È un libro che rimane fuori dalla letteratura. È un libro che volta le spalle con risoluta disinvoltura a tutte le noiose e gravose persone le quali dedicano solitamente la loro attività alle cose letterarie: scrittori, giornalisti, filosofi, critici, pensatori, intenditori d'arte. A tutti costoro peserà sullo stomaco buongustaio per un tempo, spero, abbastanza lungo. Esso infatti è un romanzo che non è un romanzo con delle psicologie che non sono psicologie, dei lirismi che non sono lirismi, delle satire che non sono satire, delle descrizioni che non sono descrizioni. E poi, lo stile! Che dire del suo stile? La nostra lingua non possiede termini abbastanza obbrobriosi per qualificare la villania stilistica che si trova racchiusa in queste pagine. È certo insomma che tutti gli intenditori di letteratura torceranno gli occhi con disgusto da questo libro e si rifiuteranno di chiamarlo romanzo, per non offendere gli altri veri romanzi bene educati e come si deve.
Ecco la prima giustificazione della mia preferenza.
La seconda è l'inversa.
Per le stesse ragioni per le quali dispiacerà alle persone di lettere questo libro piacerà agli altri, a quelli che (beati loro!) sono lontani dalla letteratura. Sarà letto con simpatia da ufficiali, da professionisti, da studenti, da industriali, da signore. Con simpatia e con disinvoltura: senza pedanteria. Senza pretese di vivisezioni critiche le quali sempre uccidono e immobilizano l'organismo su cui vengono operate togliendogli la sua unica ragione di interesse: la vita. Letto a questa maniera, cordialmente, potrà trasmettere al lettore la intensa vibrazione di allegria che costituisce la sua anima: e divertirà.
In conclusione, insomma, questo libro mi piace perchè non è un vero libro.
Esso è insieme una discussione, una risata, una burla, una conversazione da caffè, una polemica, una ubbriacatura, una sassata in un vetro. Esso è, in complesso, un pezzo di vita. Può quindi essere veramente capito soltanto da chi ama la vita più della letteratura, da chi ama le discussioni, le risate, le burle, le conversazioni, le sassate, le polemiche e le ubbriacature più che non le parole stampate.
Noialtri autori ci siamo divertiti immensamente a scriverlo. Lo abbiamo scritto senza annoiarci e senza affaticarci. Ed ecco ancora una ragione della nostra simpatia per questo lavoro.
Sappiamo bene che secondo i plumbei dogmi di tutti i più seri critici l'arte è una cosa faticosa, dolorosa, pesante, lunga e triste. Ma noi, lo confessiamo, abbiamo un istintivo ed invincibile orrore per le sudate carte.
Sappiamo anche che secondo altri dogmi dei medesimi critici l'arte deve insegnare, correggere, predicare, fustigare. Ma noi persistiamo nel credere al nostro istinto che ci fa amare sopra tutti gli altri un libro come questo, un libro di leggerezza, di allegria e di salute.
Quanto a me, poi, io credo fermamente che il divertimento abbia una funzione sociale più importante di moltissime delle cosidette cose serie. E mi riterrei meritevole della più genuina riconoscenza da parte della mia generazione se riuscissi a divenire semplicemente il suo divertitore.