Veduto Burgoyne, che non poteva impetrare per gli altri, pregò per sè, ed ottenne facilmente di potersene ritornare in Inghilterra. Infatti poco tempo dopo partitosi arrivò a Londra, dove si mise tosto giù a vociferare, ed a tempestare contro quei ministri, dei quali poco prima aveva con ogni studio ricercato il favore, e dai quali, trascurato un antico e provato capitano, aveva ricevuto la opportunità di far chiaro il nome suo con una grande ed onorata impresa. Non mancarono a Burgoyne nè l'ingegno svegliato, nè la scienza, nè l'esperienza dell'armi. Ma uso in quelle guerre germaniche non si muoveva, se non sicuro, e lentamente, e solo quando erano tutte le cose abbondantemente in pronto. Nè andava ad alcuna fazione, se non allora, che tutte le più strette regole della militare arte stat'erano osservate. Male conobbe egli il modo di esercitare la guerra americana, la quale doveva spedita essere, e fatta alla leggiera. In una regione, come l'America è, tanto frequente di passi forti e difficili, e contro un nemico più destro ad affortificarsi, a scorrere in masnade, a dar gangheri, a porre agguati, a mozzar le vie alle vettovaglie, a tagliare i ritorni, doveva meglio usarsi la celerità, che arrecava un pericolo presente, ma evitabile, che la tardanza, la quale colla presente sicurezza arrecava un pericolo futuro ed inevitabile. Si perdè la occasione di vincere, perchè non si volle mai correre il rischio di perdere; e per non essersi voluto por niente in arbitrio della fortuna, non si potè guadagnare il suo favore. Senza di che l'adoperare i Barbari nelle guerre non fu mai principio di buoni e stabili successi; nè fu mai uso dei capitani prudenti il provocar l'inimico colle minacce, od il disperarlo colle arsioni e colle ruberìe.

Mentre verso tramontana si governavano le cose in questa fortuna, veleggiavano per l'alto mare coll'armata loro i fratelli Howe, incerti, a quali dei due partiti si appiglierebbero, o di entrare nella Delawara, ovvero di prendere il cammino pel golfo del Chesapeack, a fine di andar sopra la città di Filadelfia. Stava Washington nella Nuova-Cesarea pronto a soccorrere ai passi dell'Hudson, se l'armata britannica volta si fosse a quei contorni, od a Filadelfia, se alla volta di questa città si fosse incamminata. Intanto, finchè si avessero le novelle certe della via tenuta da quella, e dei disegni dei capitani britannici, sentendosi venir addosso una sì gran piena, faceva tutti quei provvedimenti, che migliori immaginar sapeva per abilitar il suo esercito a sostenere il peso di tanta guerra. Procacciava nuove armi e munizioni; faceva ragunate di milizie da tutte le vicine province, e chiamava a sè tutti quei reggimenti di stanziali, che per la difesa dell'Hudson risparmiare si potevano. Tutte queste genti poi esercitava diligentemente alle mosse, ed alle fazioni militari. Nella qual cosa di grandissima utilità riuscivano, e l'esempio, e gl'insegnamenti degli uffiziali francesi, i quali si erano testè condotti a militare nell'esercito americano. Tra questi, e per la nobiltà del sangue, e per lo splendore della persona, e per la fama dell'onesto costume teneva il primo luogo il marchese de La-Fayette, il quale, siccome sogliono agli animi generosi facilmente riuscir care ed accette le generose imprese, così questa d'America, parendogli, come a quasi tutti gli uomini di que' tempi, e particolarmente ai Francesi, non solo generosa, ma giusta ed alta, grandemente amava e favoriva. Nel che tanto più vivi erano i suoi desiderj, quantochè oltre il candore dell'animo suo, era egli in quell'età constituito, non passando i diciannove anni, nella quale non solo il buono par buono, ma bello; ed in cui l'uomo non solo ama, ma s'innamora. E parendogli mille anni di trovarsi presenzialmente in quei fatti, dei quali sì gran fama suonava in Europa, fin dal 1776 aveva il suo pensiero di volersi in America condurre ai commissarj americani in Parigi disvelato; i quali a ciò fare molto lo confortarono. Avutesi poscia le novelle delle sconfitte della Cesarea, e parendo a quei dì non che pericolante, disperata la fortuna della repubblica, eglino con onesta sincerità dal suo proposito il dissuadevano. Aggiunsero, ch'erano delle cose loro rimasti così bassi per le infelici novelle, che non erano valevoli a noleggiar una nave, la quale il potesse in America trasportare. È fama, che il valoroso giovane rispondesse, esser appunto quello il tempo di servire alla causa loro. Quanto più erano i popoli sfiducciati, tanto maggiori effetti dovere la sua dipartita operare; e poichè procacciar la nave non potevano, una ne noleggerebbe del suo per trasportar sè, e gli spacci loro in America. E come disse, così fece. I popoli molto si maravigliavano, e molti discorsi facevano del consiglio preso da un uomo di sì chiaro nome. La Corte di Francia, o che facesse le viste per non ingelosir l'Inghilterra, o che questo fosse in vero l'intendimento di lei d'impedir questa andata, ordinava a La-Fayette, non istesse a partire. Dicesi, mandasse anche navi a posta per intraprenderlo nelle acque delle Antille. Ciò nonostante, dipartendosi egli dall'amata donna, che garzonissima era, s'imbarcava, e navigato alla larga da quelle isole arrivava in Georgestown. Non omise il congresso nissuna di quelle dimostrazioni, che potessero persuadere al Francese, ed universalmente ai popoli, in quanto grado ei tenesse la sua persona, il suo buon animo, ed i pericoli, che, siccome pareva, aveva corso, e correva tuttavia per esser venuto soccorrere di presenza alla pericolante America. Riceveva egli nel grato animo queste dimostrazioni del governo americano, e prometteva, di voler far tutto quello, che meglio sapeva e poteva. Solo richiedè, gli fosse fatto abilità di servir a proprie spese, e d'incominciar a militare come volontario. Questa generosità e modestia del marchese de La-Fayette riuscì tanto più grata agli Americani, quanto che parecchj fra quei Francesi, i quali condotti si erano ai soldi dell'America, volevano, e grosse paghe tirare, ed i più alti gradi nell'esercito americano riempire. Il Deane era quello, che questi patti era ito facendo in Francia con coloro, i quali volevano agli stipendj americani condursi. La qual cosa molto dispiacque al congresso, e fu causa principale, per cui poco poscia mandò lo scambio a Deane nella persona di Giovanni Adams. Il congresso decretò, che siccome il marchese de La-Fayette pel suo zelo verso la libertà, per la quale gli Stati Uniti combattevano, aveva lasciato la famiglia, i parenti e gli amici, ed era ito a sue spese ad offerir i suoi servigj senza voler trar paga, o altro emolumento godere; e che molto desiderava di spendere la sua vita in difesa loro, così si accettavano i suoi servigj; e per quel riguardo, che si doveva avere alla famiglia, ai parenti e dependenti suoi, avesse ad avere il grado di maggior-generale nell'esercito degli Stati Uniti. Itosene il marchese al campo molto ivi si addomesticò col generale Washington, il quale assai lo onorò, e tenne caro. Nacque allora tra loro due quell'amicizia, la quale durò sino alla morte del generale americano.

Stando l'esercito in questi termini forte di genti, montando la somma, incluse però le milizie poco sperimentate alle battaglie stabili, a quindici migliaia di combattenti, confidente nei Capi, e fatto ardito dalla presenza, dall'esempio, e dai conforti loro, si ebbero le novelle, che l'armata nemica si era scoperta sopra il capo May, posto alle bocche della Delawara, veleggiando verso levante. Entrava tosto Washington in gelosia in rispetto alle rive dell'Hudson, le quali era stato solito avvertir diligentemente fin dal principio della guerra; e mandava a quelle schiere, che lo dovevano venir a trovare nella Cesarea da Peeck's-hill, stessero, ed a quelle che già erano in cammino, facessero alto nei luoghi loro. Compariva di nuovo il giorno sette agosto l'armata britannica a veduta della Delawara; ma spariva di corto, e non se ne sentiva più nuova per molti giorni. L'Americano non poteva apporsi, nè accertarsi del disegno del nemico; stava dubbio, e non si muoveva, non sapendo, dove avesse quel nembo a scoccare. Ma, passati molti dì, la lunghezza dell'indugio gli dava sospetto, che l'intenzione dell'Howe non fosse punto di volersi condurre sull'Hudson; perciocchè soffiato avendo lungo spazio i venti da ostro, se tale fosse stato il disegno del generale Inglese, avvisava benissimo, che già sarebbe al destinato luogo pervenuto. Inclinava dunque a credere, che avessero gl'Inglesi in animo di far impressione in qualche parte delle province meridionali. Dubitava in vero del golfo di Chesapeack; ma essendo questo poco lontano dalle bocche della Delawara, vi avrebbe il nemico già dovuto comparire. Considerate Washington tutte queste cose temeva di Charlestown di Carolina. Ma in questo caso non avrebbe potuto arrivare in tempo coll'esercito per soccorrere a quella città. Oltre a ciò quel paese era mortalissimo per le malattie, massimamente nella stagione che correva. Howe poi avrebbe potuto imbarcar di nuovo le sue genti, e gettarsi improvvisamente a scaricare a Filadelfia, la quale, essendo spogliata di capitano e di gente da guerra, non avrebbe avuto rimedio. Per la qual cosa si risolveva di ristarsi per essere più propinquo alle cose della Pensilvania, lasciando le Caroline totalmente esposte all'impeto delle genti nemiche, e solo fondate in su quelle difese, che di per sè stesse potevano apparecchiare. Ma per compensare i danni, che elleno avrebbero potuto ricevere, si determinava di procedere con tutto l'esercito alla volta del fiume del Nort, per voltarsi quindi, come più convenevole gli parrebbe, o contro Burgoyne verso il Forte Edoardo, o contro Clinton verso la Nuova-Jork sprovveduta della più gran parte de' suoi difensori. Appena aveva fatto questo disegno, che ricevè le novelle essere il nemico comparso con tutte le sue forze nel Chesapeack. Ciò pose fine incontanente a tutte le ambiguità, e l'animo suo dubbio piegò in una certa parte. Mandò spacciatamente ordini a tutte le diverse schiere, venissero a gran giornate a rannodarsi nelle vicinanze di Filadelfia, per quindi procedere alla punta del golfo di Chesapeack. Comandò alle milizie della Pensilvania, della Marilandia, della Delawara, e delle parti più settentrionali della Virginia, corressero alle insegne, ed andassero a congiungersi coll'esercito principale.

Mentre queste cose si procedevano dal canto degli Americani, entrava l'armata inglese a piene vele nel Chesapeack, e navigava col vento in fil di ruota verso la punta di questo golfo, la quale chiamano Elk-head, o sia capo dell'Elk. Aveva quest'armata, subito dopo la sua partenza da Sandy-hook, sperimentato i venti molto contrarj, sicchè penò bene una settimana per girare i capi della Delawara. Avendo quivi i capitani britannici avuto lingua, che avevano gli Americani con tali impedimenti interrotto la navigazione del fiume, che il poter salire sino a Filadelfia era divenuta cosa affatto impossibile (quantunque, secondochè alcuni credono, si sarebbero facilmente potute sbarcare le genti a Wilmington, dond'era uno stradone molto comodo per a Filadelfia), si fermarono di voler procedere al Chesapeack, e l'esercito su di quelle terre della Marilandia sbarcare, le quali vicine essendo al capo d'Elk, sono anche poco lontane da Filadelfia. Ma nella gita dalla Delawara al Chesapeack soffiarono i venti sì fattamente contrarj, che si passò oltre la metà d'agosto prima che potessero entrar in questo golfo. Il quale indugio fu d'incredibil noia alle genti inglesi affoltate e stivate nelle strette navi coi cavalli, e cogli innumerevoli arnesi dell'esercito nella più calda stagione dell'anno. Sarebbe anche stato molto pregiudiziale alla sanità dei soldati, se non che i Capi avevano provveduto di vettovaglie, di camangiari, e di acqua una copia inestimabile. Il mare si mostrò più favorevole nel Chesapeack, e viaggiandovi a golfo lanciato già tenevano le terre della Marilandia. Così si avvicinavano l'uno all'altro i due eserciti con grande aspettazione dei popoli. In questo mezzo tempo fu fatta da Sullivan una rilevata fazione contro l'Isola degli Stati, prospera nel principio, infelice nel fine. Perciocchè sbarcatovi prima, e fattivi molti prigionieri, funne poscia ributtato con non lieve perdita de' suoi. Quindi s'incamminò rattamente alla volta di Filadelfia.

Il giorno 25 agosto sbarcava l'esercito britannico, nel quale si noveravano diciotto migliaia di soldati, non lungi dal capo dell'Elk. Era esso fornitissimo di tutte le cose appartenenti all'uso della guerra. Solo difettava di cavalli, tanto pei soldati, quanto per le salmerìe, essendone morti molti per carestia di strame il precedente inverno, ed alcuni nell'ultimo tragitto dalla Nuova-Jork all'Elk. Il quale difetto non poteva non nuocere grandemente alle genti regie nei luoghi piani della Pensilvania, ed in que' campi atti a ricevere cavalli, ed a maneggiarvisi larga guerra. Il giorno venzette procedette Howe coll'antiguardo a capo d'Elk, ed il dì seguente a Gray's-hill. Là venne poscia a congiungersi con lui Knyphausen col retroguardo, che era stato lasciato indietro, finchè lo sbarco di tutti gli arnesi fosse stato condotto a fine. Tutto l'esercito pigliò gli alloggiamenti dietro il fiume Cristiana, avendo Newark alla dritta, e Pencada, o sia Atkins, alla sinistra. Una colonna condotta da Cornwallis, incontratasi nei corridori di Maxwell gli fugò, cacciandogli sino al di là di White-clay-creek con perdita di alcuni morti e feriti.

L'esercito americano, mostratosi innanzi tratto per la città di Filadelfia per tener in fede gli amici, e per isbigottir gli avversi, acciò non pazzeggiassero, andava, affine di arrestar l'inimico, ad accamparsi dietro il White-clay-creek. Poco poi, lasciati i corridori nel campo medesimo, si ritirava Washington col grosso dell'esercito dietro il Red-clay-creek, alloggiando coll'ala sinistra a Newport presso il fiume Cristiana, e sullo stradone che conduce a Filadelfia, e colla dritta a Hockesen. Ma questa positura di sito malamente era difendevole; e l'inimico, che si era ingrossato per l'accostamento del retroguardo guidato da Grant, tenendo a bada colla sua destra la battaglia degli Americani, faceva le viste di voler girare colla sinistra dietro il loro destro fianco. Considerate queste cose, Washington ritirò le sue genti dietro il fiume Brandywine, e pigliò gli alloggiamenti sui poggi, che da Chadsford si distendono da maestro a scirocco. I corridori di Maxwel ronzavano sulla destra del Brandywine per bezzicare, ed intrattenere all'uopo l'inimico. Le milizie sotto i comandamenti d'Amstrong guardavano un passo più sotto l'alloggiamento principale di Washington, e l'ala dritta più in su guerniva la sponda del fiume a certi luoghi più difficili a varcarsi. Il passo di Chadsford, siccome più agevole di tutti, era custodito dalla più grossa e migliore schiera di tutta l'oste. Ordinato in tal modo l'esercito, aspettava il generale americano l'incontro dell'Inglese. E quantunque il Brandywine, essendo facilmente guadoso qua e là, non potesse servire di sufficiente difesa contro l'impeto del nemico, tuttavia erasi sulle sponde fermato, avvisandosi benissimo, che volere o no, non si poteva evitare la battaglia, e la città di Filadelfia salvare, se non colla vittoria. Howe mosse prestamente la fronte del suo esercito più innanzi, non però senza molta cautela. Arrivò a Kennen-square poco distante dal fiume, e di là mandava i corridori a far cavalcar il paese a dritta verso Wilmington, a sinistra sulla strada per a Lancastro, e da fronte verso Chadsford. I due eserciti si trovavano a sette miglia distanti l'uno dall'altro, scorrendo tra di loro il Brandywine.

La mattina degli undeci settembre in sul far del dì gl'Inglesi andavano alla battaglia. Aveva Howe spartito il suo esercito in due schiere. La dritta sotto gli ordini di Knyphausen, la sinistra sotto quei di lord Cornwallis. L'intendimento suo era, che, mentre la prima facesse sembianza con ogni possibile dimostrazione di sforzare il passo di Chadsford, dimodochè i repubblicani non potessero l'attenzione loro rivolgere ad un'altra parte, la seconda montando su per la riva del fiume, e dando una gran giravolta, lo andasse a passare là, dove, essendo in più rami diviso, è più facilmente guadoso. S'incontrarono i primi feritori inglesi coi corridori del Maxwel, e tostamente gli uni cogli altri si mescolarono. A prima giunta questi eran ributtati indietro; poi ricevuti rinforzi dal campo rincacciarono gl'Inglesi. Ma infine venute medesimamente in soccorso loro nuove genti, e prevalendo i reali di numero, Maxwel con tutti i suoi fu costretto a ritirarsi al di là del fiume. Sopraggiungeva colla sua schiera Knyphausen, ed assaltava molto furiosamente colle artiglierie il passo di Chadsford, e faceva ogni dimostrazione, come se lo volesse sforzare. Si difendevano gagliardamente gli Americani; mandando anche gli armati alla leggiera sulla destra del fiume per noiare gli assalitori sui fianchi. Ma furono tosto a viva forza rincacciati al di là, ed allora Knyphausen instava più che mai per passare il fiume, come se veramente avesse avuto in animo di passarlo; e tempestava, e menava un romore incredibile. In tal modo teneva egli occupatissimo il nemico in questa parte della battaglia.

Intanto iva Cornwallis girando colla sinistra schiera chetamente, e velocemente verso la parte superiore del Brandywine. Arrivava senza essere osservato alla diramazione, e senza ostacolo passava i due rami a Trimbles ed a Jeffery's-ford alle due dopo mezzo giorno. Scendeva quindi frettolosamente sulla sinistra riva del fiume, e difilavasi per la via di Dilworth contro il fianco destro dell'esercito americano. Non tardò il generale repubblicano a ricever la notizia di questa mossa del nemico; e, siccome suole avvenire in somiglianti casi, i rapportatori magnificavano la cosa dicendo, che l'Howe di presenza guidava la schiera. Appigliossi perciò tosto a quel partito, che meglio era conveniente, sebbene pieno di molto ardire. Avvisò adunque di passare con tutta la battaglia e l'ala sinistra il fiume, e con feroce assalto attritare Knyphausen. Pensava ottimamente, che la vittoria avuta sopra la destra del nemico avrebbe abbondantemente compensato il danno, che questi avrebbe potuto fare colla sua sinistra sforzando la dritta degli Americani a ritirarsi. Ordinò pertanto a Sullivan, varcasse il fiume ad un passo superiore colla sua schiera, ed assaltasse la sinistra di Knyphausen. Egli intanto si metteva all'ordine per traghettar più sotto, e fare impressione contro la destra. Già si avviavano gli uni e gli altri alla fazione, quando arrivarono le novelle, esser falso quello ch'era vero, cioè che il nemico non avesse varcato il fiume presso la diramazione, e che non si fosse mostrato sul destro fianco dell'esercito repubblicano. Ingannato dal falso avviso Washington si ristette; e Greene, che già passava colla vanguardia, fu fatto tornare indietro. Mentre si stava con questa incertezza, ecco, che si ebbero le certe novelle, che non solo gl'Inglesi avevano varcato, ma che di più si avviavano grossi, e minacciosi contro il destro fianco. Era l'ala destra degli Americani composta delle schiere dei generali Stephens, Stirling e Sullivan, la prima in un sito più alto su per la via del fiume, e per conseguente più vicina agl'Inglesi; le altre due prossimane per grado, quella di Sullivan essendo la più bassa. Tosto questi allontanandosi dal centro dell'esercito, corse a congiungersi colle due prime, e, siccome più anziano, pigliò il comandamento di tutte tre. Washington accompagnato da Greene si avvicinò anch'esso con due grossi squadroni all'ala destra, e pigliò gli alloggiamenti tra questa e quelle genti, che aveva lasciate di rincontro a Chadsford sotto i comandamenti di Wayne, acciocchè ostassero al passare di Knyphausen. I due squadroni poi guidati da Washington servivano di schiera di riscossa per correre secondo il bisogno in aiuto di Sullivan, o di Wayne.

Intanto, essendo già gl'Inglesi guidati da Cornwallis comparsi a veduta degli Americani, Sullivan metteva i suoi in ordinanza in luogo eminente sopra Birmingham-meeting-house, colla sinistra presso il Brandywine, avendo questa e la destra fasciate da folte boscaglie. Le artiglierie si erano piantate sui vicini colli molto opportunamente. Ma egli pare, che la schiera propria di Sullivan arrivasse, avendo fatto un gran giro, troppo tardi sul campo di battaglia, e perciò non fosse ancora, come si aveva dato ordine, acconciamente posta in ordinanza, quando si incominciò a combattere. Veduto gl'Inglesi la positura delle genti americane, si affilarono, corsero in caccia, e in furia alla battaglia. Incominciò questa con molta foga da ambe le parti alle quattro meridiane. Gli Americani si difendettero valorosamente buon tempo, e crudelmente si sboglientò la battaglia. Ma tanta fu la furia degl'Inglesi e degli Essiani che menavano le mani a gara, che nè l'opportunità dell'alloggiamento, nè le bene poste, e bene amministrate artiglierie, nè la tempesta dell'archibuserìa, nè il coraggio dei soldati potettero reggere contro. I fanti leggieri, i corridori, i granatieri e le guardie inglesi si cacciarono con tanta intrepidità dentro le file repubblicane, che ne furono a viva forza scompigliate e ributtate. Cominciò a piegare, ed a disordinarsi il fianco sinistro, poscia di mano in mano si perturbò ed andò in volta tutta la fila. I vinti si rifuggirono nelle vicine selve. I vincitori gli perseguitarono, e procedettero avanti per la strada maestra verso Dilworth. Appena aveva Washington udito il primo romore, che avvisandosi di quello ch'era, mandò alla schiera di Sullivan i due squadroni soccorrevoli. Approssimandosi al campo s'incontrarono nei soldati di Sullivan, che fuggivano a rotta, e s'accorsero, che niuna speranza rimaneva di ristorar la battaglia. Greene con eccellente industria aprì i suoi ordini per dar luogo ai fuggiaschi, e poscia rannodatigli di nuovo si ritirò coll'ordinanza intiera, ritardando il perseguitar del nemico colle artiglierie, che traevano a ritroso alla coda. Trovato poi una stretta con boscaglie dai due lati vi arringò i suoi, e voltò di nuovo il viso al nemico. Erano Virginiani, e Pensilvanesi. Quivi attestati si difendevano, massimamente i Virginiani capitanati dal colonnello Stevens, disperatamente.

In questo mezzo tempo Knyphausen veduto, che gli Americani avevano alle mani di che fare sulla destra loro, e che le schiere che gli stavano all'incontro dall'altra parte del fiume erano state assottigliate pei soccorsi mandati a Sullivan, si era apparecchiato a mandare ad effetto quello di che fin allora aveva fatto solo sembianza di voler fare, cioè di varcare. Il passo di Chadsford era difeso da una trincea, e da una batteria. Contrastarono un pezzo i repubblicani; ma udito le novelle della sconfitta dell'ala destra, e vedendo comparire sul destro fianco alcuni soldati inglesi, i quali sbrancati, erano trapelati sin là per le folte selve, si ritirarono disordinati, lasciando sul campo le artiglierie e le munizioni, delle quali, varcato il fiume, s'impadronì il generale tedesco. Nella ritirata, o, per meglio dire, fuga loro passarono vicino ed alla coda di Greene che tuttavia si difendeva, e fu l'ultimo a spiccarsi dalla battaglia. Finalmente, fattosi già scuro, anche questi dopo lungo e bravo combattere si ritirò, e tutto l'esercito procedè la stessa notte a Chester, ed il giorno seguente a Filadelfia. Quivi arrivavano ad ogni ora i fuggiaschi condottisi a salvamento per tragetti e vie sconosciute. I vincitori passarono la notte sul campo di battaglia. Se non fosse opportunamente sopraggiunto il buio, egli è molto probabile, che tutto l'esercito americano ne sarebbe stato distrutto. Perdettero i repubblicani in questa giornata da quattordici centinaia di soldati tra morti, feriti e prigionieri, con dieci cannoni ed un obice. De' reali morirono a un dipresso cento, e quattrocento ne furono feriti. Gli uffiziali francesi furono agli Americani di molta utilità, sia nell'ordinar le genti alla battaglia, sia nel riordinarle dopo la rotta. Tra questi il barone de Saint-Ouary fu fatto prigione con gran dispiacere del congresso, il quale lo aveva in grande stima. Al capitano di Fleury, il quale combatteva egregiamente, fu morto sotto il cavallo. Il congresso lo presentò con un altro alcuni giorni dopo il fatto. Il marchese de La-Fayette, mentre si affaticava colla voce e coll'esempio a rannodar i fuggiaschi, toccò una ferita in una gamba. Continuò però a far il debito suo, e come soldato combattendo, e come capitano confortando e riordinando. Combattette anche con molta lode il conte Pulaski gentiluomo polacco, che guidava i cavalleggieri. Lo riconobbe pochi giorni poi il congresso, dandogli le compagnie dei cavalli, ed il grado di brigadiere.