Se il ribollimento delle acque e lo scroscio della pioggia avessero sospeso un momento il rombo assordante, si sarebbero udite da lontano le grida degli inondati, che accorrevano ad ajutarsi scambievolmente, o per mettere in salvo la roba ancora intatta, o per tentare di riprendere quella che era già stata rapita. Il lavoro era incessante; ma dove non si trattasse di apprestamenti alla fuga, ogni fatica tornava presso che infruttuosa.

Dapertutto era una scena di desolazione: dapertutto gemiti e misericordie che n'andavano a cielo. Intere famiglie attendevano a spogliare la loro abitazione coll'ansia e col sospetto dei ladri, che mettono a ruba la casa altrui; e raccolto il meglio, pensavano a metterlo in salvo colla vita. I vecchi spingevano avanti la piccola mandra, o l'unica giovenca; gli uomini robusti reggevano sulle spalle involti, fastelli, o suppellettili. Le donne portavano in braccio i loro bimbi, le cui strida erano una ben mesta aggiunta alla somma delle comuni querimonie. I fanciulli, secondo l'età, fatti dalla comune disgrazia solerti e giudiziosi, prestavano mano alle domestiche bisogne. Alcune famiglie avevano scampo percorrendo la cima degli argini ancora rispettati; altre uscivano per le finestre, spingendosi sui batelli, o navigando nelle tinozze, fino a trovar terra soda.

In mezzo però a sì gravi mali, fra tanti gemiti, non si udiva un accento disperato od una bestemmia. Tutti erano invasi da un religioso terrore dell'ira celeste, cui meglio era placare coll'opera e colla pazienza, anzi che provocare colle insulse imprecazioni. Pure, il comune sgomento non era rappresentato meno al vivo da quel silenzio. Tutti avevano scritto sul volto l'ansia, il terrore; a tutti balenava al pensiero il terribile sospetto: — “chi sa se torneremo al nostro povero casolare.„

Farinello, uomo d'ottimo cuore, sarebbe stato il primo ad accorrere in ajuto dei suoi vicini, se non avesse pensato che l'opera sua era indispensabile a sè ed a' suoi ospiti. — Egli non si allontanò quindi dal suo abituro, se non quanto bastasse a sottrarre qualche arredo, che pensava rendere al suo padrone. Fuor di ciò, simile al pilota, che non abbandona il governale del suo vascello anche quando la burrasca lo rende inutile, dopo aver meditato e messo in pratica tutte le misure di prudenza, non cessava dall'operare, dal dirigere, dal sorvegliare.

Non così la Nena: non così Canziana. — La prima gemeva, e avvicendava coi lunghi sospiri una filastrocca di preghiere infervorate dalla paura. L'altra non sapeva staccarsi dalla sua padrona, cui di quando in quando susurrava all'orecchio il consiglio di cercar scampo altrove, rafforzando l'avviso coi proverbi e colle istanze. Ma Agnesina non aveva nulla che le importasse di mettere in salvo; nemmeno la vita.

Era vicina la notte del terzo dì, quando finalmente cessò di piovere. Una brezza fresca e sincera spirante da maestro faceva presagire buon tempo pel giorno venturo. — S'accorse di questo mutamento la stessa Canziana, badando alle foglie spiccate dai rami, che pigliavano il volo verso la parte opposta alla consueta. Farinello accorreva a confermare la buona nuova; e, pigliando per mano Agnesina con cordiale domestichezza, la conduceva al finestrino rivolto a ponente, per farle osservare una striscia di cielo spazzato, entro cui imporporavano gli ultimi raggi del tramonto.

Tornarono gli spiriti alla Nena e a Canziana, così pronte alla confidenza, come lo erano state al terrore. — Anche Agnesina si rallegrò; e rese alle sue compagne un sorriso di buon augurio, il primo che ella sprigionasse dalle sue labra dopo la partenza da Campomorto. — Farinello però era ancor l'uomo pensoso di prima; e volontieri avrebbe rampognata la sua donna troppo presto imbaldanzita; ma non lo fece, per non intorbidare l'angelico sorriso dell'ospite. Lasciò che le donne godessero di quelle apparenze; egli non se ne fidava punto. Scese quindi di bel nuovo nella sua barchetta, percorse ancora una volta le rive del fiume, e visitò i luoghi dove credeva esservi il maggior pericolo. Quel cambiamento d'aria, quella promessa di un migliore dimani, non rendevano meno grave il presente. Il livello dell'acqua non decresceva, nè era stazionario; andava ancora lentamente aumentando. Simile sempre al nocchiero che dall'alto mare scopre il porto, si consolava nel vedersi vicino al luogo di salvamento, sperava d'arrivarvi sano e salvo, ma non osava cantar vittoria.

Il cielo era ancora coperto di nubi; ma queste non erano più sì compatte come prima. Dove esse apparivano un po' slegate e quasi trasparenti, brillava qualche stella, e, verso ponente, alla luce del crepuscolo s'associava il pallido splendore di un lievissimo segmento lunare.

“Quattro ore così, ed ogni pericolo sarà passato„ — diceva tra sè Farinello, godendo al pensiero d'aver vicino il termine delle sue apprensioni — ma in queste poche ore, soggiungeva, non bisognerà dormire sulla cavezza. La fiera rugge ancora„ — e vogava intanto verso la parte settentrionale dell'isola, divenuta uno stagno.

Dall'alto di un piccolo promontorio formato da un gruppo di pedali d'alberi intrecciati, e ricolmi di terra, spiava l'accorto mugnajo i procedimenti del fiume. E nella calma del far guardia, numerava i suoi danni, e già studiava il modo di porvi rimedio. All'orto ed alla vigna prometteva qualche settimana d'indefesso lavoro ed, oltre alle sue, un pajo di buone braccia prese ad opera. Ai sacchi di grano confidatigli dai suoi avventori consacrava le sue condoglianze, caritatevoli sì, ma diverse di quelle che teneva in serbo per sè. — A chi era stato sempre largo con lui, proponevasi di far sentir meno la perdita; pei frustamattoni teneva in pronto il — res perit domino — che aveva appreso a suo danno in casi consimili. Pensava infine alla condizione del suo mulino, al miracolo di vederlo ancora in piedi, e faceva voto di proveder sùbito ai ristauri, se il cielo glielo faceva escire intatto da quella prova.