Quattro bruttissimi, neri, maltenuti: casupole da contadini. L'ammalato di tifoide abitava nell'ultima casupola quasi nascosta dietro la stalla, nelle esalazioni del letame. Poco discosta, ma assai migliore era l'abitazione di Sandro e Maria. Si componeva di due stanze, vicino al fenile.

Finita la visita con tutte le regole, il dottore andò direttamente alla casa di Maria, sperando di trovarla. Ma non vi era.

Una giovine macilente che tesseva sola sola in una specie di cantina, facendo un rumore assordante col suo vecchio telaio a mano, vide il medico e smettendo un momento il lavoro, gli gridò dal finestrino:

—La cavallante è laggiù a filare, vicino ai gelsi.

Ei la scorse subito. Sedeva su una carriuola arrovesciata e filava all'ombra di un gelso.

Senza addarsene egli affrettò il passo. Ella si levò e gli mosse incontro.

—Oh! Maria! Come va eh?

—Bene, signor dottore.

—Bene?... Non mi par tanto! Sei pallida; hai le occhiaie violacee. Andiamo in casa che ti medicherò: ho appena il tempo.

—Oh! no...