L'am. Stasera ho sentito che sei tu il padrone del nostro paese!... ho sentito la tua forza!... Tutti ti seguono... Io ti idolatro, Sergio.... (Lo abbraccia).
Il sup. Sì, Elena!... sono finalmente l'arbitro: nessuno può resistermi!... è un popolo in marcia che io conduco!...
L'am. Mi è venuta un'idea, Sergio... dovremmo uscire... subito: voglio godere più davvicino questa città inebbriata. Vado a vestirmi... Vuoi?
Il sup. Sì... Vai... usciremo. (Stanco, si abbandona su di una poltrona. Pausa. Si rialza, va verso il balcone. A un tratto, da un uscio sbuca un uomo forte e rude, attraversa la stanza, afferra Sergio alla gola, e lo scaraventa giù dal balcone. Poi, cauto e frettoloso, scappa di dove è venuto).
ARNALDO CORRADINI e BRUNO CORRA
ALTERNAZIONE DI CARATTERE
Marito. No! è inutile! è ora di finirla! non mi ingannerai più perchè io ti pianto immediatamente!
Moglie, piangendo. No! Carlo, no!... vieni qui... vieni qui... ascoltami!....
Marito, piangendo teneramente. Perdonami, Rosetta!... perdonami!...
Moglie, inviperita. Perdio! se non la smetti con queste sentimentalità inopportune, io ti schiaffeggio...