Fuori di là ero padrona io. E prima che quelle vecchie mi raggiungessero, ce ne voleva!
Quando scappavo mi voltavo a guardare la casa antipatica, la corte noiosamente monotona colla sua forma rettangolare, i muri alti e massicci, il pesante cancello; e quella vista rinforzava nel mio cuore il desiderio di fuggire. La salutavo con un gesto birichino, e, via, a gambe levate. Il mondo si trasformava improvvisamente davanti ai miei occhi. Mi sentivo libera, signora e padrona. I lunghi viali ombreggiati; i filari carichi d'uva o i gelsi carichi di more; i prati di un verde intenso smaltato di fiori; i rossi tappeti del trifoglio; gli stagni dove s'abbeveravano le mandre; i nidi degli uccelli; le bacche rosse dei ginepri; e, sopra ogni cosa cari, i boschi ed il mare: il mare con la sua spiaggia scoscesa, ricca di migliaia e migliaia di conchiglie, tutto era mio, di tutto io potevo godere!...
E quando pioveva e bisognava rincasare prima di notte, mi insinuavo nel cortile per la piccola porta posteriore, e col grembialino carico di spighe di granoturco immaturo entravo nella cucina dei coloni, per farle cuocere sulla brace ardente e mangiarle insieme ai piccoli contadini miei fidi amici.
Intanto le due vecchie rimaste a casa si bisticciavano rivangando immancabilmente il passato. Zia Teresa, la sorella maggiore, che aveva sempre una certa autorità sul carattere debole della minore, brontolava sarcasticamente.
— Ecco il bel frutto di quello che avete fatto voi! Se non aveste dato nostra nipote (mia madre) a quello zingaro eretico (mio padre) di quel dalmatino, non avreste questo flagello (io stessa) che ci farà dannar l'anima a tutte e due!..
Debolmente zia Elena si difendeva. La ragazza, figlia del loro comune fratello, era stata affidata a lei, perchè non aveva figliuoli propri, e lei non aveva pensato altro che alla felicità di quella sua prediletta. Sapendo per esperienza a quanto male approdassero i matrimoni senza amore, aveva creduto bene di lasciarle sposare l'uomo che amava!...
Ma la marchesa crollava il capo in aria di compassione sprezzante.
— Bell'amore, sì; l'amore di un barbaro, di un miscredente che l'ha fatta morire!...
Quando rientravo in casa, se la bega era stata molto forte, zia Elena, che non aveva potuto sfogarsi con nessuno, si sfogava sopra di me, ed io potevo misurare l'intensità della sua collera concentrata, sull'intensità dei pizzicotti che mi regalava.
Le sole ore in cui la casa non mi dispiacesse erano quelle della siesta, dalle due alle cinque.