Protese le braccia per stringerla, assetato di un abbraccio.

Ma la fanciulla lo respinse quasi con orrore.

— No, Fausto, no! Perderei la forza di respingerti se tu mi abbracciassi. E io ti devo respingere...

Si arrestò e tornò a concentrarsi.

Il giovine indietreggiò e ammutolì, stupito e dolente.

— Devi respingermi?... Non capisco, Argìa! Devi respingermi nel momento in cui io ti dico che ho chiesto la tua mano, che siamo fidanzati?... Sei pazza!

Le parole uscivano strozzate dalle labbra tremanti: una sorda irritazione lo vinceva.

Argìa si scosse e alzò ancora una volta gli occhi su lui, con una espressione di dolore intenso. Poi, con visibile sforzo, cercò di spiegarsi.

Era appunto perchè l'aveva chiesta che essa doveva respingerlo. Non potevano sposarsi, impossibile. Non la interrogasse. Soffriva più di lui... Non avrebbe parlato... Andasse via... via! Era inutile.

— Di' che non mi ami! Di' che ami un altro! — gridò Fausto esasperato.