IV. Coʼ vecchi Whig egli non poteva incontrare nessuna difficoltà; come quelli che opinavano non esservi stato in molti anni un solo momento, in cui i pubblici danni non giustificassero la resistenza. Devonshire, che poteva considerarsi loro capo, e che aveva torti privati e pubblici da vendicare, accolse con tutto il cuore il gran disegno e si fece mallevadore di tutto il suo partito.[415]

Russell rivelò il secreto a Shrewsbury. Sidney saggiò Halifax. Shrewsbury assunse la parte sua con coraggio e risolutezza tali, che anni dopo parvero mancare al suo carattere. Tosto si profferì parato a porre a repentaglio roba, onori, e vita. Halifax allo incontro accolse i primi cenni della impresa in un modo da far temere che fosse inutile, e forse pericoloso parlargliene esplicitamente. Certo egli non era lʼuomo per una tanta impresa. Aveva intelletto inesauribilmente fecondo di distinzioni e dʼobiezioni, e indole tranquilla e repugnante alle avventure. Era pronto ad avversare la Corte fino allo estremo nella Camera deʼ Lordi e con scritti anonimi, ma poco disposto a cangiare i suoi ozi signorili per la mal sicura ed agitata vita di cospiratore, a porsi nelle mani deʼ complici, a vivere in perenne timore dello arrivo dʼun mandato dʼarresto e deʼ regii messaggieri, e forse anco di finire i suoi giorni sul palco, o di vivere accattando in qualche appartata via dellʼAja. E però disse poche parole che chiaramente significavano la sua ripugnanza a conoscere le arcane intenzioni deʼ suoi più arditi e impetuosi amici. Sidney lo intese, e tacque.[416]

V. Si rivolse quindi a Danby, ed ebbe miglior ventura. E veramente il pericolo e lo eccitamento, che riuscivano insoffribili alla mente di Halifax più delicatamente organizzata, erano dʼirresistibile fascino allo audace ed attivo spirito di Danby. I differenti caratteri di questi due uomini di Stato si leggevano neʼ loro visi. Il ciglio, lʼocchio e la bocca di Halifax indicavano un potente intelletto, e uno squisito senso di scherzo; ma la sua espressione era quella dʼuno scettico, dʼun voluttuoso, dʼun uomo ripugnante a rischiare tutto in una sola partita, o ad essere martire dʼun principio. Chi conosce le fattezze di Halifax non maraviglierà che sopra tutti gli scrittori egli si dilettasse di Montaigne.[417] Danby era uno scheletro; e la sua faccia scarna e solcata di rughe, benchè bella e nobile, esprimeva esattamente lʼacutezza della sua intelligenza e la sua irrequieta ambizione. Una volta ei si era già inalzato dalla oscurità ai fastigi del potere; ne era caduto a capofitto; aveva corso pericolo di vita; aveva passati degli anni in carcere; adesso era libero: ma ciò non lo appagava: egli ardeva di farsi nuovamente grande. Fedele alla Chiesa Anglicana, e ostile alla influenza francese, non poteva sperare di divenire grande in una Corte brulicante di Gesuiti ed ossequiosa alla Casa deʼ Borboni. Ma sʼegli fosse parte precipua dʼuna rivoluzione che farebbe svanire i disegni deʼ Papisti, che porrebbe fine al vassallaggio sotto il quale la Inghilterra da lunghi anni gemeva, e trasferirebbe la potestà regia a due anime illustri da lui unite in matrimonio, potrebbe risorgere dalla oscurità con nuovo splendore. I Whig, lʼanimosità deʼ quali, nove anni innanzi, lo aveva cacciato dallʼufficio, congiungerebbero, alla sua avventurata riapparizione, i loro applausi agli applausi deʼ Cavalieri suoi vecchi amici. Già egli sʼera pienamente riconciliato con uno deʼ precipui personaggi che lo avevano messo in istato dʼaccusa, cioè col conte di Devonshire. Entrambi si erano incontrati in un villaggio nel Peak, e sʼerano ricambiati assicurazioni di benevolenza. Devonshire aveva francamente confessato che i Whig erano rei dʼuna grande ingiustizia, ma aveva dichiarato che adesso confessavano dʼavere errato. Danby, dal canto suo, aveva qualche ritrattazione a fare. Un tempo aveva professato, o simulato di professare la dottrina dellʼobbedienza passiva nel senso più esteso del vocabolo. Mentre egli era ministro e con la sua sanzione era stata proposta una legge, la quale ove fosse stata approvata, avrebbe escluso dal Parlamento e dagli uffici chiunque avesse ricusato di dichiarare con giuramento la illegalità della resistenza. Ma il suo vigoroso intendimento, ora affatto desto per lʼansietà del bene pubblico e del proprio, non poteva lasciarsi ingannare, se pure lo avea mai fatto innanzi, da cotali fanciullesche fallacie.

VI. Il perchè assentì, senza andirivieni, alla congiura, e sforzossi di trarvi dentro Compton Vescovo di Londra, già sospeso, e non incontrò difficoltà veruna a riuscirvi. Non vʼera prelato che al pari di Compton avesse patito la ingiustizia del Governo; nè vʼera prelato che potesse tanto sperare da un rivolgimento; imperciocchè egli aveva diretta la educazione della Principessa dʼOrange, e credevasi che ne avesse in larga misura la fiducia. Come i suoi confratelli egli, finchè non fu oppresso, aveva insegnato essere delitto resistere alla oppressione; ma dacchè gli fu forza appresentarsi allʼAlta Commissione, un nuovo raggio di luce scese a stenebrargli la mente.

VII. Danby e Compton desideravano avere Nottingham compagno alla impresa. Gli apersero intieramente il disegno, e quei lo approvò. Ma dopo pochi giorni cominciò a sentirsi inquieto. Non aveva mente abbastanza forte da emanciparsi dai pregiudicii della educazione. Andò in giro da un teologo ad un altro proponendo loro con parole generali casi ipotetici di tirannia, e chiedendo se in simili casi la resistenza fosse legittima. Le risposte che nʼebbe accrebbero la irrequietudine dellʼanimo suo, finchè disse ai suoi complici di non potere andare più oltre con essi. Se lo stimavano capace di tradirli, potevano pugnalarlo, chè non gli avrebbe biasimati, imperocchè tirandosi indietro dopo essersi spinto tanto innanzi, aveva loro dato diritto sopra la sua vita. Gli assicurò nondimeno che non avevano nulla a temere da lui; chʼegli manterrebbe il segreto; desiderava loro prospera fortuna, ma la sua coscienza non gli consentiva di partecipare ad una ribellione. Ascoltarono siffatte parole con sospetto e con isdegno. Sidney, le cui idee intorno agli scrupoli di coscienza, erano estremamente vaghe, scrisse al Principe che Nottingham sʼera impaurito. È debito di giustizia, nondimeno, il confessare che tutta la vita di Nottingham fu tale che ci è forza credere la sua condotta in questa circostanza, quantunque poco savia e irresoluta, essere stata onestissima.[418]

Gli agenti del Principe ebbero miglior ventura con Lord Lumley, il quale, non ostanti i grandi servigi da lui resi nel tempo della insurrezione delle Contrade Occidentali, sapeva dʼessere abborrito in Whitehall non solo come eretico, ma come rinnegato, e per ciò era più ardente che non fossero la maggior parte deʼ nati Protestanti, a prendere le armi in difesa del Protestantismo.[419]

VIII. Nel mese di giugno le ragunanze deʼ congiurati furono frequenti; e fecero il passo decisivo nellʼultimo giorno del mese, in quel giorno stesso in che i Vescovi furono dichiarati innocenti. Spedirono allʼAja un invito formale ricopiato da Sidney, ma composto da qualcuno più esperto di lui nellʼarte di scrivere. In quel documento assicurano a Guglielmo che diciannove ventesimi del popolo inglese erano desiderosi di un mutamento, e coopererebbero ad effettuarlo solo che potessero ottenere di fuori il soccorso di una forza bastevole a impedire che coloro i quali corressero alle armi fossero dispersi e macellati innanzi che si potessero in un modo qualunque militarmente ordinare. Se Sua Altezza approdasse allʼisola accompagnato da una schiera di soldati, le genti a migliaia correrebbero a porsi sotto la sua bandiera; sì che bene presto si vedrebbe alla testa di forze assai superiori allo esercito regio dellʼInghilterra. Oltre di che il Governo non poteva implicitamente essere sicuro della obbedienza di cotesto esercito. Gli ufficiali erano malcontenti; e i soldati sentivano contro il papismo quella avversione che era comune a tutta la classe dalla quale erano stati presi. Nella flotta il sentimento protestante era anche più forte. Importava singolarmente fare un passo decisivo mentre le cose erano in tali condizioni. La impresa diverrebbe vie maggiormente ardua ove venisse differita fino a che il Re, riformando borghi e reggimenti, mettesse insieme un parlamento ed una armata sopra cui potesse riposare. I cospiratori, quindi, supplicavano il Principe di venire fra loro al più tosto possibile. Gli davano parola dʼonore che si sarebbero associati a lui; e imprendevano a trarre al partito tanto numero di persone da poterle impunemente rendere partecipi di un così grave e pericoloso secreto. Rispetto ad una sola cosa si credevano in debito di rimostrare con sua Altezza, cioè di non essersi giovato della opinione che la massima parte del popolo inglese aveva intorno al nascimento del regio infante, e dʼavere, invece, mandate congratulazioni a Whitehall, quasi sembrasse riconoscere che il neonato, che chiamavasi Principe di Galles, fosse il legittimo erede del trono. Ciò era un grave errore ed aveva intiepidito lo zelo nel cuore di molti. Nè anche una in mille persone dubitava che lo infante fosse un intruso; e il Principe tradirebbe i propri interessi ove le sospettose circostanze che avevano accompagnato il parto della Regina, non primeggiassero fra le ragioni che lo costringevano a prendere le armi.[420]

Cotesto scritto fu firmato in cifra dai sette capi della congiura, Shrewsbury, Devonshire, Danby, Lumley, Compton, Russell e Sidney. Herbert si tolse il carico di messaggiero. Ed essendo la sua commissione pericolosissima, si travestì da semplice marinaio ed approdò sicuro in Olanda il dì dopo finito il processo deʼ Vescovi. Appresentossi sullʼistante al Principe; il quale, chiamati a sè Bentinck e Dykvelt, si stette con loro parecchi giorni a deliberare. Prima conseguenza di ciò fu che più non si leggesse nella cappella della Principessa la preghiera pel Principe di Galles.[421]

IX. Dalla consorte Guglielmo non poteva temere veruna opposizione. Lo intelletto di Maria era stato pienamente soggiogato da quello di lui; e ciò che è più estraordinario, egli ne acquistò intieramente lo affetto. Egli le teneva luogo di genitori, da lei perduti per morte e per allontanamento, di figli che il cielo aveva negati alle sue preci, e di patria dalla quale ella era bandita. Nel cuore di lei Guglielmo divideva lo impero soltanto con Dio. Probabilmente non portò mai vero affetto al padre da lei lasciato nella prima giovinezza, e da lunghi anni non riveduto: oltrechè dopo il suo matrimonio, Giacomo non le aveva mostrato segni di tenerezza, nè si era condotto in modo da destare teneri sentimenti nel cuore della figlia. Anzi fece ogni possibile sforzo a perturbarle la felicità domestica stabilendo nella stessa casa di Maria un sistema di spionaggio, di sorveglianza e di chiacchiericcio. Egli possedeva entrate molto maggiori di quelle deʼ predecessori suoi, ed aveva assegnato alla figlia minore una provvisione annua di quarantamila lire sterline:[422] ma la erede presuntiva del suo trono non aveva mai ricevuto da lui il minimo soccorso pecuniario, ed appena aveva i mezzi di poter fare una convenevole comparsa fra le principesse dʼEuropa. Erasi provata ad intercedere appo lui a favore di Compton suo precettore ed amico, il quale, accusato di non avere voluto commettere un atto di flagrante ingiustizia, era stato sospeso dalle funzioni episcopali: ma era stata respinta con mala grazia.[423] Dal giorno in cui sʼera chiaramente conosciuto che ella e il marito erano deliberati di non partecipare alla distruzione della Costituzione inglese, uno deʼ fini precipui della politica di Giacomo era stato quello di nuocere ad entrambi. Aveva richiamate le milizie inglesi dalla Olanda, congiurato con Tyrconnel e con la Francia contro i diritti di Maria, ordito trame per privarla almeno dʼuna delle tre Corone, che, alla morte di lui, le spettavano. Adesso credevasi da quasi tutto il popolo e da molti personaggi alto locati per grado e per abilità, che egli avesse introdotto nella famiglia regale un Principe di Galles supposto, onde privare della magnifica eredità la figliuola; e non vʼè ragione a dubitare chʼessa non partecipasse al comune sospetto. Era dunque impossibile che amasse un cotal padre. I suoi principii religiosi, a dir vero, erano siffattamente rigidi che probabilmente si sarebbe provata a compiere quello che ella considerava suo dovere anche verso un padre da lei non amato. Nondimeno nelle presenti circostanze giudicò che il diritto di Giacomo ad essere obbedito doveva cedere ad un altro più sacro diritto. E veramente tutti i teologi e pubblicisti concordano ad affermare che quando la figlia del principe dʼun paese è congiunta in matrimonio al principe dʼun altro, è tenuta a dimenticare il suo popolo e la famiglia paterna, e nel caso dʼuna rottura tra il suo marito e i suoi parenti, associarsi alle sorti del marito. Questa è la regola incontrastabile anche ove il marito abbia torto; ed a Maria la impresa meditata da Guglielmo sembrava non solo giusta, ma santa.

X. E quantunque ella con ogni cura sʼastenesse dal fare o dal dire la più lieve cosa che potesse accrescere le difficoltà del consorte, coteste difficoltà erano veramente gravi; erano poco intese anco da coloro che lo avevano invitato, e sono state imperfettamente esposte da coloro che hanno scritta la storia della sua espedizione.