Poteva quindi Sunderland sperare che, sorto un nuovo ordine di cose, implicato, come egli era, in atti illegali ed impopolari, membro dellʼAlta Commissione, rinnegato che il popolo in tutti i luoghi di pubblico convegno chiamava papista cane, egli conseguisse maggiore opulenza e grandezza? Poteva inoltre sperare di sottrarsi alla ben meritata pena?

Certo egli era assuefatto da lungo tempo a prevedere il giorno, in cui Guglielmo e Maria, nel corso ordinario della natura e della legge, sarebbero saliti sul trono dʼInghilterra, ed è probabile che avesse tentato di aprirsi la via al favor loro con promesse e servigi, i quali, ove fossero stati scoperti, non avrebbero accresciuto il suo credito in Whitehall. Ma può con sicurtà affermarsi che egli non desiderava di vederli inalzati al potere per mezzo dʼuna rivoluzione, e che non prevedeva siffatta rivoluzione allorquando, verso la fine di giugno 1688, abbracciò solennemente la fede della Chiesa di Roma.

Appena, nondimeno, egli con quellʼinespiabile delitto sʼera reso segno allʼodio ed al disprezzo della intera nazione, quando seppe le armi nazionali e forestiere apparecchiarsi a rivendicare in breve tempo lʼordinamento politico ed ecclesiastico della Inghilterra. Da quello istante sembra che tutti i suoi disegni si cangiassero. La paura che gli aveva invilito lʼanimo gli stava scritta in viso sì che ciascuno poteva accorgersene.[459] Mal poteva dubitarsi, che, seguìta una rivoluzione, i pessimi consiglieri che circondavano il trono verrebbero chiamati a rendere rigoroso conto; e Sunderland fra cotesti consiglieri era primo per grado. La perdita dellʼufficio, della mercede, delle pensioni, era il meno chʼegli avesse a temere. La sua casa patrimoniale e i suoi boschi in Althorpe avrebbero corso pericolo dʼessere confiscati; forse ei sarebbe gettato per lunghi anni in carcere; avrebbe finiti i suoi giorni in terra straniera dopo dʼavere trascinata la vita con una pensione assegnatagli dalla generosità della Francia. Ed anche ciò non era il peggiore deʼ mali. Lo sventurato ministro cominciava a sentirsi perturbata la mente da sinistre visioni dʼuna innumerevole folla ragunata in Tower Hill e schiamazzante di feroce gioia alla vista dello apostata, del palco parato a bruno, di Burnet leggente la preghiera degli agonizzanti, e di Ketch appoggiato sopra la scure che aveva troncate le teste di Russell e di Monmouth. Gli rimaneva una via a salvarsi, via più terribile per un animo nobile di quello che sia la prigione o il patibolo; poteva forse, con una tradigione commessa a tempo, conseguire il perdono daglʼinimici del Governo. Stava in lui di render loro inestimabili servigi: poichè egli godeva della piena fiducia del Re, aveva grande influenza nella cabala gesuitica, e la cieca confidenza dello Ambasciatore Francese. Non mancava un mezzo di comunicazione, mezzo degno del fine al quale egli voleva giungere. La Contessa di Sunderland era una artificiosa donna, e sotto il manto della divozione che ingannava gli uomini gravi, conduceva di continuo amorosi e politici intrighi.[460] Il bello e dissoluto Enrico Sidney era stato per lungo tempo il suo favorito amante. Al marito piaceva di vederla in tal modo posta in comunicazione con la Corte dellʼAja. Quando egli desiderava far giungere un segreto messaggio in Olanda, parlava con la sua moglie; la quale scriveva a Sidney; e Sidney comunicava la lettera a Guglielmo. Una di coteste lettere, intercettata, fu recata a Giacomo. Essa protestò fervidamente chiamandola apocrifa. Sunderland con singolarissima astuzia si difese dicendo che era impossibile a qualunque uomo essere cotanto vile da fare ciò chʼegli veramente faceva. «E quando anche fosse carattere di Lady Sunderland» soggiunse, «io non vi ho nulla da vedere. Vostra Maestà conosce le mie domestiche sciagure. La relazione di mia moglie con Sidney è pur troppo nota a tutti. Chi potrebbe mai credere chʼio scegliessi a mio confidente lʼuomo che mi ha offeso nellʼonore, lʼuomo che sopra tutti i viventi io dovrei maggiormente odiare?»[461] Questa difesa fu reputata soddisfacente; e lʼirco marito seguitò a comunicare secretamente colla sua moglie adultera, lʼadultera con lʼamante, e lo amante coʼ nemici di Giacomo.

Egli è probabilissimo che le prime positive assicurazioni dello aiuto di Sunderland fossero oralmente da Sidney comunicate a Guglielmo verso la metà dʼagosto. Certo è che da quel tempo fino a quando la spedizione fu pronta a far vela, la Contessa tenne col suo amante un significantissimo carteggio. Poche delle sue lettere, in parte scritte in cifra, esistono ancora, e contengono proteste di buon volere e promesse di servigi miste con ardenti preghiere di protezione. La scrittrice promette che il suo marito farà tutto ciò che i suoi amici dellʼAja possono desiderare: suppone che gli sarà mestieri per qualche tempo esulare: ma spera che il bando di lui non sia perpetuo, e che egli non venga spogliato deʼ suoi beni patrimoniali; e instantemente prega di sapere in che luogo sarà meglio per lui rifugiarsi, finchè sia abbonacciata la prima furia della tempesta popolare.[462]

XXVII. Lo aiuto di Sunderland fu bene accolto: imperciocchè avvicinandosi il tempo di tentare il gran colpo, lʼansietà di Guglielmo sʼera fatta grandissima. Agli occhi altrui con la fredda tranquillità dello aspetto ei nascondeva i suoi sentimenti, ma a Bentinck apriva tutto il suo cuore. Gli apparecchi non erano interamente compiuti. Il disegno era già sospettato e non poteva oltre differirsi. Il Re di Francia o la città dʼAmsterdam potevano frustrarlo. Se Luigi mandasse una grande forza militare nel Brabante, se la fazione che odiava lo Statoldero alzasse il capo, tutto sarebbe finito. «Le mie pene, la mia irrequietudine,» scriveva il Principe «sono terribili. Non so in che guisa io proceda. Mai in vita mia io ho sentito, come ora, il bisogno dello aiuto di Dio.»[463] La moglie di Bentinck era in quel tempo pericolosamente inferma, ed ambi gli amici sentivano per lei penosissima ansietà. «Dio vi conforti,» scriveva Guglielmo, «e vi dia animo a sostenere la parte vostra in unʼopera, dalla quale, per quanto è dato agli uomini conoscere, dipende il bene della sua Chiesa.»[464]

E davvero egli era impossibile che un così vasto disegno contro il Re dʼInghilterra rimanesse per molti giorni secreto. Non vʼera arte ad impedire che gli uomini savi sʼaccorgessero deʼ grandi apparati militari e marittimi che Guglielmo andava facendo, e ne sospettassero lo scopo. Sul principio dʼagosto bisbigliavasi per tutta Londra dello avvicinarsi dʼun grande evento. Il debole e corrotto Albeville in queʼ giorni trovavasi in Inghilterra, ed era o simulava dʼessere certo che il Governo Olandese non macchinava nulla contro Giacomo. Ma mentre Albeville rimaneva lontano dal suo posto, Avaux con arte somma compiva i doveri dʼAmbasciatore Francese ed Inglese presso gli Stati, e mandava copiose notizie a Barillon egualmente che a Luigi. Avaux era persuaso che si meditava uno sbarco in Inghilterra, e gli venne fatto di convincerne il suo signore. Ogni corriere che giungesse a Westminster o dallʼAja o da Versailles, recava seri ammonimenti.[465] Ma Giacomo trovavasi involto in uno inganno, che, a quanto sembra, era artificiosamente accresciuto da Sunderland. Lo astuto ministro diceva che il Principe dʼOrange non si rischierebbe mai ad una spedizione oltre mare, lasciando la Olanda priva di difesa. Gli Stati rammentandosi deʼ danni patiti e del pericolo di patirne maggiori nellʼinfausto anno 1672, non si porrebbero a repentaglio di vedere un esercito straniero accamparsi nel piano fra Utrecht e Amsterdam. Non era dubbio che fossero molti sinistri umori in Inghilterra: ma fra i mali umori e la ribellione era immenso lo spazio. I più ricchi e spettabili cittadini non erano minimamente disposti a rischiare onori, vita e sostanze. Quanti uomini cospicui fraʼ Whig avevano parlato con alto-sonanti parole, mentre Monmouth era neʼ Paesi Bassi! E nondimeno chi di loro accorse al suo vessillo allorchè egli lo inalzò a ribellare lʼInghilterra? Era agevole ad intendere il perchè Luigi simulava di prestar fede a cotesti vani rumori. Certo egli sperava, atterrando il Re dʼInghilterra, indurlo a spalleggiare la Francia nella contesa per lo arcivescovato di Colonia. Con tali ragionamenti Giacomo era di leggieri tenuto in una stupida sicurezza.[466] I timori e lo sdegno di Luigi quotidianamente crescevano. Lo stile delle sue lettere si faceva sempre più pungente ed energico.[467] Scriveva di non sapere intendere cotesto letargo nella vigilia dʼuna tremenda crisi. Era il Re forse ammaliato? I suoi ministri erano forse ciechi? Era egli possibile che nessuno in Whitehall sʼaccorgesse di ciò che accadeva in Inghilterra e nel continente? Tanta sicurezza mal poteva essere lo effetto della imprevidenza. Qualche scelleraggine vi stava sotto. Giacomo evidentemente trovavasi in cattive mani. Barillon fu rigorosamente avvertito a non fidarsi alla cieca deʼ ministri inglesi: ma fu avvertito invano. Sunderland aveva avvinto e Barillon e Giacomo in un fascino tale che non vʼera ammonimento che valesse a romperlo.

XXVIII. Luigi affaccendavasi ognora con maggior vigoria. Bonrepaux il quale per perspicacia valeva molto più di Barillon, e aveva sempre aborrito e diffidato di Sunderland, fu spedito a Londra per offrire soccorsi marittimi. Ad Avaux nel tempo stesso fu ingiunto di dichiarare agli Stati Generali che la Francia aveva preso Giacomo sotto la sua protezione. Un gran corpo di truppe era pronto a marciare alla frontiera olandese. Questa audace prova di salvare suo malgrado lo accecato tiranno, fu fatta di pieno accordo con Skelton, il quale allora era ambasciatore dʼInghilterra presso la Corte di Versailles. Avaux uniformandosi alle ricevute istruzioni, chiese agli Stati una udienza che gli venne subito concessa. Lʼassemblea era oltre il consueto numerosa. Generalmente credevasi che il Francese dovesse fare qualche comunicazione concernente il commercio; e così supponendo il Presidente aveva apparecchiata una convenevole risposta in iscritto. Ma appena Avaux cominciò ad esporre la sua commissione, segni dʼinquietudine apparvero in tutto lʼuditorio. Coloro che erano in voce di godere la confidenza del Principe dʼOrange, abbassaron gli occhi. Lʼagitazione si fece maggiore allorchè lo Inviato annunziò che il suo signore era intimamente stretto coʼ vincoli dʼamistà e dʼalleanza a Sua Maestà Britannica, e che ogni aggressione contro la Inghilterra verrebbe considerata come una dichiarazione di guerra alla Francia. Il presidente, côlto di sorpresa, balbettò poche parole evasive; e la conferenza si sciolse. Nel medesimo tempo fu notificato agli Stati che Luigi aveva preso sotto la sua protezione il Cardinale Furstemburg e il Capitolo di Colonia.[468]

I deputati erano nella massima agitazione. Alcuni consigliavano indugio e cautela. Altri gridavano guerra. Fagel parlò con veementi parole della insolenza francese, e pregò i colleghi a non lasciarsi impaurire dalle minacce. Disse che la risposta più convenevole a cosiffatte comunicazioni era quella di accrescere maggiormente le forze di terra e di mare. Tosto fu spedito un corriere a richiamare Guglielmo da Minden, dove teneva un colloquio di somma importanza con lo Elettore di Brandenburgo.

XXIX. Ma non vʼera ragione alcuna di timore. Giacomo correva da sè alla propria rovina, ed ogni sforzo fatto a fermarlo lo spingeva più rapidamente al proprio destino. Mentre il suo trono era consolidato, il suo popolo sommesso, il più ossequioso doʼ Parlamenti pronto a indovinarne i desiderii e compiacerlo, mentre le repubbliche e i potentati stranieri gareggiavano a tenerselo bene edificato, mentre stava solo in lui il divenire lʼarbitro della Cristianità, egli sʼera abbassato a farsi lo schiavo e il mercenario della Francia. E adesso mentre per una catena di delitti e di follie, sʼera inimicato coʼ vicini, coʼ sudditi, coʼ soldati, coʼ marinai, coʼ figli suoi, ed altro rifugio non rimanevagli che la protezione della Francia, fu preso da uno accesso dʼorgoglio, e deliberò di far pompa dʼindipendenza agli occhi di tutto il mondo. Lo aiuto, chʼegli, quando non ne aveva mestieri, non aveva vergognato di accettare con lacrime di gioia, adesso che gli era necessario, lo aveva sprezzantemente ricusato. Essendosi mostrato abietto mentre poteva con convenevolezza mostrarsi puntiglioso a mantenere la propria dignità, egli divenne con ingratitudine altero nel momento in cui lʼalterigia doveva gettarlo nello scherno e nella rovina. Ei si mostrò risentito allo amichevole intervento che avrebbe potuto salvarlo. Si vide mai un Re siffattamente trattato? Era egli un fanciullo o un idiota, che altri avesse ad impacciarsi deʼ fatti suoi? Era egli un principotto, un Cardinale Furstemburg, il quale cadrebbe se non fosse sostenuto dal suo potente protettore? Doveva egli perdere la stima di tutta Europa accettando un pomposo protettorato che egli non aveva mai chiesto? Skelton fu richiamato a rendere ragione della sua condotta, ed appena giunto a Londra fu imprigionato nella Torre. Citters fu bene accolto in Whitehall ed ebbe una lunga udienza. Egli poteva, con veracità maggiore di quella che in simiglianti occasioni i diplomatici reputano necessaria, smentire dalla parte degli Stati Generali qual si fosse disegno ostile: imperciocchè gli Stati Generali fino allora non avevano notizia officiale dello intendimento di Guglielmo; nè era affatto impossibile che essi anche allora non gli dessero la loro approvazione. Giacomo disse che non prestava punto fede alle voci dʼuna invasione Olandese, e che la condotta del Governo Francese gli aveva recato maraviglia e molestia. A Middleton fu ingiunto di assicurare tutti i ministri stranieri come non esistesse tra la Francia e lʼInghilterra quella lega, che la Corte di Versailles voleva, pei propri fini, far credere. Al Nuncio il Re disse che i disegni di Luigi erano manifestissimi e che verrebbero frustrati. Questa officiosa protezione era un insulto e insieme una trappola. «Il mio buon fratello» soggiunse Giacomo «ha ottime qualità; ma lʼadulazione e la vanità gli hanno dato volta al cervello.»[469] Adda, al quale importava più Colonia che la Inghilterra, secondò cotesto strano inganno. Albeville, che era già ritornato al suo posto, ebbe comandamento di dare assicurazioni dʼamistà agli Stati Generali e di aggiungere parole che sarebbero state convenevoli sulle labbra dʼElisabetta o di Cromwell. «Il mio Signore» disse egli «per la sua potenza e pel suo animo si è inalzato al di sopra della posizione dove la Francia pretende tenerlo. Vi è qualche differenza tra un Re dʼInghilterra ed un Arcivescovo di Colonia.» Lʼaccoglienza fatta a Bonrepaux in Whitehall fu fredda. I soccorsi marittimi chʼegli offriva non furono affatto ricusati: ma gli fu forza tornarsene senza avere nulla concluso; e agli Ambasciatori delle Province Unite e della Casa dʼAustria fu detto che lʼambasciata francese non era stata gradita dal Re e non aveva prodotto nessun effetto. Dopo la Rivoluzione Sunderland vantossi, e forse diceva il vero, dʼavere indotto il proprio signore a rifiutare lo aiuto proffertogli dalla Francia.[470]

La ostinata demenza di Giacomo destò, come era naturale, lo sdegno del suo potente vicino. Luigi si dolse che in ricambio deʼ grandissimi servigi chʼegli poteva rendere al Governo inglese, quel Governo gli aveva dato una mentita in faccia a tutta la Cristianità. Notò giustamente che tutto ciò che era stato detto da Avaux rispetto alla alleanza tra la Francia e la Gran Bretagna era vero secondo lo spirito, comechè forse non vero secondo la lettera. Non esisteva trattato compilato in articoli, munito di firme, sigilli e ratifiche; ma pel corso di parecchi anni erano state ricambiate tra le due Corti assicurazioni equivalenti, nellʼopinione degli uomini dʼonore, ad un trattato. Luigi aggiunse che per quanto fosse elevato il suo posto in Europa, non avrebbe mai sentita tanto assurda gelosia della propria dignità da prendere per insulto un atto suggerito dallʼamicizia. Ma Giacomo era in condizioni differentissime, e in breve conoscerebbe il pregio di un aiuto da lui con sì poca buona grazia ricusato.[471]