rimanesse maravigliata e atterrita. E misti alla maraviglia e al terrore, destaronsi altri sinistri umori: risentimento contro lo spergiuro Principe, da essa fino allora affettuosamente servito; e rimorso delle crudeltà, a commettere le quali egli era stato complice della Chiesa, e adesso pareva dovernela punire. Ed era giusta punizione, imperocchè essa raccoglieva ciò che aveva seminato. Dopo la Restaurazione, trovandosi al più alto grado di sua potenza, non aveva ella altro spirito che vendetta. Aveva inanimati, incitati e quasi costretti gli Stuardi a rimunerare con perfida ingratitudine i recenti servigi deʼ Presbiteriani. Se nella stagione della prosperità ella si fosse interposta, come era suo debito, a pro deʼ propri nemici, gli avrebbe ora nella sciagura trovati amici. Forse non era troppo tardi; forse poteva anche riuscire di volgere la strategia del suo infido oppressore contro lui stesso. Esisteva fra il Clero Anglicano un partito moderato, il quale era stato sempre animato da miti sentimenti verso i Protestanti Dissenzienti. Cotesto partito non era numeroso; ma sʼera reso rispettabile per lʼabilità, la dottrina, e la virtù di coloro che lo componevano. Gli alti dignitari ecclesiastici gli erano stati poco favorevoli, e i bacchettoni della scuola di Laud lo avevano senza pietà oltraggiato: ma dal giorno in cui apparve la Dichiarazione dʼIndulgenza fino a quando la potenza di Giacomo cessò dʼincutere terrore, tutta quanta la Chiesa Anglicana sembrò animata dallo spirito, e guidata dai consigli deʼ calunniati Latitudinarii.

XXIX. Allora seguì, per così dire, una concorrenza al rincaro più strana dʼogni altra, di cui serbi ricordo la storia. Da una parte il Re, dallʼaltra la Chiesa, studiavano acquistarsi, ciascuno a danno dellʼaltro, i favori di coloro ad opprimere i quali, fino a quel tempo, il Re e la Chiesa erano andati dʼaccordo. I Protestanti Dissenzienti, pochi mesi innanzi, erano una classe spregiata e proscritta; adesso tenevano la bilancia del potere. La durezza usata loro venne universalmente condannata. La Corte si provò di gettare tutta la colpa sopra la gerarchia; la quale la rigettava in viso alla Corte. Il Re dichiarò dʼavere a malincuore perseguito i Separatisti, solo perchè i suoi affari erano in tali condizioni, che egli non poteva rischiarsi a spiacere al clero anglicano. Il clero protestava dʼavere avuto parte in una severità contraria alle proprie inclinazioni, solo per deferenza allʼautorità del Re. Il Re mise insieme una raccolta di storielle concernenti rettori e vicari, i quali con minacce di persecuzione avevano estorto danaro dai Protestanti Dissenzienti. Ne parlò molto e pubblicamente; minacciò dʼistituire unʼinchiesta, la quale avrebbe mostrato al mondo i parrochi nelle loro genuine sembianze: e di fatto, creò diverse Commissioni, incaricando certi agenti, deʼ quali credeva potersi fidare, dʼindagare quanta pecunia in diversi luoghi del reame gli aderenti alla religione dello Stato avevano estorta daʼ settari. I difensori della Chiesa, dallʼaltro canto, citavano esempi di onesti sacerdoti, i quali dalla Corte erano stati ripresi e minacciati per avere dal pulpito inculcata la tolleranza, e ricusato di spiare e denunziare le piccole congregazioni di Non-Conformisti. Il Re asseriva che parecchi partigiani della Chiesa Anglicana, coi quali aveva conferito in secreto, gli avevano offerte ampie concessioni a favore deʼ Cattolici, a patto che la persecuzione contro i Puritani avesse a continuare. Gli accusati partigiani della Chiesa animosamente dicevano falsa lʼaccusa, aggiungendo che ove avessero voluto consentire ciò che il Re domandava, questi avrebbe volentieri conceduto loro che si indennizzassero perseguitando e spogliando i Protestanti Dissenzienti.[240]

La Corte era cangiata dʼaspetto. Lʼabito da prete non poteva mostrarvisi senza provocare gli scherni e i maliziosi bisbigli deʼ cortigiani. Le dame di Corte, invece, astenevansi di ridere, e i ciamberlani sʼinchinavano profondamente quando per la reggia vedevano il viso e il vestire deʼ Puritani, che da tanto tempo erano stati neʼ circoli del bel mondo materia di scherno. Taunton, che pel corso di due generazioni era stata il baluardo del partito delle Teste-Rotonde nelle Contrade Occidentali, che aveva due volte respinto le armi di Carlo I, che sʼera levata come un solo uomo a favore di Monmouth, e che da Kirke e da Jeffreys era stata trasmutata in macello di carne umana, sembrava avere repentinamente acquistato nel cuore del Re il posto una volta occupato da Oxford.[241] Il Re faceva forza a sè stesso, per mostrarsi lusinghevolmente cortese aʼ più egregi fraʼ Dissenzienti. A chi offerse danari, a chi uffici municipali, a chi grazie pei parenti ed amici, i quali, implicati nella congiura di Rye House o nella ribellione di Monmouth, ramingavano nel continente, o sudavano fra le piantagioni americane. Simulò perfino di consentire coʼ Puritani inglesi nella cortesia che mostravano ai loro confratelli stranieri. Furono pubblicati in Edimburgo un secondo e un terzo proclama, coʼ quali considerevolmente egli slargava la futile tolleranza concessa ai presbiteriani dallo editto di febbraio.[242] I banditi Ugonotti, che il Re per molti mesi aveva guardati in cagnesco, privandoli della limosina fatta loro dalla nazione, adesso ricevevano alleggiamento e carezze. Il Consiglio emanò un ordine per destare a favor loro la pubblica liberalità. La condizione di conformarsi al culto anglicano, che il Re aveva loro imposta per ottenere parte della limosina, sembra questa volta essere stata tacitamente abrogata; e i difensori della politica del Re ebbero la sfrontatezza di affermare, che quella condizione—la quale, come risulta incontrastabilmente daʼ fatti, era stata immaginata da lui dʼaccordo con Barillon—fosse stata adottata ad istanza deʼ prelati della Chiesa Anglicana.[243]

Mentre il Re in cotesto modo studiavasi di blandire i suoi antichi avversari, gli amici della Chiesa non erano meno di lui operosi. Appena vedevansi i segni di quellʼacrimonia e di quel disprezzo con che, dopo la Restaurazione, i prelati e i preti solevano trattare i settarii. Coloro che poco innanzi erano additati come scismatici o fanatici, adesso erano divenuti diletti confratelli protestanti; deboli uomini forse, ma tuttavia confratelli, i cui scrupoli meritavano pietoso compatimento. Ove essi in cotesta crisi si mostrassero sinceri alla causa della Costituzione inglese e della religione riformata, la loro generosità verrebbe tosto e largamente rimunerata. Invece di una indulgenza di nessun valore legale, ne otterrebbero una vera, assicurata con un atto del Parlamento. Anzi, molti aderenti alla Chiesa Anglicana, i quali fino allora sʼerano fatti notare per la loro inflessibile venerazione dʼogni gesto e dʼogni parola prescritta nel Libro della Preghiera Comune, dichiaravansi oramai favorevoli, non solo alla tolleranza, ma anche alla comprensione. Dicevano che la disputa intorno al vestire e allo atteggiarsi, aveva per lungo tempo diviso coloro i quali concordavano intorno ai punti essenziali della religione. Finita la lotta mortale contro il comune nemico, vedrebbero come il clero anglicano si mostrerebbe pronto a far loro ogni concessione. Se i Dissenzienti dimandassero allora ciò che è ragionevole, non solo sarebbero loro concessi gli uffici civili, ma gli ecclesiastici; e Baxter e Howe, senza macchia veruna dʼonore e di coscienza, potrebbero assidersi fra i vescovi.

XXX. Fra tutti i numerosi scritti coʼ quali in quel tempo la Corte e la Chiesa ingegnavansi di trarre a sè il Puritano, che oggimai, per uno strano volgere di fortuna, era divenuto arbitro delle sorti deʼ suoi persecutori, dʼun solo è serbata fino ai dì nostri ricordanza; cioè della Lettera a un Dissenziente. In questo articoletto, tratteggiato con gran magistero, tutti gli argomenti atti a convincere un Non-Conformista comʼera di suo dovere e interesse il preferire la lega con la Chiesa alla lega con la Corte, sono condensati nel più breve spazio, con lucidissimo ordine disposti, illustrati con spiritosa vivacità, e rinvigoriti con eloquenza, la quale, ancorchè fervida e veemente, non travarca i confini del buon senso e della convenevolezza. La sensazione da esso prodotta fu immensa; imperocchè, essendo un solo foglio volante, ne furono spediti per la posta ventimila e più esemplari; e non vi fu luogo nel Regno, in cui non ne fosse sentito lo effetto. Tosto comparvero alla luce ventiquattro risposte; ma la voce pubblica le disse tutte cattive, e peggiore di tutte quella di Lestrange.[244] Il Governo ne fu fortemente irritato, e fece ogni sforzo a scoprire lo autore della Lettera; ma non fu possibile trovarne prove legali. Ad alcuni parve riconoscervi le opinioni e lo stile di Temple.[245] Ma, a dir vero, quella larghezza e acutezza di concepimento, quella vivacità di fantasia, quello stile terso ed energico, quella calma dignità, mezzo cortigiana e mezzo filosofica, non perturbata mai dalla estrema concitazione del conflitto, erano qualità appartenenti al solo Halifax.

XXXI. I Dissenzienti ondeggiavano; nè vanno di ciò rimproverati, avvegnachè il Re gli alleviasse daʼ mali che essi soffrivano. Molti insigni pastori erano stati liberati dalla prigionia; altri eransi rischiati a ritornare dallo esilio. Le congregazioni che fino allora sʼerano tenute di furto e fra le tenebre, adesso ragunavansi in pieno giorno; cantavano salmi ad alta voce, tanto da farsi udire dai magistrati, daʼ sagrestani e dagli agenti di polizia. Parecchi modesti edifici per servigio del culto puritano, cominciarono a sorgere in tutta la Inghilterra. Un diligente viaggiatore potrebbe anche oggi notare la data del 1687, in alcuno deʼ più vecchi di siffatti edifici. Nondimeno, per un giudizioso Dissenziente, le profferte della Chiesa erano più accettabili di quelle fatte dal Re. La Dichiarazione era nulla al cospetto della legge. Sospendeva gli statuti penali contro i Non-Conformisti, solo finchè rimanevano sospesi i principii fondamentali della Costituzione, e lʼautorità legittima del corpo legislativo. E che era mai il valore di privilegi posseduti con tanta ignominia e con sì poca sicurezza? Il trono da un giorno allʼaltro avrebbe potuto divenire vacante, e toccare in sorte ad un Sovrano fedele osservatore della religione dello Stato. Si sarebbe potuto ragunare un Parlamento composto di credenti nella Chiesa Anglicana. Quanto, deplorabile sarebbe allora la situazione deʼ Dissenzienti, collegati coʼ Gesuiti contro la Costituzione! La Chiesa offriva una indulgenza molto differente da quella concessa da Giacomo, e valida e sacra al pari della Magna Carta. Ambedue i partiti avversi offrivano libertà ai Separatisti: ma lʼuno voleva che essi la comperassero col sacrifizio della libertà civile; lʼaltro glʼinvitava a godere della libertà civile e della religiosa.

Per tali ragioni, quando anche si fosse potuto prestar fede alla sincerità della Corte, un Dissenziente avrebbe ragionevolmente dovuto congiungere la propria sorte con quella della Chiesa. Ma qual guarentigia della propria sincerità offriva la Corte? La condotta fino a quel tempo tenuta da Giacomo era nota a ciascuno. Per vero dire, non era impossibile che un persecutore si fosse potuto col ragionamento e con la esperienza convincere dellʼutilità della tolleranza. Ma Giacomo non asseriva dʼessersi pur allora convinto: allʼincontro, non lasciava sfuggire nessuna occasione per protestare come egli da molti anni per principio abborrisse da ogni intolleranza. E nulladimeno, in pochi mesi, aveva perseguitato a morte uomini, donne, giovinette, per la loro religione. Aveva egli agito contro la evidenza e le proprie convinzioni? O adesso mentiva per calcolo? Da questo dilemma non vʼera modo a svincolarsi; ed ambedue le supposizioni erano fatali alla pretesa onestà del Re. Era parimente manifesto, chʼegli sʼera compiutamente sottoposto ai Gesuiti. Solo pochi giorni innanzi la pubblicazione della Indulgenza, la Società di Gesù era stata da lui onorata, malgrado i ben noti desiderii della Santa Sede, con un nuovo segno di fiducia ed approvazione. Il Padre Mansueto, dellʼOrdine deʼ Francescani, suo confessore, riverito da tutti per la sua indole dolce e per la sua vita irreprensibile, ma da lungo tempo in odio a Tyrconnel e Petre, era stato posto da parte. Il posto vacante era stato dato ad un Inglese, di nome Warner, il quale, apostatando dalla religione del proprio paese, erasi fatto Gesuita. Tale nomina non fu punto gradevole ai Cattolici Romani moderati ed al Nunzio; e da ogni protestante venne considerata come prova dello assoluto predominio deʼ Gesuiti sullʼanimo del Re.[246] Siano quante si vogliano le lodi alle quali queʼ reverendi possano giustamente pretendere, gli stessi adulatori non potrebbero loro attribuire le qualità di largamente liberali o rigorosamente veraci. Che, trattandosi dello interesse dellʼordine, non avessero mai avuto scrupoli a chiamare in loro aiuto la spada deʼ Principi, o violare il vero e la buona fede, era stato asserito al cospetto del mondo, non solo daʼ protestanti loro accusatori, ma da uomini altresì della cui virtù e del cui genio gloriavasi la Chiesa di Roma. Era incredibile che un cieco discepolo deʼ Gesuiti, per principio fosse zelante della libertà di coscienza; ma non era nè incredibile nè improbabile chʼegli si reputasse giustificato, dissimulando i propri veri sentimenti, onde rendere servigio alla propria vera religione. Era certo che il Re in cuor suo gli Anglicani preferiva ai Puritani. Era certo parimente, che mentre aveva speranza di trarre al suo partito i credenti della Chiesa dʼInghilterra, non sʼera menomamente mostrato cortese verso i Puritani. Poteva, adunque, dubitarsi, che ove gli Anglicani si fossero anche allora arresi ai suoi desiderii, non avrebbe volentieri sacrificato i Puritani? Per la parola da lui più volte data, ei non sʼera astenuto dallo invadere i diritti legittimi di quel clero, il quale aveva date cotante prove di affetto e di fedeltà verso la casa di lui. Di qual sicurtà sarebbe adunque la sua parola alle sètte che da lui divideva la rimembranza di mille imperdonabili ferite fatte e ricevute?