Le circostanze esteriori recarono la loro cieca contribuzione allo svolgimento funesto del terribile germe.

Se le Scaramelli fossero state lì sotto a' suoi occhi, offrendo uno sfogo all'amara passione, forse Pietro non avrebbe odiato il fratello. La memoria dell'antica affezione, e la riconoscenza pei recenti quotidiani servigi, lo avrebbero forse fatto resistere all'attacco oscuro dell'assorbito veleno.

Ma nessun altro nemico si presentava; nessun capro espiatorio era là. E la sua esasperazione saliva, saliva fino a quel punto, ove non è possibile che un uomo rozzo, passionato, impotente contro le sventure che lo colpiscono, non sia trascinato a sfogarla su qualcheduno.

Anche nell'aspetto esteriore egli si mutava in modo rapido e doloroso. L'alta statura, le spalle grosse, le gambe solidamente piantate, la faccia larga dalla folta barba, dalla fronte diritta, che una foresta di capelli ancora neri incorniciava severamente, tutti questi segni di salute e di forza deperivano giorno per giorno; e la robustezza generale degenerava in una incipiente obesità flaccida, stracca.

Una sera di luglio, dopo una giornata tra le più accascianti, nella camera bassa, sotto le tegole, calda come un forno, la Virginia aspettava ansiosamente una mano pietosa che la sollevasse su quel largo letto di piuma—grande ambizione dei contadini lombardi—dove il suo corpo in sudore, affondava penosamente come in una buca vischiosa.

Sandro, occupato per conto del padrone, non s'era fatto vedere in tutto il giorno.

Pietro rincalzava il formentone appena finito di zappare.

Le vicine, poco curanti della Virginia, si dicevano occupate in mille faccende.

Ella li avvolgeva tutti nel medesimo corruccio angoscioso; e a tutti imprecava.

—Maledetti! Perchè non crepano tutti?...