Intanto Willet saltato fuori dal Forte aveva assalito con eguali industria e valore gl'Inglesi negli alloggiamenti loro, ed a prima giunta molti ne uccise, altri cacciò nelle selve, alcuni nel fiume. Ma solo essendo venuto per far diversione in favore d'Harkimer, ottenuto l'intento, si ritrasse di nuovo alle mura, portando seco a trionfo caldaie, coltrici, moschetti, pelli di fiere ed altri arnesi, o necessarj all'uso della guerra, o tenuti cari dagl'Indiani. Vollero i nemici tagliargli il ritorno al Forte, e fecero un'imboscata. Ma egli, che stava vigilante, gli combattè, e fe' star lontani a furia di archibusate e di cannonate a scaglia. Arrivò dentro sano e salvo con tutti i suoi; e per trofeo ammontò le armi e le bagaglie conquistate sotto lo stendardo americano, che sventolava sulle creste della Fortezza. Poco dopo tentò con un altro compagno, chiamato Stockewell felicemente un'assai più pericolosa fazione. Passarono di notte tempo per gli alloggiamenti del nemico, e non rimanendosi al grave pericolo che correvano, nè alla crudeltà dei selvaggi, riuscirono alla larga. Nascondendosi secondo il bisogno nelle profonde selve e nelle paludi corsero il paese per levare genti in aiuto del Forte; azione magnanima, e da non esser mai senza molta lode ricordata.
Il colonnello Saint-Leger, volendo usare la vittoria avuta sull'Harkimer, sotto speranza che ne fosse la guernigione sbigottita, intimò la resa al comandante del Forte, prima con parole per mezzo del colonnello Butler, poscia per iscrittura. Parlò della totale distruzione degli amici loro, dell'impossibilità all'ottener soccorso, della disperazion delle cose. Aggiunse, che Burgoyne, superate e disperse tutte le genti americane, stava ora in Albanìa ricevendo le promesse di soggezione e di fedeltà dei popoli circonvicini. Molto magnificò e le proprie forze, e quelle di Burgoyne Annunziò, che, se venissero a patti, sarebbero verso il presidio tutti quei modi usati, coi quali soglionsi dalle civili nazioni trattare i vinti. Ma, se si volesse in una ostinata ed inutile difesa persistere, sarebbero non solo i soldati del presidio diventati vittima alla bestial rabbia degl'Indiani, che già a mala pena poteva frenare; ma ancora ogni anima vivente, o uomini, o donne, o vecchi, o fanciulli, o infermi, o sani che si fossero, stati sarebbero senza alcuna compassione scarpellati e morti.
Rispose gravemente, e con molta costanza Gausevoort, che gli Stati Uniti d'America dato gli avevano in guardia la Fortezza di Schuyler; che ad ogni rischio, e sino all'estremo spirito intendeva egli di volerla difendere; e che non aveva mai creduto, nè credeva dovere stare, nè curarsi agli effetti, che nascer potessero dall'adempimento del suo dovere. Aveva benissimo conosciuto, che se il capitano inglese avesse avuto forze sufficienti, avrebbe o fatto una modesta chiamata, od assaltato il Forte senza intrattenersi a fare una sì bizzarra braverìa.
L'Inglese vedendo, che le insidie e le minacce erano state senza frutto, volse tutti i suoi pensieri alla oppugnazione. Ma poco stante si accorse, che il Forte era e meglio munito, e meglio difeso di quanto si era persuaso. Sperimentò altresì, che le sue artiglierie non eran di tal portata a poter fare notabile danno da una certa distanza. Perciò pigliò il partito di avvicinarsi colle trincee al Forte, sicchè le artiglierie far potessero sufficiente passata; ed in questo procedeva con grandissima diligenza. Intanto gl'Indiani e per le perdite fatte, e per esser caduti dalle speranze del depredare, ogni dì diventavano più rotti, più precipitosi e più molesti. Ad ogni piè sospinto minacciavano di rubare, e poi di andarsene. Vennero in questo mentre le novelle al campo, che Arnold si avvicinava potente di numero, e con grandissima celerità. Il vero si era, che Schuyler, udito, che si combatteva il Forte del suo nome, aveva spedito Arnold in soccorso con una brigata di stanziali sotto gli ordini del generale Learned, al quale si accostaron poi mille armati alla leggiera mandati da Gates. Procedeva Arnold colla consueta audacia e celerità alla fazione, salendo per le rive del fiume Moacco. Giunto a mezza strada, avendo avuto avviso, che il Gausevoort era molto stretto dal nemico, e sapendo che niuna cosa tanto nuoce al tempo, quanto il tempo, lasciate indietro le genti di grave armatura, con novecento dei più lesti corse più che di passo al Forte. Ebbero tosto gl'Indiani, che stavano di continuo cogli orecchi levati, intenzione della cosa, sia dai loro, sia dalle spie mandate avanti a bello studio dall'Arnold, che molto la magnificavano. Al nome d'Arnold, e nella tempera, in cui già si trovavano, se si sgomentassero, nissuno il domandi. Sopraggiunse loro addosso quell'altra novella, forse per l'affare di Bennington, che Burgoyne con tutto l'esercito era stato tagliato a pezzi. Non istettero più a soprastare. Si levarono a rotta per andarsene. S'affaticarono Saint-Leger e Johnson molto per incoraggiarli e trattenergli, ora dicendo, che gli avrebbero condotti eglino stessi alla battaglia in compagnia delle migliori genti loro; che scegliessero essi medesimi il luogo del combattere; che ordinassero le mosse, come meglio piacesse e paresse loro. In ultimo chiamò Saint-Leger a parlamento i Capi loro, sperando che per l'autorità di questi, e per quella di Johnson, del Claws, e del Butler soprantendenti alle cose indiane da parte del Re, si sarebbero potuti trattenere. Ma mentre deliberavano, gli altri sbiettavano. Pochi rimasero, e minacciavan di peggio, se non si levava il campo. Dovettero gl'Inglesi cedere alla fortuna. Il dì 22 agosto levarono l'assedio, ritirandosi verso il lago Oneida. Le tende, le munizioni, le artiglierie vennero in poter della guernigione, la quale uscita dal Forte diè loro alla coda con grave danno. Ma maggior pericolo sovrastava loro da parte dei feroci alleati, che non da quella de' repubblicani. Mettevano gl'Indiani durante la ritirata, o per me' dire la fuga, a bottino le provvisioni dell'esercito e le robe dei soldati e degli uffiziali. Nè contenti a questo scannavano colle proprie baionette gli sbrancati. Non si potrebbe con degne parole descrivere la miserabilità di questa rotta, il danno, lo squallore e lo spavento delle genti regie. Arrivarono finalmente sul lago, dove trovarono conforto e riposo. Saint-Leger se ne tornò a Monreale, e poscia a Ticonderoga per andarsi a congiungere con Burgoyne. Arnold arrivò al Forte due dì dopo, che era stato sciolto l'assedio. Quivi gli abbracciamenti e le allegrezze per la ricuperata libertà, e per l'ottenuta vittoria furon senza fine tra i soldati del presidio e quei del soccorso.
Pei fatti di Bennington e del Forte Schuyler parve, che la fortuna cominciasse a risguardare con lieto occhio le cose dell'America; e siccome riuscirono inaspettati ai repubblicani, poichè in tutto il corso di questa guerra canadese, dopo l'infelice morte di Mongommery, nulla, che male non fosse, era loro accaduto, così diedero loro molto animo, e da impauriti e sfiducciati ch'erano, diventarono baldanzosi e confidentissimi. Gl'Inglesi per lo contrario ne ricevettero grandissima perturbazione, e molto rimettettero di quella speranza e di quell'ardire, che ai primi favorevoli riguardi della fortuna concetti avevano. Quindi cambiossi affatto l'aspetto delle cose; e quell'esercito, ch'era stato cagione di terrore ai repubblicani, pareva ora a questi che avesse frappoco a diventare preda alle genti loro. L'affare di Bennington specialmente aveva spirato grandissima fiducia in sè stesse alle bande paesane; poichè non solo avevano combattuto, ma sbaragliato e vinto le genti ordinate del Re, o inglesi, o tedesche che si fossero. Quindi non si tenevano da meno che i reggimenti d'ordinanza; e questi dal canto loro, per non iscomparire, ogni diligenza ed ogni maggiore sforzo facevano per mantenere la opinione dell'antica superiorità sopra le milizie. Venuta poi meno a Burgoyne la speranza di poter ottenere le vettovaglie di Bennington, di nuovo si trovava per la carestia in grandissime difficoltà. Ma i prosperi successi avuti dagli Americani sotto le mura del Forte Schuyler, oltre l'aver inanimato le milizie, aveva anche questo altro effetto operato, che liberati dal timore di un'invasione, nel paese de' Moacchi, potettero tutte le forze loro raccorre sulle rive dell'Hudson contro l'esercito di Burgoyne. Quindi era, che i popoli si levavano a romore in tutta la contrada, e, prese le armi, correvano al campo. A ciò eziandio dava occasione l'essere a quei dì terminate le bisogne delle messi, e d'incentivo l'esser arrivato all'esercito il generale Gates, perchè ne pigliasse in luogo di Schuyler il governo. Era Gates salito presso gli Americani a grandissima stima e riputazione, ed il nome suo era cagione, che gli animi loro s'innalzassero a maggiori speranze. Era egli stato tratto dal congresso a generale dell'esercito del Nort nella tornata dei 4 agosto, mentre le cose si ritrovavano in grandissima declinazione. Ma non era arrivato a Still-water, che ai ventuno. Seppe Schuyler per tempo, che gli era mandato lo scambio. Tuttavia da quel buon cittadino ch'egli era, aveva continuato sino all'arrivo di Gates ad usare ogni ingegno per ristorare i danni. Già, come veduto abbiamo, aveva fatto grandissimo frutto, ed inclinava la vittoria a favor suo. Si dolse molto amaramente con Washington, che gli fosse interrotto il corso della fortuna, e che altri avesse a côrre il frutto delle sue fatiche, quella vittoria godendosi, alla quale egli aveva preparata la via. Ma volle il congresso mandare ad un esercito perdente un capitano vittorioso. Inoltre non gli era nascoso, che, se Schuyler era grato ai Jorchesi, era però molto in disdetta dei Massacciuttesi, e degli altri uomini della Nuova-Inghilterra. Il che impediva grandemente, che le genti corressero, con quella alacrità che si desiderava, ad ingrossar l'esercito settentrionale, il quale si trovava allora accampato nelle isole poste là, dove il fiume Moacco mette capo nell'Hudson.
Un'altra, e molto possente cagione, che operò in modo si levassero a calca gli Americani contro l'esercito inglese, quella era delle crudeltà commesse dagl'Indiani sia del Saint-Leger, sia di Burgoyne, i quali non la perdonavano nè a sesso, nè a età, nè alle opinioni. I leali egualmente che i libertini ne furono sperperati. Quindi si detestava ed abborriva universalmente quell'esercito, che aveva condotto seco sì feroci ausiliarj. Le cose vere si magnificavano a bello studio dagli scrittori ed oratori parziali, e non che a rabbia, a furore si concitavano quelle menti già di per sè stesse cotanto inviperite. Seguì fra gli altri un caso degno di grandissima compassione, e soggetto bastevole a qualunque sanguinosa e spaventosa tragedia; e questo fu, che una donzella per nome Maccrea, fanciulla non meno virtuosa che bella, di lodevoli maniere, e di famiglia onorata, testè giuratasi ad un uffiziale inglese, fu presa dai Barbari nelle sue case presso il Forte Edoardo, e strascinata nelle selve con altre donne e ragazzi, ed ivi barbarissimamente scarpellata ed uccisa. Così la infelice giovane invece di andarsene alle liete nozze, fu tratta a crudele morte da coloro stessi, che le paghe ricevevano dai compagni del suo diletto marito. Inorridirono a sì inudita ferità le genti sì in America, che in Europa, e mille volte maledirono gli autori dell'indiana guerra. Così, com'abbiam detto, raccontano la cosa gli scrittori americani. Ma altri narrano, che il giovane inglese per nome Jones, dubitando non succedesse all'amata donna qualche sinistro per essere il padre suo uno de' più ostinati leali del paese, e perchè già si sapeva l'amore, ch'ella a lui portava, avesse a due Indiani di diverse tribù persuaso, l'andassero a pigliare, e conducesserla sana e salva alle stanze, dove avrebbe con eccellente premio il conduttore rimeritato. Pigliaronla i due Barbari, e condottala nelle selve per alla volta dello sposo, venuti a contesa fra di loro, volendo l'uno e l'altro esser solo per averne il premio intiero nel rappresentarla, uno di essi mosso da bestial furore, rotta ad un tratto coll'infragnitoio la testa alla sventurata fanciulla, l'ammazzò. Burgoyne, udito sì enorme caso, fece arrestar l'ucciditore, e lo minacciava di morte. Poco poi gli perdonò con patto, gl'Indiani, siccome promettevano di voler fare, si astenessero da simili barbarità, e fedelmente osservassero quelle condizioni, alle quali nel convento fatto sulle rive del fiume Bouquet si erano obbligati. Credette il generale, che il perdono fosse più profittevole che non l'esempio del gastigo. Parve ancora, avesse qualche scrupolo, che per le leggi inglesi non gli fosse lecito il riconoscere e gastigare colla pena di morte l'uccisore della fanciulla, come se altre leggi non vi fossero fuori delle inglesi, che gli comandassero di punire colla condegna pena l'autore di sì orribile misfatto. Che se poi la prudenza lo avvertiva di astenersene, debbesi in tal caso, e deplorare la debolezza, in cui era ridotto, e detestare i consiglj di coloro, che avevano tratto i Barbari a parte di una contesa nata fra genti polite e civili. Comunque ciò sia, la condiscendenza di Burgoyne ritornò in capo a lui; imperciocchè gl'Indiani, vedendo di non potere, come prima, metter ogni cosa a ruba ed a sangue, abbandonato il campo, depredando e guastando, alle case loro in fretta se ne tornarono. Così finì quasi del tutto in quest'anno la guerra indiana, mal avvisata nel principio, crudele nell'atto, ed inutile nel fine. I Canadesi medesimi ed i leali, che seguitavano l'esercito del Re, spaventati al sinistro aspetto delle cose, disertavano alla ricisa, dimodochè al più gran bisogno fu Burgoyne lasciato presso che solo colle genti stanziali inglesi e tedesche.
In questo medesimo tempo gli fu fatto alle spalle da uno spicchio di repubblicani una fazione, la quale, se loro riuscita fosse, gli avrebbe del tutto tagliato i viveri, ed il ritorno al Canadà; e dimostrò almeno il pericolo, ch'egli correva coll'allontanarsi sì lungo tratto con piccolo esercito dai luoghi sicuri dei laghi. Il generale Lincoln con una grossa banda di milizie del Nuovo-Hampshire e del Connecticut entrò in isperanza di poter ricuperare alla lega le Fortezze di Ticonderoga e del monte Independenza, le quali si custodivano con deboli presidj, e per conseguente la signorìa del lago Giorgio. Arrivò egli da Manchester a Pawlet. Divideva le sue genti in tre schiere; la prima guidata dal colonnello Brown doveva condursi al luogo, dove si arripa dal lago Giorgio, poi correre ad assaltar Ticonderoga; la seconda capitanata dal colonnello Johnson cavalcasse il paese verso il Forte Independenza per far diversione, e se l'occasione si ofrisse, tentare altresì questa Fortezza; l'ultima poi condotta dal colonnello Woodbridge andasse ad osteggiare Skeenesborough, il Forte Anna, e perfino il Forte Edoardo. Brown con non minor celerità, che segretezza procedendo sorprese, e s'impadronì di tutti i posti sul lago Giorgio, e sull'emissario per alla via di Ticonderoga, che sono il monte Speranza, il monte Diffidenza, e le fortificazioni francesi. Recò in poter suo dugento battelli, un giunco armato, e parecchie barche da portar artiglierie; fe' non pochi prigioni. Nell'istesso tempo arrivò Johnson sotto le mura del Forte Independenza. Fecero la invitata all'una ed all'altra Fortezza. Ma il brigadiere Powel, che l'aveva in custodia, rispose di volersi difendere. Diedero la batteria per ben quattro giorni continui; ma non avendo artiglierie di grossa passata, e difendendosi quei di dentro gagliardamente, fu vano il conato, ed, abbandonata l'impresa, se ne tornarono alle prime stanze.
Burgoyne intanto continuava ad alloggiare sulla sinistra riva dell'Hudson, e con ogni più diligente opera s'ingegnava a far venire dal Forte Giorgio le munizioni. Avendone finalmente con incredibile fatica e perseveranza ammassato una quantità da poter bastare trenta giorni, si determinò a passare dalla sinistra sulla destra riva per trovarvi e combattere l'inimico ed aprirsi colla vittoria la strada ad Albanìa. E siccome il fiume gonfiato dalle continue piogge aveva portato via il ponte di foderi, un altro ne construì con battelli. Varcò il fiume del Nort verso la metà di settembre con tutto l'esercito, e scendendo per la destra riva andò a pigliare gli alloggiamenti parte nelle pianure, e parte sui colli vicini a Saratoga. Gates stava colle sue genti accampato tre miglia più su di Still-water. Per conseguente i due eserciti fronteggiavano l'un l'altro, e si aspettava una vicina battaglia.
Questo partito di essersi volto alla passata del fiume fu da molti, e molto acerbamente censurato; e si credette, sia stato la principal cagione del fine, che ebbe poi tutta l'impresa. Opinarono alcuni, che sarebbe stato miglior consiglio dopo gli affari di Bennington e di Stanwix, e considerata la forza dell'esercito di Gates, la quale diventava anche tutti i giorni maggiore, che Burgoyne avesse abbandonato il pensiero di recarsi ad Albanìa, e si fosse ritirato di nuovo ai laghi. Della qual cosa però, giusta l'opinione nostra, lo scusa il non aver egli a quel tempo ancor ricevuto nissuna novella, nè della forza dell'esercito lasciato nella Nuova-Jork, nè delle mosse che fosse per fare, o fatte avesse il generale Clinton su per le rive dell'Hudson per alla volta di Albanìa. Aspettava una efficace cooperazione da parte di Clinton. Così portavano ed il disegno ministeriale, e le ricevute istruzioni. E non sarebbe egli stato grandemente da riprendersi, se, ritratto l'esercito verso Ticonderoga, avesse abbandonato Clinton a sè stesso, ed a tutti quei vantaggi rinunziato, che l'arrivo di questi, e la congiunzione dei due eserciti promettevano? Bene ci pare, che vana escusazione sia stata quella, che addusse egli stesso, dicendo, che, se fosse tornato indietro, Gates avrebbe potuto andare a congiungersi con Washington, e tutti e due uniti, opprimendo Howe, il destino di tutta la guerra definire. Conciossiachè non avrebbe mai Gates potuto abbandonar le rive dell'Hudson, finchè si conservava sano e salvo l'esercito di Burgoyne, sia che questi alloggiasse a Saratoga, sia che stanziasse a Ticonderoga. Senza di che consistendo una gran parte dell'esercito di Gates in milizie della Nuova-Inghilterra, queste seguitato non l'avrebbero, quando e' si fosse recato sulle rive della Delawara. Ma se crediamo, che Burgoyne non abbia fatto errore nel voler seguitare l'impresa, ci pare però ch'ei non avrebbe dovuto varcar l'Hudson, ma sibbene rimanersene sulla sinistra riva; poichè in tal caso, o sia che avesse voluto, secondo le circostanze, ritirare l'esercito a Ticonderoga, o sospingerlo avanti sino in Albanìa, ciò poteva molto più facilmente eseguire, trovandosi tra il suo e quello di Gates, già fatto più gagliardo, frapposto il grosso fiume del Nort. Le strade all'insù da Batten-hill sino al Forte Giorgio erano più facili sulla sinistra, che non sulla dritta, ed all'ingiù sino ad Albanìa, se non migliori, certo poco peggiori. Egli è vero che la città di Albanìa è posta sulla destra riva del fiume; ma quando Burgoyne fosse pervenuto rimpetto a questa città sulla sinistra, gl'Inglesi di sotto avrebbero potuto arrivarvi coi battelli loro, e trasportare le genti sulla destra. In ogni caso avrebbero potuto congiungersi con quelle di Clinton. Ma Burgoyne, o troppo confidando ne' suoi soldati, i quali erano in vero una bella e buona gente, o troppo poco conto tenendo degli Americani, dalla quale opinione però avrebbero dovuto rimuoverlo i fatti di Bennington e di Stanwix, amò meglio, lasciato il partito più sicuro, andar a tentar la fortuna col combattere l'inimico, sperando di ottenere colla vittoria, che credeva certa, il fine di tutta l'impresa. Così nell'istessa maniera, che i ministri britannici, male giudicando della costanza de' coloni, si pensarono di fargli calare alle voglie loro colle leggi rigorose, i generali, ingannatisi a gran partito intorno il coraggio di quelli, si fecero a credere di potere solo colla vista, colla voce, e con un po' di romore d'armi fugargli. In tal modo si toccavano le sconfitte per troppa speranza della vittoria, e si perdè la guerra per troppa assicuranza di vincerla.
Ma ripigliando ora, donde lasciamo, il giorno diciannove di settembre era riserbato dai cieli ad un aspro e sanguinoso combattimento, pel quale si doveva definire, se gli Americani potevano solo difendersi dagl'Inglesi dietro i ripari delle Fortezze, delle selve, dei fiumi e delle montagne, siccome alcuni portavano opinione, ovvero se fossero abili ad incontrargli sull'aperta campagna, nelle battaglie giuste ed ordinate. Erasi Burgoyne, superati non senza fatica tutti gli ostacoli dei rotti ponti e delle strade sfondate, condotto vicino a Gates, dimodochè alcuni stretti boschi soltanto s'interponevano tra i due eserciti. Senza fare alcuna dimora l'Inglese trasse fuori il suo in ordinanza, e lo dispose alla battaglia. L'ala sua dritta alloggiava presso certi colli, verso i quali il terreno si innalza graduatamente partendo dal fiume. Essa era fiancheggiata dai granatieri e dai fanti leggieri, i quali occupavano i colli sopraddetti. Poco più avanti in fronte e da fianco di questi stavano, come stracorridori, quegl'Indiani, leali e Canadesi, che rimasti erano nel campo. L'ala sinistra colle genti di più grave armatura e le artiglierie era posta sullo stradone, e nei prati che rasentano il fiume. Era questa capitanata dai generali Philipps e Reidesel. Stava a petto col medesimo ordine schierato dal fiume ai poggi l'esercito americano, Gates sulla dritta, e Arnold sulla stanca. Già seguivano feroci avvisaglie tra i primi feritori dell'uno e dell'altro esercito. Morgan col suo reggimento, ed il colonnello Durbin coi fanti leggieri avevano dato dentro, e volto in fuga i Canadesi e gli Indiani. Ma, venute altre genti in soccorso di questi, furono l'uno e l'altro costretti a cedere, ed a ritirarsi al campo. Intanto Burgoyne, o credendo di girare attorno il fianco sinistro del nemico, o perchè fosse necessitato di così fare per ischivare, passando più in su, i borri dei torrenti che corrono nell'Hudson, si distendeva coll'ala sua dritta su pei poggi, e disegnava di andar a percuotere di fianco ed alle spalle Arnold. Ma quel gioco, che Burgoyne voleva fare all'Arnold, nel medesimo tempo Arnold intendeva di farlo al Burgoyne, senza che l'uno sapesse dell'altro, o l'altro dell'uno per l'interposizione delle selve. Incontraronsi le due schiere. Furono gli Americani ributtati da Frazer. Trovato sì duro incontro sul fianco dritto dell'ala dritta inglese, lasciato sufficientemente guardato questo luogo, si difilarono rattamente verso la destra loro, ed andarono con molta furia ad assaltare il sinistro fianco dell'ala medesima. Quivi Arnold diè pruove di quell'alto e smisurato coraggio, di cui egli era fornito, confortando i suoi colla voce, e più ancora coll'esempio. La battaglia era molto pericolosa. Gl'Inglesi temendo che il nemico, rompendo le fila, non penetrasse tra l'ala loro dritta e la sinistra, il quale si vedeva manifestamente essere il disegno di lui, mandarono nuove schiere in soccorso della parte pericolante. Vennevi Frazer col vigesimo quarto, e con altre genti leggieri, ed i corridori di Breyman. Più sarebbervi venuti dal fianco destro, se non che la necessità di difendere i poggi nol consentì. Nondimeno tanto era il valore e l'ostinazione degli Americani, che già gl'Inglesi incominciavano a disordinarsi. Ma arrivava in questo punto Philipps con nuove genti, e con una parte delle artiglierie; il quale, tosto udito il primo romore, s'era mosso in via, e, traversata con molta difficoltà una selva, si era celeremente condotto al luogo del pericolo. Frenò egli il nemico, e ristorò la fortuna della giornata, che già declinava. Ciò nonostante continuarono gli Americani l'assalto loro con molto valore, sicchè la notte sola pose fine al combattimento. I repubblicani si ritirarono. I reali pernottarono in armi sul campo di battaglia. Mancarono degli Americani tra morti e feriti da trecento a quattrocento. Tra i primi i colonnelli Adams e Coburn. Degl'Inglesi meglio di cinquecento. Morì fra gli altri il capitano Jones, uffiziale di artiglieria molto riputato.