—Benissimo!
Ma il dottore le diceva senza pietà:
—Non ti forzare: fai peggio.
Perciò, intendendo bene che agli occhi del dottore il male non si poteva celare, ella rimbeccava stizzosa:
—Che devo fare? Il lavoro c'è, e non ho nessuno che mi aiuti, dacchè mia cognata mi ha piantata qui per i suoi capricci!
Il medico, indifferente, s'accontentava di sorridere del suo spietato sorriso, e le voltava le spalle.
Invano Sandro e Pietro sempre amorosi, sempre attaccati a quel bel corpo, che si disfaceva, la supplicavano di aversi riguardo.
Ella rispondeva invariabilmente.
—Il podere non si zappa da sè; la colpa è di chi ci ha piantati qui soli!
Così, a poco a poco, nel cuore semplice e rozzo di Pietro si esasperava il rancore contro la cognata che egli accusava di avergli portata la discordia in casa e cagionata la spartizione tra lui e il fratello. Gli pareva pure che Sandro fosse stato troppo debole, troppo ingrato. Badare alle chiacchiere delle donne! Rovinare una famiglia per quel bel costrutto! Non poteva perdonargli; non poteva, no.