Atto 1º
Una cucina. Rami alle pareti. A destra la cappa d'un enorme camino come un mantice annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti, nel centro, una finestra, nero specchio di stelle. Nel mezzo, una tavola apparecchiata modestamente, rischiarata da una lampada di maiolica coi paralume verde che mette tagli crudi violacei sulle facce di Fieno e Fascina seduti ai due capi della tavola. Brina è appoggiata languidamente alla finestra e guarda fuori dai vetri chiusi. Dopo cena. Pause di silenzio. Poi si sente lontana l'avemaria. Fascina e Fieno s'alzano da tavola, chinano le sedie, ci piegano su il ginocchio e si segnano. Brina apre i vetri: l'avemaria entra a ondate, poi breve pausa, indi allegro scampanio.
Fieno, a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto la benedizione dell'Angelus. Sta' attenta, il gatto fa sporco nella cenere del focolare...
Fascina, drizza la sedia, afferra un tovagliuolo e fa scappare il gatto. Boia! Maiale! Aspetta...
Brina, è sempre muta, assorta nel suono delle campane. Quando finisce l'avemaria, Fieno e Fascina siedono.
Fieno. Si vede che il campanaio ha già cenato che non finisce mai di suonare, stasera...
Fascina. Non ha altro da fare che tirar le corde tutto il giorno.
Fieno. E far figli: tante campane, tanti figli.
Fascina. Ci pensa sua moglie.
Intanto raddoppia il suono.