— In verità l'attenzione religiosa con la quale volete onorarmi mi fa tremare sino nei precordi. La simpatia amorevole che mi largite, amici carissimi, turba il mio spirito, pur accendendo di gratitudine il mio cuore. Se il tempo estasiato dalla vostra grazia potesse fermarsi per godere con noi quest'ora di fraterna delizia e di piena solidarietà, io mi risparmierei una grave e angosciosa responsabilità e vi eviterei la dolorosa delusione che le mie povere parole infliggeranno fatalmente alle vostre orecchie degne di miglior fortuna.
Se io fossi il puro e sublime oratore che voi meritate, comincerei col fare l'elogio dei singoli congressisti, anime elette in corpi eletti dalle forme cesellate che meravigliano la luce. Ma il tempo non si ferma, ahimè! e il rombo fastidioso della benchè lontana troppo vicina lurida guerra, costringe il mio spirito nelle tristi contingenze della logica e della praticità che io abborro.
Io che ho sempre amato le fluttuanti indecisioni, il si e il no flebilmente mescolati, la nebbia grigioperla dei mezzi rifiuti e degli abbandoni spasmodicamente frenati, io che ho sempre amato sfiorare senza toccare, persuadere senza sconvolgere, accarezzare senza mai penetrare, girare attorno attorno senza mai cercare il pericoloso centro, parlar sottovoce e consigliare a metà, sono nella triste e angosciosa necessità di proporre una soluzione definitiva, energica, dura!
Oh! parole amare! oh! espressioni ributtanti che snobilitano e insudiciano fatalmente la nostra psiche ultrasensibile! Come potremo lavarci?! Come potrò lavarmi da cotale insozzante praticità e brutalità volgare?! Compiangetevi! I tempi nostri son fangosi!
In verità, permettetemi di rivolgere a tutta l'assemblea, me compreso, un acerbissimo rimprovero. Noi non abbiamo prevenuta la guerra, non abbiamo saputo impedirla. Se avessimo quattro anni fa morbidamente protestato contro i preparativi guerreschi della cattiva Germania e di quella brutta Austria, non saremmo oggi così malconci ed insozzati.
Bisognava languidamente parlare al nostro beneamato amico il Kaiser, scrivere una dolce lettera a Von Moltke. Consigliarli, persuaderli, ricondurli nel cammino dei sani proponimenti. Fu grave imprudenza la nostra, forse irreparabile!
Ma l'ora delle rampogne è ormai passata. Convien decidersi, concludere, agire. Noi siamo gli unici che possano salvare l'umanità!
Oh! quanto ridicole sono le piccole nazioni che sanguinosamente si disputano il dominio del Mediterraneo! Noi soli dominiamo il sacro voluttuoso e sospirante mare Mediterraneo. Le alte terrazze fiorite di Capri ne sorvegliano il languido sonno d'adolescente, i risvegli e le bizze graziose. Solo le rocce a picco di Capri hanno saputo resistere alla infame conflagrazione.
Capri, languidamente coricata sul mare, con la snella vita flessuosa vellutata di vigne, tutta trasudante un vino delizioso, è l'unica terra paradisiacamente neutrale e internazionale. Capri, calma padrona di tutti i crepuscoli e di tutta la luna del mondo, unica si oppone alle ignobili brutalità della guerra, con le sue squisite penombre disinteressate e i lievissimi veli delle sue nebbie perlacee. A Capri dunque, isola musicale di tutte le nostalgie, isola abitata dal divino Passato immortale, noi fondiamo il Regno Internazionale degli amori eleganti, dei contatti delicati, dei vaporosi approcci, dei raffinati sfioramenti, delle rovine illustri e delle mani curate.
Dall'alto di Capri noi gitteremo le nostre quadrella contro la brutta guerra e i suoi brutti colori rossi e neri, le sue violenze da satiro, la sua macelleria, le uniformi mal tagliate dalle granate, il suo sudiciume odiato. Ben disse un poeta: “Io faccio di tutto per farmi esonerare, corro i ministeri, è un dovere imboscarsi per noi spiriti eletti! Questa è la guerra dei contadini e della gente volgare. Il fango e il sudiciume mi tolgono ogni patriottismo„.