Erano corsi subito, povera gente!
—Subito—confermò la vecchia.
Erano lì altre donne, le quali accennarono tristamente ch'era tutto vero, che gli uomini avevan fatto di tutto per salvare la Giulia. Ma la Cristina Scaramelli—sorella minore di Maria moglie di Sandro—si rivoltò come un serpente, gridando che lei gli uomini non li aveva visti; che d'altronde era ora di finirla con quella storia; che ne avevano parlato tutto il santo giorno, e che lei non ne poteva più. Qualche cosa aveva visto, pur troppo, ma appunto per questo non voleva sentirne parlare. Voleva scordarsene! Loro ci trovavano gusto; ma lei no. Lei non poteva vivere con quell'orrore davanti agli occhi.
E nel suo disgusto uscì in queste frasi:
—Voglio andarmene da questo posto! Non la voglio più fare questa vitaccia, com'è vero che Dio mi sente!...
Le donne la guardarono stupefatte.
Alcune ghignarono perchè questa ribelle Cristina era un bel pezzo di ragazza e i padroni le facevano l'occhio di triglia, e anche don Giorgio Castellani, il giovine curato di Gel, la vedeva volontieri.
Ma la sorella di lei, la sposa Rampoldi, dolente e quasi offesa, esclamò:
—Sei pazza?! Che vita vuoi fare, altro che lavorare?... I poveretti son nati per questo. Anche il mio Sandro, ch'è stato via coi tedeschi e poi coi piemontesi, dice che dappertutto è lo stesso.
—O lavorare, o... via! Non sta neppure bene di dirle certe parole. Raccomandiamoci piuttosto al Signore, che ci tenga la sua santa mano sul capo.